Italia

Marchionne, il lungo legame con la Svizzera. Ermotti: «Grandi…

  • Abbonati
  • Accedi
il ricordo del ceo ubs

Marchionne, il lungo legame con la Svizzera. Ermotti: «Grandi doti da manager e umane»

«L’ho conosciuto all’inizio degli anni Novanta. Sono contento che oggi gli vengano riconosciute non solo le sue grandi doti di manager ma soprattutto quelle umane. Sarebbe molto orgoglioso di vedere questo».

È quanto dice a Il Sole 24 Ore Sergio Ermotti, ceo di Ubs, la maggior banca elvetica, dopo la notizia della morte di Sergio Marchionne. Parole che confermano una presenza ampia e rapporti consolidati di Marchionne in Svizzera.

C’è in effetti tanta Confederazione elvetica nell’intero percorso di Sergio Marchionne, e non solo nel capitolo finale della sua vita. Gli indirizzi privati di Marchionne sono qui, nel Canton Zug e nel Canton Vaud, ma non è stata solamente una questione di domicili, si è trattato anche di una robusta storia professionale.

GUARDA IL VIDEO / Sergio Marchionne, il manager filosofo per 14 anni al Lingotto

Il top manager italo-canadese deceduto a Zurigo era sbarcato in Svizzera nella prima metà degli anni Novanta, in quello che all’epoca era il gruppo Alusuisse-Lonza, alluminio e chimica.

La carriera nel gruppo zurighese è veloce. Marchionne lo guida verso un duplice approdo: Alusuisse viene riorganizzata e poi ceduta alla canadese Alcan, Lonza diventa autonoma e al suo timone resta lo stesso Marchionne. «Penso che il capolavoro professionale di Sergio Marchionne sia stato il caso Fca, ma sono stato testimone di una altrettanto impressionante performance nel gruppo Alusuisse, che ci ha segnati nel profondo», dice Giorgio Berner, presidente della Camera di commercio svizzera in Italia e all’epoca responsabile della distribuzione internazionale in Alusuisse. «Marchionne comunicò a tutti i top manager che aveva l’incarico di vendere il gruppo, ma al tempo stesso seppe motivarci in modo tale che nel 2000 i nostri indici operativi erano di eccellenza internazionale», aggiunge Berner.

L’ascesa professionale di Marchionne è già notevole e nel 2002 viene chiamato come ceo alla guida della ginevrina Sgs, leader nei servizi di certificazione e ispezione, di cui la famiglia Agnelli all’epoca è azionista. Il top manager italo-canadese rafforza SGS, di cui poi resterà presidente. L’approdo in Fiat è prima nel cda, nel 2003, e poi, nel 2004, alla carica di amministratore delegato. Pur fortemente impegnato sul fronte Fiat, continua ad essere ben presente sul versante svizzero. Non solo al vertice Sgs. Entra nel consiglio di amministrazione del gruppo pure ginevrino Serono, compagine farmaceutica controllata dalla famiglia italo-elvetica Bertarelli, che sarà più avanti ceduta alla tedesca Merck.

Marchionne ha un buon rapporto con Ernesto Bertarelli, che ritrova nel cda della Ubs. Marchionne è vicepresidente non esecutivo del cda di Ubs tra il 2008 e il 2010, in una fase in cui la banca affronta forti difficoltà, sull’onda della crisi finanziaria internazionale. Ubs rischia molto ma riesce ad uscire gradualmente dalla crisi e ad avviare il rilancio. Marchionne maturerà un buon rapporto appunto anche con Sergio Ermotti, il top manager ticinese che diventerà ceo di Ubs nel 2011, dopo un’esperienza al vertice di Unicredit.

Negli anni in cui è vicepresidente di Ubs, Marchionne è una presenza regolare alle molte assemblee degli azionisti che decidono su ristrutturazioni e cambi al vertice. A Zurigo ad un certo punto sono in molti a pensare che potrebbe diventare presidente del cda di Ubs. Marchionne non ha mai fatto dichiarazioni ufficiali su questo, ma la sensazione che possa assumere la presidenza resta a lungo, sino a quando il fronte Fiat si allarga ulteriormente, con l’impegno straordinario dell’operazione Chrysler. Marchionne lascia la carica in Ubs e si dedica ancora di più al mondo dell’auto. Rimarranno però sino alla fine i suoi ampi rapporti professionali con la Svizzera, ben al di là dei suoi indirizzi privati elvetici.

© Riproduzione riservata