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Legittima difesa “alla francese”, in pista al Senato la…

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Legittima difesa “alla francese”, in pista al Senato la proposta Lega

Sulla rampa di lancio la legittima difesa “alla francese”, di questi tempi, forse l'unica cosa targata Parigi che piace al ministro dell'Interno Matteo Salvini. Parte domani, in commissione Giustizia al Senato, l'esame dei disegni di legge per la riforma della legittima difesa, una delle priorità indicate dal leader della Lega durante l'ultima campagna elettorale. Delle cinque proposte all'ordine del giorno, quella da tenere d'occhio è firmato dal leghista Massimiliano Romeo. Il suo Ddl (As 652) prevede inanzitutto, «sulla falsariga di un'analoga previsione del Codice penale francese», l’introduzione nell’ordinamento della presunzione di legittima difesa (quindi senza l'attuale paletto della proporzionalità tra difesa e offesa) per chi, in casa propria o nel proprio negozio o impresa, agisca per difendersi dall'intrusione e respingere sconosciuti violenti o armati.

Legittima difesa presunta
L'aggiunta all'articolo 52 del Codice penale (legittima difesa) proposta dal Ddl Romeo depositato pochi giorni fa (un altro, dello stesso tenore, è stato presentato alla Camera dal deputato Molteni), recita: «Si considera che abbia agito per difesa legittima colui che compie un atto per respingere l'ingresso o l'intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell'immobile, con violenza o minaccia di uso di armi da parte di una o più persone, con violazione del domicilio di cui all'articolo 614, primo e secondo comma, ovvero in ogni altro luogo ove sia esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale». Insomma, stop alla discrezionalità dei giudici nella valutazione della proporzionalità degli atti compiuti da chi offende (il ladro aggressore) e chi si difende in casa (il cittadino aggredito), limata ma non eliminata dal ddl - duramente criticato dalla Lega - bloccato al Senato nella scorsa legislatura dopo il primo via libera della Camera.

Pene inasprite anche per lo scippo
Il ddl introduce anche un deciso inasprimento delle pene previste per i reati di furto e rapina e per gli scippi (furto con strappo). Per chi si introduce in case, appartamenti, ville o pertinenze per rubare la pena proposta è la reclusione da cinque anni a otto anni o una multa da 10mila a 20mila euro. Oggi la pena prevista per questo reato prevede la reclusione da uno a sei anni. Stessa stretta delle pene per il reato di scippo. Le pene salgono a sei-dieci anni e la multa a 20mila-30mila euro in presenza di aggravanti (per esempio, la violenza sulle cose o la simulazione della qualità di pubblico ufficiale). In caso di condanna per furto, un altro articolo della proposta di legge subordina la sospensione condizionale della pena al «pagamento integrale» di quanto necessario per il «risanamento del danno alla persona offesa».

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