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Oltre 9mila giudici alle urne per eleggere i 16 consiglieri togati del Csm

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VOTO OGGI E DOMANI

Oltre 9mila giudici alle urne per eleggere i 16 consiglieri togati del Csm

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (D) con il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini (S) durante l’assemblea plenaria del Consiglio superiore della magistratura (foto Ansa)
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (D) con il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini (S) durante l’assemblea plenaria del Consiglio superiore della magistratura (foto Ansa)

Magistrati alle urne per eleggere i loro rappresentanti in seno al Consiglio superiore della magistratura. Oggi e domani infatti oltre 9mila giudici italiani sceglieranno i 16 consiglieri togati che trascorreranno 4 anni al Csm: due magistrati della Cassazione, quattro pm e dieci giudici di merito. La seconda fase del procedimento scatterà il 19 luglio, quando Camera e Senato in seduta comune eleggeranno gli otto componenti laici, scelti tra professori universitari e avvocati. Tra questi anche il vicepresidente, che sarà votato dal plenum del Consiglio a fine settembre.

La polemica Morrone sulle correnti in magistratura
L’appuntamento di oggi è stato preceduto dalla polemica - che non è escluso possa avere riflessi sul voto - innescata dal sottosegretario leghista alla Giustizia Jacopo Morrone, il quale ha espresso l’auspicio che in magistratura siano sempre meno presenti le correnti, soprattutto quelle di sinistra. Uno scontro che avrà i suoi effetti nella votazione del 19 luglio.

M5s e Lega sceglieranno la maggioranza dei componenti laici
Sia il voto di oggi e domani, sia quello del 19 sembrano destinati a cambiare profondamente i rapporti di forza tra i gruppi all’interno del Csm. La maggioranza dei laici, tra i quali, come si è detto, sarà scelto in seguito il vicepresidente, sarà indicata dai partiti che sostengono il governo, M5S (che nell’attuale Csm ha un solo consigliere) e Lega (ora priva di rappresentanti).

Favorito Davigo, ex pm di Mani Pulite ed ex presidente dell’Anm
Un altro elemento da prendere in considerazione è che alle elezioni dei togati partecipano per la prima volta Autonomia e Indipendenza, l’ultima nata tra le correnti della magistratura. Il suo leader e fondatore Piercamillo Davigo potrebbe bissare il clamoroso successo di due anni fa: candidato al parlamentino dell’Associazione nazionale magistrati, l’ex pm di Mani Pulite fu il primo degli eletti (1002 preferenze) e così diventò il presidente del sindacato delle toghe. Attualmente il gruppo - nato da una scissione di Magistratura Indipendente e da cui è arrivata la più netta apertura di credito al nuovo esecutivo per il suo programma sulla giustizia - ha un solo consigliere a Palazzo dei marescialli (Aldo Morgigni, eletto però con M.I) a fronte dei 7 di Area (Il cartello delle correnti di sinistra) dei 5 di Unicost (Il gruppo di centro) e dei 3 di Magistratura Indipendente(tradizionalmente più a destra).

Nel complesso solo 6 donne su 20 candidati
Davigo corre per la quota Cassazione, dove ha come concorrenti il sostituto Pg Carmelo Celentano (Unicost) e due colleghe Rita Sanlorenzo (Area), già segretario di Magistratura democratica, e Loredana Miccichè (M.I), in una competizione che vede nel complesso solo 6 donne su 20 candidati. Interessante anche la sfida per i quattro posti riservati ai pm, dove con Autonomia e Indipendenza é in corsa Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Catania: Area ha fatto scendere in campo il pm romano del processo Mafia Capitale Giuseppe Cascini, mentre gli altri concorrenti sono due sostituti procuratori, uno Antonio Lepre (M.I) di Paola e l’altro Luigi Spina (Unicost) di Castrovillari. A caratterizzare queste elezioni anche la partecipazione di diversi componenti del parlamentino dell’Anm: i giudici Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli (M.I) e i loro colleghi Giuseppe Marra e Ilaria Pepe (A&I). Tra i candidati, c’è pure il giudice della capitale Marco Mancinelli, che in passato è stato presidente della sezione romana dell’Anm.

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