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Il Patto sulla Rai, lo strappo su Tav in vista delle regionali

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politica 2.0

Il Patto sulla Rai, lo strappo su Tav in vista delle regionali

La sede Rai di viale Mazzini con il Cavallo Morente di Francesco Messina , Roma,. ANSA/Riccardo Antimiani
La sede Rai di viale Mazzini con il Cavallo Morente di Francesco Messina , Roma,. ANSA/Riccardo Antimiani

La giornata di ieri ha tradotto in fatti quello che sin dall’inizio si è detto sull’alleanza Lega e 5 Stelle. E cioè che un patto di governo è possibile, più difficile è mettere insieme le basi elettorali dei due partiti. Non c’è di mezzo solo la frattura geografica tra i voti del Sud di Luigi Di Maio e quelli del Nord e Centro-Nord di Salvini, il punto è che perfino nelle stesse zone la rappresentanza è diversa se non agli antipodi. La giornata di ieri, appunto, è stata emblematica. Da un lato finalmente i due vicepremier sono arrivati a una mediazione sulle nomine per la Rai - anche se restano le difficoltà sul voto della vigilanza al presidente Marcello Foa - dall’altro si è aperto il caso Tav. O meglio i 5 Stelle vogliono archiviare definitivamente l’Alta velocità spinti dalla loro base locale ma Salvini ha il suo partito locale e gli elettori che vogliono esattamente l’opposto. E infatti il leader leghista ha detto tre parole chiare: «Per me bisogna andare avanti». Grande imbarazzo del premier Conte che dice di non avere ancora il dossier sul tavolo, più o meno stesso imbarazzo da Di Maio che rinvia la questione mentre Grillo gli fa il controcanto ricordando la loro battaglia storica e ripubblicando sul blog le tesi con cui ha smontato la “bontà” della Tav.

Due schieramenti opposti che sarà difficile mettere insieme soprattutto per una ragione: che il prossimo anno in Piemonte si vota. E allora si capiva perché ieri i coordinatori locali della Lega piemontese e torinese, insieme anche a quelli di Forza Italia, mandavano messaggi a Roma e al Governo. «Fermare la Tav sarebbe un suicidio economico: significherebbe tagliare fuori non solo il Piemonte ma tutta Italia dal circuito economico globale», più o meno questi erano i concetti che si ascoltavano ed è evidente che la mira è alla campagna per le regionali. Anche perché tutto il mondo produttivo piemontese, che in parte guarda al centro-destra, spinge per la Tav e chiede più attenzione alla Lega nel bilanciare le posizioni grilline. Tant’è che anche Fratelli d’Italia si è schierata pro-Tav guardando a quella che sarà una delle bandiere del prossimo voto locale.

Insomma, in Piemonte sta succedendo un po’ quello che accade in Veneto sulla questione del decreto lavoro di Luigi Di Maio: una base in rivolta non solo per le misure attuali – e per le frenate su opere infrastrutturali – ma per il timore che il baricentro di Salvini si sposti dal Nord al Centro-Sud. In pratica la preoccupazione è che il progetto di Lega nazionale cominci a far pagare qualche prezzo al Nord. Anche se c’è qualcuno che potrebbe approfittare di un eventuale spazio libero lasciato da Salvini. Per esempio, si continua a parlare di un impegno in politica dell’ex Governatore Maroni che sta organizzando una sua scuola “Pragmatica di Politica” che partirà a settembre e dove saranno ospitati molti amministratori in modo trasversale: da Gianni Letta a Bersani, da Sala a Tremonti fino alla Appendino. Un avamposto da dove poi eventualmente tornare in campo, soprattutto se il leader leghista lascia sguarnita una fetta di rappresentanza dell’area settentrionale.

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