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Snam, così gli uomini del gas si trasformano in archeologi

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Snam, così gli uomini del gas si trasformano in archeologi

Gli ultimi ritrovamenti, appena qualche settimana fa, durante gli scavi per il cantiere del metanodotto Cavaglià-Biella che hanno riportato alla luce una serie di siti collegati alla storia più antica di Salussola, nel biellese. Ma l’elenco delle testimonianze del passato, rinvenute da Snam nella posa delle sue infrastrutture, è molto lungo. Al punto che la società guidata da Marco Alverà ha ormai adottato un percorso rodato che è riconosciuto come una best practice a livello internazionale. Obiettivo: fare in modo che i ritrovamenti non vengano solo conservati, ma valorizzati e fatti conoscere.

Una best practice internazionale
Durante tutta la fase di realizzazione dei progetti, la società si avvale così del contributo specialistico di un team di archeologi individuato secondo le indicazioni della soprintendenza competente. Questo fa sì che un team di professionisti affianchi sempre l’azienda e le imprese incaricate della posa dei metanodotti nei cantieri in modo da poter supervisionare i lavori sotto il profilo archeologico ed effettuare tutte le indagini e gli approfondimenti necessari.

Un lungo elenco di scoperte
Questa sinergia ha portato, solo negli ultimi anni, a scoperte rilevanti in Lombardia (insediamenti del Neolitico, dell'età del Bronzo, dell'età del Ferro e di epoca romana nel Cremonese e nel Lodigiano), nel Lazio (strutture monumentali, vie lastricate e tombe di epoca romana a Marcellina e a Terracina), in Piemonte (necropoli, villa romana e vari manufatti di pregio nel Vercellese) e in Emilia-Romagna (necropoli e area urbana di epoca romana a Minerbio).

Da Campofilone a Santhià: la mappa dei ritrovamenti
A Campofilone, per esempio, durante i lavori per l’allacciamento dell’area di servizio Piceno Est, dono riemersi insediamenti rural di età romana. Mentre a Terracina, come detto, la manutenzione e la messa in sicurezza del metanodotto, che attraversa il territorio comunale, ha permesso di scoprire un recinto funerario per sepolture, le mura di cinta di una villa di lunghezza complessiva di almeno 50 metri e una strada antica che costituiva uno degli assi paralleli all’Appia. A Santhià, invece, i lavori per il metanodotto Vercelli-Cavaglià, hanno riportato alla luce i resti di una villa romana risalente al I secolo d.C., insieme a numerosi utensili e oggetti di pregio.

Tappa milanese per progetto 'Young Energy' di Snam

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