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«La stretta Lorenzin funziona» «No, a vincere è il…

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i risultati e le posizioni delle regioni

«La stretta Lorenzin funziona» «No, a vincere è il dialogo»

«Il Governo precedente ci aveva dipinto come incoscienti no vax, ma la realtà è sempre stata ben diversa. Siamo assolutamente a favore dei vaccini, ma convinti, a dieci anni dall’eliminazione dell’obbligo, che l’informazione, il dialogo e la valutazione di un percorso vaccinale personalizzato condiviso tra sanitari e famiglie siano uno strumento più incisivo». Il presidente del Veneto Luca Zaia sposa in pieno la linea Grillo. Di più: mette a disposizione del ministero il proprio modello, basato su un’anagrafe vaccinale informatizzata, e «utile esempio anche per la gradualità di interventi sul territorio». La legge Lorenzin – precisano dalla Regione a guida leghista – non avrebbe favorito le coperture: l’adesione ai vaccini tra i due e i sedici anni è sempre cresciuta, sia prima sia dopo l’obbligo imposto dalla legge 119/2017. A vincere è stato «il dialogo e non l’obbligo», sottolinea Zaia.

Dal Piemonte arriva lo stesso giudizio di un effetto “neutro” della legge Lorenzin sulle coperture. «Nel complesso – spiega Lorenza Ferrara, a capo del Seremi, il Servizio di riferimento per il controllo delle malattie infettive - l’obbligo non ha spostato granché, a fronte di notevoli investimenti in personale aggiuntivo e in sale mediche dedicate. Sul morbillo, però, siamo passati dal minimo toccato nel 2015, con l’88,7% di copertura, al 94,7% certificato a fine 2017».

Vicina al “bingo” la Lombardia: «I dati al 30 giugno a 24 e 36 mesi confermano – parola dell’assessore al Welfare, Giulio Gallera - che è stato raggiunto il 95% per cento di copertura vaccinale per quasi tutte le vaccinazioni introdotte dalla legge dell’obbligo. Ottimo il riscontro per il morbillo: la coorte 2014 è passata dal 94,5% al 95,3%, quella 2015 dal 93,9% al 95%, infine la coorte 2010 è cresciuta dal 90,8 al 92,1%».

Sta risalendo rapidamente la china anche la Campania: qui le direzioni Materno-infantile e Politica del farmaco hanno arruolato i servizi di epidemiologia e prevenzione delle sette aziende sanitarie. «Lo sprint all’attività dei centri vaccinali, l’istituzione dell’anagrafe informatizzata e il pieno coinvolgimento di medici di medicina generale e pediatri, remunerati al raggiungimento dell’obiettivo aziendale minimo di copertura, ci hanno già fatto triplicare le vaccinazioni. Senza reazioni avverse», spiega Pietro Buono, responsabile Materno-infantile con delega alle coperture vaccinali. Per l’esavalente le coperture oscillano dal 97 al 99% ad Avellino, Benevento e Salerno.

È in recupero, pur attestandosi ancora al 90%, anche l’Asl Napoli 1, dove più è evidente il nesso tra disagio sociale e basse coperture. «È in atto una rivoluzione organizzativa ma soprattutto culturale: retrocedere sull’obbligo per noi sarebbe gravissimo», conclude Buono.

Anche per Alessio D’Amato, assessore alla Sanità e all’Integrazione socio-sanitaria del Lazio, un cambio di passo sui vaccini significherebbe arretrare: «La Lorenzin ha funzionato – avvisa l’assessore -: sul morbillo partivamo dal 90% e ora siamo al 95%, a ventiquattro mesi. L’obbligo ci ha aiutato ad affrontare un problema di organizzazione. E comunque – conclude l’assessore - quello dell’accesso a scuola è un falso problema: noi non abbiamo lasciato fuori nessun bambino».

«In Toscana una percentuale di cittadini “no vax” c’è, tanto che in alcune zone non abbiamo potuto consentire l’accesso a scuola – afferma invece Stefania Saccardi, assessore al Diritto alla Salute, al Welfare e all’Integrazione socio-sanitaria -. In ogni caso, poiché non abbiamo liste d’attesa, se c’è la volontà le famiglie ottengono la vaccinazione nel giro di una settimana», precisa. Poi, il bilancio: «In un anno abbiamo recuperato 20.700 bambini, alcune vaccinazioni hanno superato il 95% e il morbillo è risalito dall’87% al 93%. La legge sull’obbligo funziona. E noi ci fidiamo degli scienziati: spetta a loro dirci quante e quali vaccinazioni fare».

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