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Mafia, sequestrati 60 milioni al «tesoriere» del boss Messina…

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le ipotesi dei magistrati

Mafia, sequestrati 60 milioni al «tesoriere» del boss Messina Denaro

Nuova stangata alla rete di protezione del boss di Cosa nostra Matteo Messina Denaro. Guardia di finanza e carabinieri del Ros hanno sequestrato 60 milioni di euro a Giovanni Savalle, esperto nel settore tributario e imprenditore, ritenuto uno dei riciclatori del capo mafia Matteo Messina Denaro. L’indagine, scaturita nella misura di prevenzione, ha dimostrato l’esistenza di un sistema di legami a più livelli, che avevano lo scopo di massimizzare i profitti di Cosa nostra. Gli inquirenti hanno individuato investimenti nel settore alberghiero e immobiliare nell’area di Trapani.

Il “tesoriere” di Matteo Messina Denaro
Finora per gli investigatori è stato una sorta di signor nessuno: qualche precedente per reati economici e fallimentari, nessun coinvolgimento in inchieste su Cosa nostra. Per la Guardia di finanza invece Giovanni Savalle, ragioniere iscritto all’albo dei commercialisti e imprenditore alberghiero - suo il resort Kempisnky di Mazara del Vallo - sarebbe uno dei «tesorieri» del superlatitante Matteo Messina Denaro. A parlare dei rapporti di Savalle col capomafia di Castelvetrano è il medico affiliato alla ndrangheta Marcello Fondacaro che ha reso dichiarazioni anche su un altro imprenditore del settore finito sotto inchiesta, l’ex patron del Valtur Carmelo Patti, poi deceduto. Fondacaro racconta che Savalle aveva rapporti col latitante di Castelvetrano attraverso il fratello della donna con cui Messina Denaro ha avuto una figlia. L’ex cognato del boss e l’imprenditore dovevano partecipare alla realizzazione di un villaggio a Isola Capo Rizzuto che prevedeva la partecipazione al 33% di Cosa nostra e ndrangheta.

I rapporti dell’imprenditore con Cosa nostra
L’imprenditore ha goduto, secondo gli inquirenti, dell’appoggio di influenti membri del mandamento come Filippo Guttadauro (cognato di Messina Denaro) e Rosario Cascio della storica famiglia di Partanna, Giovanni Franco Becchina, Girolamo Bellomo, Giovanni Risalvato e Giuseppe Grigoli. La pericolosità sociale di Savalle si riscontra in numerosi procedimenti penali nel settore tributario (dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, mancato pagamento di imposte etc) e nel settore fallimentare (bancarotta fraudolenta), in alcuni filoni di indagini condotte dal Ros nella ricerca di Messina Denaro; ma anche in appalti “pilotati” per il recupero di Pompei con le sue imprese, tra cui una di ristorazione.

Il finanziamento di Banca Etruria
Stando ai riscontri, Giovanni Savalle aveva ricevuto un finanziamento da Banca Etruria grazie ai rapporti privilegiati con un membro del cda in un periodo in cui il Gruppo Savalle era privo di merito creditizio. Si tratta di Alberto Rigotti, ex componente del Consiglio di Etruria. Gli inquirenti ritengono che «Giovanni Savalle ha ottenuto il finanziamento da Banca Etruria di un milione e mezzo di euro attraverso Alberto Rigotti che, per questa vicenda, verrà incriminato per bancarotta dalla procura di Arezzo. Rigotti - hanno spiegato gli investigatori della Finanza che hanno effettuato il sequestro - avrebbe indotto il cda e il collegio sindacale a concedere il prestito nonostante lo stato di decozione della società. Savalle portò in Banca due scatole vuote e ottenne lo stesso il mutuo».

Gli avvocati: «Savalle non ha nulla a che spartire con Messina Denaro»
«Sottolineiamo l’estraneità di Giovanni Savalle alle contestazioni e ai pesanti sospetti sollevati. Il nostro assistito non ha nulla a che spartire col mafioso Matteo Messina Denaro ne è mai stato consapevolmente contiguo a mafia e mafiosi di cui non hai mai cercato appoggio o sostegno né esplicito né implicito, per alcunché. Non ha intrattenuto né intrattiene alcuna relazione con patrimoni di illecita o illegale formazione o provenienza. E riguardo ai vecchi procedimenti per i quali viene chiamato in causa, non può non rilevarsi come, in gran parte, si tratti di questioni ormai definite». Così in una nota gli avvocati Francesco Messina e Antonino Carmicio che assistono Giovanni Savalle.

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