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Il computer pensa con la memoria: ecco cosa è il memory-driven…

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Economia Digitale

Il computer pensa con la memoria: ecco cosa è il memory-driven computing

Apparecchi intelligenti che filtrano i big data con l'intelligenza artificiale e alimentano le aziende grandi e medie con dati di qualità. Computer che sconfiggono la legge di Moore (ormai in agonia) e innovano con un nuovo paradigma, il Memory-Driven Computing, ottenuto sfruttando l'esperienza degli Hewlett Packard Labs e di HPE Pointnext. Ma anche la soluzione di software defined Wlan, la rete senza fili estesa pensata da Aruba Networks per accelerare la creazione e gestione di filiali e punti vendita,

È una HPE tutta nuova, molto più aggressiva. La società che ha ereditato la parte B2B delle attività di Hewlett Packard, splitatta il primo novembre del 2015, messa in mano all'italo-argentino Antonio Neri, focalizzata sul piano di risanamento interno ma senza smettere di andare sul mercato con una strategia globale. «Stiamo semplificando e cambiando le cose internamente – dice a Nova24 Neri – ma soprattutto non ci dimentichiamo del nostro mercato e dei nostri partner».

La californiana Aruba Networks, comprata da HP nel 2015 poco prima dello split, ha una funzione chiave: fornisce gli access point e i router di rete che permettono agli uffici e alle postazioni avanzate della rete aziendale, il cosiddetto “edge”, di diventare più flessibili e gestibili in maniera semplificata. Ma è anche il cuore dell'Intelligent Edge, un sistema per raccogliere quel 70% dei dati che vanno persi nelle miriadi di attività digitali dei nostri apparecchi e altrimenti ingestibili, filtrarli con un sistema di AI, e inviare ai server cloud dell'azienda informazioni intelligenti che possono essere capite e utilizzate per pensare nuovi prodotti, organizzare attività, reinventare il business con l'Industria 4.0. «È uno strumento potentissimo che richiede competenze ma permette di innovare davvero», dice Neri.

Ma non c'è solo questo. Gli HP Labs, una leggenda trentennale nella Silicon Valley, stanno lavorando da un decennio a The Machine, un progetto che prosegue spedito per reinventare il paradigma di calcolo prima dell'arrivo del Quantum Computing (che ancora, dice HPE, richiederà almeno un decennio). Si tratta del Memory-Driven Computing: un calcolatore in cui la memoria di lavoro (Ram) è enorme, nell'ordine dei terabyte. Tutto, programmi, archivio dati ed elaborazioni, sono caricati in memoria e girano velocissimi, grazie a una architettura basata sui fotoni anziché gli elettroni. Lo scopo è gestire la mole quasi infinita di dati generata dalla Internet of Things e applicare machine learning in maniera rapida e reattiva.

È una soluzione intermedia, ancora sperimentale, interlocutoria, che permette però di far crescere le prestazioni dei server nonostante la legge di Moore non stia più procedendo, e, grazie all'aiuto della parte di servizi gestiti HPE Pointnext, la nuova divisione interna che si occupa dei servizi per la digital transformation dei clienti.

Ma che impatto ha tutta questa potenza di fuoco sulla vita delle aziende di medie dimensioni? Il calzaturificio Carmens ha cinquant'anni di storia: da Galzignano Terme in provincia di Padova produce milioni di scarpe conto terzi per marchi di tutto il mondo e, da due anni a questa parte, ha aperto il suo marchio ed è passata al fronte B2C, con Italia ed Europa e piani di espansione nel resto del mondo, ma attività di eCommerce planetaria già avviata. «Siamo arrivati all'industria 4.0 già da anni – Dice a Nova24 Bruno Somaglino, Cio dell'azienda – però adesso, con il nuovo fronte B2C, stiamo reinventando tutti i processi interni, tenendo ovviamente in piedi quelli che portano a casa il grosso del fatturato con il B2B. Tutti i nuovi strumenti di supporto al cambiamento sono ovviamente di tipo informatico; sia per l'analisi organizzativa che per la creazione dei nuovi tools c'è tanto lavoro. Il ruolo del Cio in questo è fondamentale perché deve essere sempre aggiornato sulle nuove tecnologie e farsi portatore nel nostro caso verso la proprietà di cose e idee nuove: deve giocare un ruolo strategico. La proprietà deve essere libera di potersi occupare di altro sapendo che c'è in azienda una figura aggiornata e propositiva».

La grande innovazione? Arriva un pezzo alla volta con partner di fiducia conosciuti e presenti sul territorio. Non è prudenza, ma un modo di operare e navigare con consapevolezza e alla velocità opportuna attorno ai temi com Big data, Internet delle cose, etichette smart, digitalizzazione. «L'azienda non smette di reinventarsi, ma deve seguire la sua vocazione», ovvero far crescere una cultura dell'innovazione in maniera critica e consapevole.

Come funziona

Il Memory Driven computing ha la potenzialità di garantire un vero e proprio salto prestazionale dal momento che mette la memoria, non il processore, al centro dell'architettura, dunque incrementando la scala della capacità computazionale ottenibile.

HPE arriverà a portare questa tecnologia in tutta la sua offerta, dai server a tutto quanto occorre ai datacenter di domani, così da garantire piattaforme avanzate in grado di trarre valore dal paradigma dell'IoT.

The Machine è nato come progetto di ricerca con l'obiettivo di migliorare la velocità, l'efficienza e la performance computazionale
e finora ha portato notevoli innovazioni nell'ambito della fotonica, delle memorie non-volatili, delle architetture di sistema.

Ora, con questo prototipo, HPE è in grado di dimostrare che il Memory Driven Computing non solo è possibile a livello teorico, ma è una realtà

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