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F1, Ferrari: che cosa lascia Sergio Marchionne

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F1, Ferrari: che cosa lascia Sergio Marchionne

  • –a cura di Datasport

Non vedeva l'ora di lasciare definitivamente FCA, considerando concluso il suo operato, per gettarsi a capofitto nell'avventura Ferrari. Questo Sergio Marchionne aveva in mente, concentrarsi esclusivamente sul Cavallino, vivere il "rosso" a 360 gradi, e per farlo stava pure cercando casa nel modenese. Purtroppo per lui, niente di tutto questo è stato possibile, ma è giusto dire che nei quattro anni scarsi in cui è stato presidente Ferrari, Marchionne ha saputo metterci, e tanto, del suo.   Comincia tutto nell'ottobre 2014, quando dopo una stagione disastrosa prende il posto (non senza rancori) di Luca Cordero di Montezemolo, per un'eredità pesantissima visti i numeri straordinari che hanno segnato l'era di Montezemolo. Marchionne raccoglie una squadra ferita nell'orgoglio nella quale è in dirittura d'arrivo Sebastian Vettel, ultimo "regalo" di Montezemolo al Cavallino, con il tedesco che prenderà il posto di un Alonso sempre più sfiduciato. A dicembre, i primi scossoni: via il team principal Marco Mattiacci, via il direttore dell'ingegneria Pat Fry, via il capo progettista Nick Tombazis.    Marchionne decide di ripartire da Maurizio Arrivabene, nuovo team principal, James Allison, direttore tecnico, Simone Resta, capo progettista, e Mattia Binotto, alla direzione del reparto motori. Il nuovo organigramma, che ha come piloti Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, all'inizio sembra funzionare, e nel 2015 arrivano tre vittorie, per una stagione dominata ancora dalla Mercedes ma con la Ferrari in grande crescita. Marchionne però, non avendo esperienza nel settore, non comprende bene la dimensione dell'avversario, leggi Mercedes, e ad inizio 2016 (quando decide di quotare in borsa il Cavallino) si lascia andare a commenti sin troppo ottimistici:"Vogliamo vincerle tutte". Purtroppo per lui, la Ferrari nel 2016 non ne vincerà neanche una: una stagione iniziata sotto i migliori auspici si trasformerà via via in un calvario, tutti vengono messi in discussione ed a farne le spese è James Allison. L'inglese va via, il suo posto da direttore tecnico viene preso da Binotto, a sua volta sostituito nel suo ruolo da Lorenzo Sassi. Il tutto a stagione in corso, quando il Cavallino sembra allo sbando: è qui che si materializza il vero capolavoro di Marchionne. Il presidente rinuncia a credere che solo con nomi altisonanti provenienti dalla concorrenza si possa far bene, e sceglie di dare fiducia agli uomini interni, promuovendo l'italianità del reparto corse e dando vita alla cosiddetta "organizzazione orizzontale": nessun capo vero e proprio, tutti gli ingegneri avranno possibilità di dire la loro nel progetto e nello sviluppo. Sarà la svolta.   Infatti nel 2017 la Ferrari cambia pelle e lotta per tutto l'anno con la Mercedes, in una stagione di cambiamenti regolamentari. Il titolo non arriverà, complice una situazione motori che a fine anno si fa pesante e che costerà il posto all'ingegner Sassi, sostituito dall'attuale Corrado Iotti. Costui farà un gran lavoro ed infatti le power unit Ferrari 2018 colmeranno definitivamente il gap che le separava dalle unità Mercedes. Il 2018 segna anche un altro capolavoro di Marchionne, il ritorno di Alfa Romeo in F1: inizialmente sono solo "adesivi" appiccati sulla Sauber, ma ben presto inizieranno a vedersi i frutti di questa collaborazione; come promesso, l'Alfa in Sauber sarà una sinergia non solo economica ma anche tecnica, con scambi di know-how tecnologico che puntualmente arriverà, con tutti i miglioramenti del caso per la vettura svizzera, oggi in grande crescita. Non a caso, Simone Resta viene trasferito in Sauber-Alfa Romeo come direttore tecnico. Il talentino Charles Leclerc in Sauber sarà la ciliegina sulla torta.   Purtroppo poi la storia ha dovuto interrompersi all'ospedale universitario di Zurigo, non concedendo il lieto fine ad una favola che avrebbe avuto tutto per finire bene. L'ennesimo sogno, oltre ovviamente ai titoli in F1, riguardava la Maserati, con la quale Marchionne avrebbe voluto fare la stessa cosa fatta con l'Alfa, stavolta appoggiandosi alla Haas. John Elkann è pronto a raccogliere il testimone, soprattutto per quanto riguarda la Ferrari, la cui "organizzazione orizzontale" figlia delle scelte di Marchionne non aspetta altro che ripagare la fiducia del "padre".