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L’assalto a Tria e la vigilanza del Colle

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L’assalto a Tria e la vigilanza del Colle

Ansa
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Un incontro programmato solo all’ultimo tra il premier Conte e Sergio Mattarella nella giornata in cui nel Governo si riesce a trovare un accordo, faticoso, sulle nomine. Una vittoria per i 5Stelle che alla Cdp volevano un loro uomo, ma in realtà anche il ministro dell’Economia, finito sotto l'assedio dei due azionisti politici, può dire di aver raggiunto un risultato. Quello di aver blindato il Mef con la nomina di Rivera alla direzione generale del Tesoro, così preparandosi al momento in cui ci sarà la vera offensiva, in autunno con la legge di bilancio. E se questa volta la Lega, con Giorgetti, si è adattata a un ruolo di mediazione, a settembre la partita sarà ancora diversa e Tria tornerà nel mirino replicando una storia già nota : quella dei “tecnici” mal sopportati da chi punta al consenso, meno a far quadrare i conti. Ecco, con lo scambio tra Cdp e direzione generale del Tesoro è come se si apparecchiasse un terreno di battaglia in cui il titolare dell’Economia potrà schierare non solo le sue idee in linea con i vincoli Ue ma la struttura del Mef e della Ragioneria dove c’è ancora Franco, peraltro anche lui finito nelle polemiche del decreto dignità.

Certamente tutto questo sarà stato oggetto del colloquio di ieri, durato più di un'ora, in cui il premier avrà voluto illustrare a Mattarella lo stato dei rapporti dentro la maggioranza e i prossimi passaggi tra cui il decreto proroghe, su cui verranno inserite le norme sul credito cooperativo che modificano ma che non smantellano la legge. Al Quirinale però sminuiscono la portata politica dell’incontro e parlano di un “ordinario” colloquio di aggiornamento dopo diversi giorni in cui Mattarella era stato fuori Roma, impegnato in una visita di Stato. E al Colle chiariscono pure che il capo dello Stato era voluto restare lontano ed estraneo rispetto a questioni, come quelle delle nomine, di pertinenza politica e governativa. Non può restare estraneo invece rispetto a una dinamica che coinvolge il ministero dell'Economia, il rispetto dei conti pubblici, degli impegni con Bruxelles. Tanto più se l’insofferenza verso Tria dovesse trasformarsi in un braccio di ferro per piegare la finanza pubblica fino alla violazione dei vincoli costituzionali. Non una questione di difesa personale del ministro Tria, che come si ricorda fu indicato e suggerito ai vicepremier da Paolo Savona, ma una questione che ha a che fare con la salvaguardia dei conti e del risparmio degli italiani.

Insomma, se quello di ieri sulle nomine può anche essere considerato un pareggio tra i due, a settembre arriverà il momento della verità . E Tria potrà contare non solo sul Colle ma sulla Ue e la Bce. Provare a sostituirlo potrebbe essere un’operazione dolorosa. I cui costi superano i benefici.

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