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IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA

Boccia: «Flat tax a partire dal lavoro. Cuneo azzerato per i giovani»

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia
Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia

Una vocale che unisce due concetti, “coesione e competizione”. Non antitetici, anzi collegati per realizzare un paese più inclusivo e contro i divari. «La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, ed è il lavoro la vera mission del paese, trasversale tra le categorie. Con una politica che recuperi il suo primato e dia al paese una visione di medio termine». Vincenzo Boccia conclude il dibattito nell’ultimo giorno del seminario estivo di Symbola. Persone al centro della società e imprese al centro dell’economia, è il pensiero del presidente di Confindustria, con un’idea di società «aperta e inclusiva».

L’impresa, quindi, come protagonista della crescita, del lavoro, del legame con il territorio, è il filo rosso che ha legato gli interventi di ieri. Con il presidente di Symbola, Ermete Realacci, che ha rilanciato l’importanza del recupero di identità del paese.

No ad un atteggiamento divisivo, ha sottolineato Boccia rivolto al governo. È tutta l’Italia che deve crescere. La risposta del governo con il decreto dignità «è un primo passo per noi non condivisibile. Ci sono molte criticità, ci auguriamo che si corregga in meglio in Parlamento, nell’interesse del paese, non della nostra categoria, anche se ciò non basta per un paese che deve crescere ad ogni livello e categoria». Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, sta pensando di intervenire, per favorire l’occupazione stabile, in modo selettivo, tagliando il cuneo fiscale per le imprese innovative ed esportatrici. «Inserire il taglio del cuneo può essere una strategia, ma bisogna capire bene l’idea che ha il ministro sulla selettività, bisogna approfondire. La nostra visione - ha detto Boccia parlando a margine – è in linea con quello che abbiamo scritto nel patto della fabbrica con Cgil, Cisl e Uil. Bisogna ridurre il cuneo fiscale per i lavoratori. Non esistono settori innovativi e non, ma aziende innovative e non in settori maturi e non. È difficile individuare i settori innovativi, se non impossibile. L’altro elemento è costruire un grande piano di inclusione giovani che faccia da contraltare anche ad una eccessiva attenzione alle pensioni e coprirebbe una dimensione di equità generazionale di cui si parla molto poco nel paese». Una flat tax quindi a partire dal lavoro, sostiene Boccia, e l’azzeramento dei contributi per i giovani neo assunti.

Il patto della fabbrica quindi come atto di responsabilità delle parti sciali, nel loro ruolo di corpi intermedi, per dare una risposta alle “disuguaglianze e alle paure” sollevate come tema di dibattito da Symbola. Non a caso Realacci ne ha sottolineato il valore, citandolo nel suo discorso finale: «è un fatto nuovo – ha detto - importante, per una visione comune di futuro, un accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil non accadeva da tempo. Si chiedono insieme sgravi fiscali per migliorare le retribuzione dei lavoratori».

Primato della politica e visione, ricostruire il tessuto delle rappresentanze sono stati anche i punti sollevati da Aldo Bonomi, fondatore e direttore del centro studi Aaster, per raggiungere una coesione collettiva. L’impresa ha un ruolo fondamentale sul territorio, come hanno raccontato Francesco Starace, ad di Enel, e Catia Bastioli, ad di Novamont (azienda chimica). «Bisogna dire la verità, avere coraggio, lavorare nel tempo, cioè insieme alla società che circonda l’azienda», ha detto Starace, ricordando che Enel ha affrontato la sfida energetico e ora si trova davanti, come tutti, quella del digitale. «Bisogna trasformare le filiere in vere e proprie piattaforme sul territorio e utilizzando queste capacità per creare un percorso comune di paese», ha detto la Bastioli.

«Bisogna tornare a parlare dei fondamentali dell’economia – sono state le parole di Boccia - per avere un’idea di società, ricordando che siamo un grande paese industriale, il secondo in Europa. La politica deve riappropriarsi del suo primato, non cavalcare ansie, rabbia e rancore, ma dare speranza, sogni e futuro ai cittadini italiani». Con il patto della fabbrica «abbiamo deciso – ha continuato il presidente di Confindustria - di essere ponte tra interessi del paese e delle imprese. Senza chiedere scambi alla politica e ripartendo dal lavoro».

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