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Per le frequenze 5G spunta una nuova mini-gara da 200 milioni

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TELECOMUNICAZIONI

Per le frequenze 5G spunta una nuova mini-gara da 200 milioni

Spunta una nuova asta per le frequenze destinate alla banda ultralarga mobile 5G. Il ministero dello Sviluppo economico, che l’11 luglio ha pubblicato il bando di gara per la procedura con importo minimo di 2,5 miliardi, sta sondando la possibilità di organizzare una nuova-mini asta. L’obiettivo sarebbe innanzitutto reperire ulteriori risorse per il bilancio pubblico: una valutazione definitiva della base d’asta sarà possibile solo dopo aver quantificato l’incasso della gara principale, ma in ambienti tecnici si parla di almeno 200 milioni di euro. Questo schema di lavoro si interseca con un più generale disegno di riorganizzazione delle frequenze, condizionato dal caos prodotto dalle norme della legge di bilancio sullo spostamento degli operatori televisivi che oggi occupano la banda 700 megahertz e dalla conversione del sistema digitale terrestre al nuovo standard Dvb-T2.

La nuova gara per garantire allo Stato più risorse
I tecnici del ministero dello Sviluppo economico stanno passando in rassegna alcune parti dello spettro radioelettrico che non sarebbero utilizzate in modo efficiente, da soggetti pubblici come il ministero della Difesa e quello dell’Interno e da alcuni privati. In particolare, l’attenzione va a una parte di spettro nella banda 3.4-3.6 gigahertz (si ragiona su 40 megahertz) occupata dal ministero della Difesa che potrebbe essere liberata per finalità commerciali senza intaccare le esigenze dei militari.

Come detto, si parla di una fetta stimabile in 200 milioni. Risorse che sarebbero utili al governo, anche in considerazione dei timori che nel frattempo stanno affiorando sulla possibilità che alcuni dei principali operatori telefonici impegnino risorse rilevanti nell’asta principale. Insomma, va evitato un inatteso “buco” di bilancio rispetto alle ambizioni iniziali. «Le aperture del ministro Sviluppo Di Maio sulla possibilità di utilizzare ulteriori frequenze, auspicata dall’Authority per le comunicazioni, sono molto positive» commenta il commissario dell’Agcom Antonio Nicita.

Il difficile equilibrio tra tv nazionali e tv locali
Nei prossimi giorni,assicura il ministro Di Maio in audizione alla Camera, sarà pubblicata la «roadmap» nazionale per rispettare gli obiettivi di liberazione della banda 700 megahertz al 2022, con relativi passaggi intermedi, per destinarla ai nuovi servizi 5G. Ma c’è più di un problema normativo, che si trascina ormai dai commi inseriti nell’ultima legge di bilancio. L’Authority ha sollevato il tema inviando nelle scorse settimane una segnalazione al governo.
Il primo punto, in vista del futuro assetto nazionale delle frequenze, è l’equilibrio tra reti nazionali e reti locali, che secondo l’Authority va aggiornato perché anacronistico. L’attuale ripartizione del piano tra reti nazionali e reti locali è il risultato dell’applicazione della riserva di un terzo dello spettro alle emittenti locali - osserva l’Agcom - un vincolo normativo che non è il risultato di un'analisi di effettivo fabbisogno. L’Autorità ritiene superata quella ripartizione che nasceva, nel 2005, dall’attuazione del passaggio del sistema televisivo analogico a quello digitale con l'obiettivo di «valorizzare e promuovere le culture regionali e locali». Per Aeranti-Corallo, che rappresenta le emittenti locali, la riserva di un terzo della capacità trasmissiva, prevista a garanzia del pluralismo e della concorrenza, non va toccata.

Già pronto un emendamento correttivo
Il governo ha aperto un tavolo di confronto, con l’Authority e con gli operatori. Ma dietro le quinte si lavora già a una modifica normativa. Un emendamento è stato presentato alla Camera, dov’è in corso l’esame del decreto estivo su lavoro e fisco. La proposta è stata giudicata inammissibile per mancata attinenza al provvedimento, ma potrebbe essere recuperata nel primo veicolo legislativo utile. Una revisione della vecchia ripartizione potrebbe scattare a valle di un’analisi tecnica dell'Autorità che certifichi la possibilità di soddisfare i bisogni delle emittenti locali anche con una minore disponibilità di capacità trasmissiva rispetto a quella stabilita astrattamente dalla normativa.

Il caos sul passaggio al nuovo Digitale terrestre
C’è un altro grande ostacolo verso il riordino dello spettro. Ed è il passaggio dall’attuale standard del digitale terrestre (Dvb-t) al nuovo Dvb-t2. È la legge di bilancio, nel prevedere l’asta per il 5G, a dare compiti precisi all’Autorità. Quest’ultima deve definire i criteri per la conversione dei «diritti d’uso delle frequenze» di cui attualmente sono titolari gli operatori di rete nazionali in «diritti d’uso di capacità trasmissiva» in multiplex nazionali di nuova realizzazione in tecnologia Dvb-t2. Il nuovo standard garantirà una capacità trasmissiva maggiore e all’Agcom toccherà determinare il fattore di conversione rispetto al vecchio sistema, tuttavia la norma primaria non sembra fornire al garante sufficienti elementi. Insomma,allo stato attuale delle cose, si rischia un’elevata confusione con due pericoli su tutti, osserva l’Agcom: non poter garantire il contenimento dei costi di trasformazione verso il nuovo sistema tv e non riuscire a minimizzare l’impatto sui consumatori. Ma non basta, perché il garante chiede anche maggiori certezze normative su come favorire le “intese” su base volontaria tra diversi operatori di rete che avranno titolarità congiunta dei diritti con lo standard Dvb-t2.

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