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La Campania torna a bruciare, scatta l’allarme diossina

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emergenza incendi

La Campania torna a bruciare, scatta l’allarme diossina

Ansa
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La Campania torna a bruciare. L’estate scorsa 900 roghi in due mesi hanno devastato i boschi e oltre un terzo del Parco nazionale del Vesuvio. Quest’anno gli incendi divampano nei depositi e negli impianti di trattamento dei rifiuti, diffondendo fumo nero, inquinamento, paura. In soli dieci giorni tre grandi roghi e altri minori hanno avvelenato vaste aree della regione. E ieri l’Arpa Campania ha diffuso dati allarmanti sulla presenza di inquinanti nell’aria: a Caivano a 500metri dall’incendio diossina pari a 0,35 contro un valore di riferimento dello 0,1.

Tutto ciò, per alcuni, è segno di una nuova, imminente emergenza rifiuti. La difficoltà di smaltimento è problema che investe buona parte dell’Italia (per il freno imposto ai trasferimenti da Cina e Germania), ma la Campania, che ancora porta le ferite della grave emergenza degli anni 2006-2009, teme conseguenze più gravi essendo poco dotata di impianti e con un’economia illegale pronta e addestrata a lucrare delle emergenze.
«Il sistema tiene», sgombra il campo da ogni allarme il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, intervenendo alla assemblea regionale di Coldiretti, dedicata proprio al tema “Mai più Terra dei Fuochi”.

La cronaca: i roghi a luglio
Il 25 luglio, nell’area industriale di Pascarola, a Caivano, viene distrutta buona parte della piattaforma di riciclo della plastica della Di Gennaro, azienda attiva dal 1960. L’entità dell’incendio – durato per l’intero week-end nonostante la presenza di sette squadre di vigili del fuoco e 15 automezzi – induce il commissario prefettizio a invitare la cittadinanza a rimanere a casa con le finestre chiuse temendo la diffusione di diossina. Dopo l’intervento dei vigili del fuoco si rende necessario quello di ditte private sotto la sorveglianza di Protezione civile e Prefettura di Napoli per smorzare con sabbia anche i piccoli focolai. Dopo una settimana sono stati diffusi i rilevamenti delle centraline dell’Agenzia regionale per l’ambiente: triplicata la presenza di diossina rispetto ai parametri limite nell’area di Caivano.
Già il primo luglio, a San Vitaliano, in provincia di Napoli, un altro incendio era divampato nel cortile della Ecologia Bruscino, con colonne di fumo di circa 30 metri. Per precauzione viene evacuata un'abitazione in cui vive un nucleo familiare di tre persone. Per fortuna, non ci sono intossicati. Interviene il ministro dell’Ambiente, Giorgio Costa. E poi il 14 luglio: divampa l’incendio in un deposito di pneumatici nel Casertano. Il 26 luglio si registrano roghi tra Afragola e Acerra.

Il ministro Costa: Fate presto!
Il ministro dell’Ambiente, Giorgio Costa, è intervenuto più volte in Campania nei giorni scorsi mostrando di voler vincere la sfida finora persa della lotta ai roghi. «Chiedo a tutte le Prefetture d’Italia di accelerare i tempi – ha detto – considerate le temperature elevate di questo periodo, affinchè questi siti diventino sorvegliati speciali il prima possibile». Costa assicura: «Non lasceremo solo nessuno».

Le inchieste

La Procura di Napoli Nord diretta da Francesco Greco guida l’indagine sul rogo di Caivano che si sviluppa su tre direttrici: la presenza di persone (rilevata dalle telecamere dell’azienda) nell’area di stoccaggio delle balle lavorate, le misure di sicurezza predisposte dalla Di Gennaro, la quantità (eccessiva?) di materiale accumulato. Per tutti i casi si ritiene che si tratti di incendi dolosi pertanto sono aperti diversi capitoli di indagini.

La denuncia di De Luca
«La vera causa dei roghi diffusi – dice il governatore all’Assemblea di Coldiretti Campania – sono gli sversamenti abusivi di scarti di lavorazioni industriali. Facciamo una stima che esistano 2mila piccolissime imprese illegali. Faremo controlli, stiamo attivando i primi otto droni che la Regione ha acquistato. E contemporaneamente accompagneremo le piccole imprese dei sottoscala a emergere nella legalità. Ma daremo loro un tempo oltre il quale scatterà la repressione».

Altro tema intimamente collegato agli incendi nei depositi di rifiuti degli ultimi giorni è il completamento del ciclo dei rifiuti. Per De Luca «è necessario realizzare 15 impianti di trattamento della frazione organica. Oggi portare i rifiuti organici fuori regione costa 190 euro a tonnellata e in più dobbiamo pagare la multa comminata dalla Ue per non aver chiuso il ciclo dei rifiuti pari a 130mila euro al giorno. Non è ammissibile che la costruzione degli impianti debba essere bloccata dal popolo dei No».

Il sindaco di Marcianise
Antonello Velardi, primo cittadino della cittadina casertana con la piu ampia area industriale, è netto: «Gli impianti di stoccaggio di rifiuti vanno chiusi, sono bombe ecologiche». Velardi ha sulla scrivania l’elenco delle imprese presenti nell’area Asi di Marcianise e ha segnato con un asterisco quelle che si occupano di trattamento rifiuti. «Le controlleremo tutte – dice – vedremo se rispettano i limiti e le prescrizioni di legge». Per il sindaco, che si è distinto per la sua guerra alle illegalità, c’è un sistema che sta implodendo: «Le aree di stoccaggio, in cui si fermano i rifiuti prima di essere spediti in impianti del Nord o all’estero, sono sature. Gli impianti delle regioni settentrionali lo sono altrettanto, poiché anche le esportazioni dopo la chiusura della Cina, sono rallentate. In altre parole, dice Velardi, la domanda di stoccaggio e trattamento finale supera l’offerta. L’incendio può essere anche un sistema per fare spazio. Può accadere che in qualche caso le fiamme diventino incontrollabili. Il punto debole restano gli impianti. La Regione non ne ha realizzati».

Le risorse stanziate
La Regione Campania ha destinato la spesa di 40 milioni all'acquisto dei droni per sorvegliare le aree più a rischio di incendi e di sversamenti illegali. Inoltre, dispone di un finanziamento statale destinato allo smaltimento delle ecoballe, accumulate negli anni della emergenza rifiuti (dal forte impatto ambientale e altrettanto pericolose): il piano prevede la spesa complessiva di 600 milioni. Si parla di 5.516.689 tonnellate, accantonate in 16 siti occupando una superficie pari a quella di 16 campi di calcio.

Risultati modesti
Risultati ancora modesti, seppure un tempo non lontano nemmeno immaginabili. In altre parole, il lavoro da fare è stato impostato, ma avanza lentamente. I primi otto droni a quanto sembra, stanno per entrare in funzione. Mentre, della montagne di ecoballe della Campania, il 16% va portato fuori regione e, di questo, solo il 22,27% è stato rimosso in due anni. Mentre il 42% è materiale da recuperare e un’altra parte di pari quantità è destinata alla produzione di combustibile. «Sono state avviate gare – aggiunge De Luca – per rimuovere un terzo delle ecoballe accumulate. Sono state eseguite intanto 49 bonifiche di discariche. Tra queste la Resit di Giugliano che conteneva 2milioni di tonnellate di rifiuti».

Emergenza impianti
Condiviso il «No» ai termovalorizzatori con cui la Giunta De Luca ha modificato il precedente Piano rifiuti, la carenza di altri impianti per chiudere il ciclo è però considerato un grave danno. «Desidero esprimere piena solidarietà all’azienda Di Gennaro spa, gravemente colpita da un incendio. Un'impresa qualificata e di grande tradizione, con oltre cento dipendenti, attiva su un fronte strategico per lo sviluppo e la riqualificazione del nostro territorio, come il riciclo dei materiali e, quindi, la raccolta differenziata dei rifiuti – commenta il presidente di Unione Industriali Napoli, Vito Grassi – Al di là della verifica delle cause dell’incendio, su cui farà chiarezza la magistratura, emerge ancora una volta la necessità di realizzare il ciclo integrato dei rifiuti in tutte le sue componenti, inclusi i tempi di smaltimento dei materiali selezionati attraverso la raccolta differenziata, che devono essere ragionevoli e non determinare accumuli anomali dei materiali stoccati». Gennarino Masiello, neo letto presidente della Coldiretti regionale precisa: «La carenza di impianti per il trattamento dei rifiuti va risolta – dice – con spirito di collaborazione». Ad oggi sono attivi in Campania oltre al termovalorizzatore di Acerra, anche cinque Stir e un solo impianto di compostaggio a Salerno.


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