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Lega su FB, M5S su WhatsApp: così si informano i nuovi politici

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LA RICERCA

Lega su FB, M5S su WhatsApp: così si informano i nuovi politici

Per informarsi sui social network i parlamentari di maggioranza usano soprattutto Telegram e WhatsApp (Movimento 5 Stelle) e Facebook (Lega), quelli di opposizione Twitter. Tutti accedono a internet più volte al giorno. Ma per avere notizie deputati e senatori pentastellati scelgono anche il Tg della 7 (il 93% lo ha fatto almeno una volta nell’ultima settimana), quelli leghisti SkyTg24 (92%), mentre per Pd e Forza Italia la fonte televisiva di riferimento restano i telegiornali della Rai. Nel complesso il canale “all news” è la principale fonte di informazione. Il 75% attinge notizie dalla carta stampata almeno una volta a settimana passando per le rassegne, mentre Corriere della sera, Fatto Quotidiano e Sole 24 Ore sono i quotidiani più letti; gli eletti del Movimento 5 Stelle sono i lettori meno forti di giornali e il loro preferito è il quotidiano diretto da Marco Travaglio, mentre il giornale di carta più consultato dai leghisti è Libero.

Sono alcuni risultati della ricerca condotta da Quorum/YouTrend e Cattaneo Zanetto & Co su un campione di 94 parlamentari della legislatura nata lo scorso marzo per capire qual è la dieta mediatica di chi è chiamato a prendere decisioni sulla vita del Paese. Anche guardando all’online, torna quella che i curatori definiscono “discontinuità informativa” tra i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione: se i pentastellati portano ai primi due posti il sito del Fatto e dell’HuffPost, quelli democratici e forzisti scelgono soprattutto Repubblica e Ansa. Se, guardando soprattutto alle preferenze in tema di carta stampata, sembra esserci una divaricazione tra le scelte dei politici in Parlamento e le vendite, torna a esserci invece una sovrapposizione tra eletti ed elettori quando si passa al capitolo dell’affidabilità dei media: sul podio della ricerca su deputati e senatori ci sono Ansa, principale agenzia di stampa italiana (punteggio medio 8 su dieci), la britannica Bbc (7,5) e Il Sole 24 Ore (7,3); le due testate italiane sono quelle che risultavano in testa al “Brand trust scores” del Digital News Report, l’indagine annuale Reuters Institute per lo studio del giornalismo (al terzo posto c’era SkyTg24). Anche in questo caso si nota una diversità pentastellata: tra i quattro principali partiti M5S è l’unico a indicare il Fatto come il più attendibile (per gli altri è invece sempre l’Ansa).

I media sono poi analizzati in base all’indice di polarizzazione (differenza tra gruppo che considera più vicino un certo media e il gruppo che lo considera più lontano): tra quelli «trasversali» ci sono Corriere della sera e Sole 24 Ore, Dagospia, il tg condotto da Enrico Mentana e due trasmissioni della 7 (Omnibus e L’aria che tira). C’è poi la “vicinanza”: dalle risposte dei parlamentari i tre media più vicini al governo risultano Fatto, TgLa7 e “Non è l’arena”, quelli più lontani Tg3, Repubblica e Foglio. Infine, le fake news: «Favoriscono le tendenze populiste?». Il 97% di dem e forzisti pensano di sì, solo il 4% di M5S e Lega concorda.

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