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Cartone al posto del gesso? Viaggio nell’ospedale travolto dalla fake…

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reportage da Reggio calabria

Cartone al posto del gesso? Viaggio nell’ospedale travolto dalla fake news

REGGIO CALABRIA. È mezzogiorno di giovedì. Nella sala d’attesa del pronto soccorso degli Ospedali riuniti di Reggio Calabria si contano in tutto una quarantina di persone. Quattro i codici gialli, gli altri sono verdi, tutti casi di urgenza minore. C'è un po' di andirivieni dagli ambulatori. Chi deve togliere i punti, chi fare un controllo. Di qui passano 200 persone al giorno.

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Nessuna barella in attesa. Su una sedia a rotelle un giovane con la gamba sinistra ingessata aspetta le indicazioni dei sanitari. La notte scorsa ha avuto un incidente ed è stato portato all'ospedale di Locri. Poi lo hanno trasferito a Reggio. Il primario di ortopedia Gaetano Topa, battendo con le nocche delle dita sulla fasciatura, spiega: «Il ragazzo ha un trauma del collo del piede ed è stato appena immobilizzato con una doccia di gesso».
Un signore con il braccio destro infilato in un tutore grigio sta per uscire frettolosamente dall'ospedale.

Scusi, com'è stato immobilizzato il suo arto? È stato usato del cartone?
Spalanca gli occhi dietro le lenti fotocromatiche, ma capisce subito l'antifona. «Guardi, io qui il cartone non l'ho visto, solo professionalità da parte dei medici e degli operatori sanitari. Sono stato immobilizzato, operato, medicato e oggi sono venuto per togliere i punti». Sandro Borruto è un funzionario della Prefettura e sulla storia del cartone usato per curare le fratture al posto del gesso alla fine ci ride, anche se con un po' di amarezza. Perché a farne le spese è la struttura sanitaria, il personale, la città, una regione intera.

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Le foto scattate ai pazienti (e perché?)
Per due giorni la notizia ha fatto il giro del web destando clamore, scandalo e indignazione: all'ospedale di Reggio Calabria pazienti medicati con scotch e cartone, titolano i giornali. Circolano foto (scattate da chi?). E si aggiungono particolari. Manca il gesso. Dopo le 20 l'ortopedia chiude. Scene da terzo mondo. A Reggio come in un ospedale da campo in tempo di guerra. Sui social è un tam tam. In poche ore scoppia il caso. E guai a dire che è una bufala.

La ministra Grillo attende la relazione dei Nas
Ed eccoci qua, allora, per una visita alla struttura di cui la ministra Giulia Grillo ha rimarcato «evidenti ed ingiustificabili carenze organizzative» («se quanto accaduto verrà confermato»). Ha chiesto immediatamente l'intervento dei Nas e ora si attende l'esito. È stato già sentito il primario del Pronto soccorso Angelo Ianni. Prima di lui una dottoressa della stessa unità operativa. E i due pazienti in questione. Stamattina il direttore generale, il cardiologo Frank Benedetto, nominato nel 2015 dal presidente della Regione Mario Oliverio commissario straordinario, con l'incarico di riaprire la cardiochirugia. «Conosco i fatti e, nonostante l'umiliazione subita, mi sento sereno», dichiara.

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Un uomo in bicicletta a Cannavò, una donna sulle scale di Scilla
L'ospedale è un complesso di più edifici che risale al 1920, ristrutturato esternamente negli anni '50, ampliato 20 anni dopo. Negli anni a seguire è stato interessato da numerosi interventi manutentivi e nel 2016 rilanciato con un importante ammodernamento per circa 50 milioni di investimento. Ancora servono lavori urgenti per gastroenterologia, il blocco operatorio, l'ostetricia, il day surgery, la chirugia vascolare, l'anatomia patologica, la neurochirurgia. La progettazione è pronta, stanno per partire le procedure per l'assegnazione dei lavori.

Al primo piano del corpo principale c'è il reparto di ortopedia: 30 posti letto, tutti occupati, dove sono ricoverati anche i due pazienti che loro malgrado hanno scatenato tanto clamore mediatico. Un uomo in bicicletta investito da un'auto nel quartiere Cannavò di Reggio Calabria e una donna scivolata sulle scale a Scilla. Il primo racconta di essere stato soccorso dal conducente dell'auto e da un passante, quindi immobilizzato sul posto con delle stecche di cartone. Dopo le radiografie e l'applicazione di valva gessata di contenimento, il suo arto è stato posto in trazione transcheletrica. Sarà operato non appena si riassorbirà l'ematoma e guarirà la ferita. La signora invece riferisce che a chiamare il 118 è stato suo nipote. Che gli operatori le hanno bloccato il piede con un tutore di metallo in dotazione all'ambulanza. Che una volta in ospedale le è stato tolto il tutore per riconsegnarlo ai soccorritori. Che per poter fare rapidamente la radiografia è stata fasciata con del cotone di Germania tenuto fermo da un involucro di cartone, perché il tutore di metallo non è radiotrasparente. Che finito l'esame è stata subito ingessata. Fra qualche giorno anche lei sarà sottoposta a intervento chirurgico.

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«Qui il cartone non è uno strumento di cura né di medicamento»
Il primario del Pronto soccorso Angelo Ianni è quello che da subito ha dichiarato che «all'ospedale di Reggio Calabria il cartone non è uno strumento di cura né di medicamento». Mostra con orgoglio il suo reparto (71mila accessi nel 2017): la sala del triage dove ai pazienti viene assegnato il codice colore, l'open space per l'assistenza ai codici gialli, la shock room per il trattamento di casi critici a elevata priorità. Un ambulatorio per le vittime di violenza di genere, presidio disposto da un protocollo con la prefettura di Reggio Calabria. Il tasso di ricovero è del 16,7%, in linea con la media nazionale dei pronto soccorso (17,9%). Nel 2017 il peso medio dei ricoveri ordinari è stato di 1,13 (consumo medio di risorse) con un fatturato di 3,6 milioni di euro. Di poco più di 4 giorni la degenza media dei ricoveri.

«Abbiamo il sostegno dei pazienti»
«Non ci meritiamo questo trattamento. Lavoriamo con dedizione, coscienza e responsabilità. I pazienti ci ricambiano con grande solidarietà». Una dottoressa del pronto soccorso si avvicina. Ha le lacrime agli occhi e preferisce che non si faccia il suo nome. «Vede – interviene il primario – questo clima di tensione che si è instaurato è molto pericoloso».

Fake news: la bufala del cartone al posto del gesso all'ospedale di Reggio Calabria

Gesso, garze e presidi per l'immobilizzazione
Nella stanza multidisciplinare si trattano le ferite chirurgiche, l'ortopedia e la traumatologia minore. Il caposala Vito Natale apre i cassetti e gli sportelli degli armadietti in acciaio e mostra tutta la dotazione di bende per il gesso, garze a maglie e i presidi per l'immobilizzazione. Tra questi anche un tutore appena rimosso: è un dispositivo sanitario e, ironia della sorte, è realizzato dalla casa madre in cartone.
Passiamo dalla medicina d'urgenza alla cardiochirurgia, alla terapia intensiva, al centro trasfusionale. Le attrezzature sono di ultima generazione. In cardiochirurgia c'è un giovane medico uzbeko. Il primario è Pasquale Fratto, 25 anni al Niguarda di Milano. «Quando ho vinto il concorso, mi sono guardato intorno e ho pensato: mi sembra di essere a Stoccolma», racconta. I pazienti sono controllati a distanza con video e telemetria. La postazione è occupata da un ex infermiere del pronto soccorso, Francesco Fallara. Dice che in tanti anni di attività agli Ospedali riuniti di fratture curate con i cartoni non ne ha mai visto.

«Questa è una storia di sciacallaggio»
«Ma chi afferma il contrario ci fa un danno professionale enorme. Utilizziamo tecniche moderne. E non solo non usiamo il cartone per curare, ma limitiamo anche l'uso del gesso con l'obiettivo di ripristinare in tempi brevi la funzionalità del paziente», aggiunge Gaetano Topa. «Abbiamo ereditato una situazione difficile, ma abbiamo fatto uno sforzo ciclopico e quella dei cartoni è solo una storia di sciacallaggio» sottolinea il direttore amministrativo Francesco Araniti. «Stiamo subendo un attacco fortissimo – aggiunge Frank Benedetto - Abbiamo aperto la cardiochirugia, che ora opera a pieno regime, la chirurgia robotica, quella toracica, rinnovato il pronto soccorso che oggi è di 1700 mq e i tempi di attesa sono nella media nazionale, l'ortopedia realizza 1.200 interventi l'anno, il presidio di oncoematologia è passato da 90 a 150 preparazioni giornaliere. Serviamo un bacino di più di 500mila utenti. A chi dà fastidio il nostro operato?».

Il nuovo ospedale di Reggio Calabria
L'azienda guarda avanti. Ha un grande progetto da realizzare, quello per il nuovo ospedale di Reggio Calabria, presentato a metà luglio: 180 milioni di investimento vinti con una gara dell'Inail per finanziamenti di utilità sociale. La gara di progettazione europea bandita dalla Regione scade a settembre. Previsti 600 posti letto, 12 sale operatorie di chirurgia tradizionale, mininvasiva e robotica, 10 sale operatorie di day surgery per interventi di piccola chirurgia ed endoscopia, laboratorio centralizzato, polo integrato di tecnologie diagnostiche e terapeutiche, centro per la diagnosi e la cura dei tumori, polo chirurgico polispecialistico con annesso trauma center, centro cuore avanzato e di cardiochirurgia mininvasiva e robotica, dipartimento materno – infantile, dipartimento orto -traumatologico, polo nefrologico e del trapianto di rene, polo delle scienze neurosensoriali, dipartimento medico polispecialistico, dipartimento dell'emergenza – urgenza con annesso elisoccorso. Anche aree commerciali di supporto alle attività sanitarie.

«Nessuna storia di ‘ndrangheta»
E la corruzione? E le infiltrazioni della 'ndrangheta? Frank Benedetto sgombera subito il campo: «Il nostro gruppo non ha dentro storie di ‘ndrangheta, il protocollo per la legalità che abbiamo firmato con il ministro degli Interni per la prevenzione dei fenomeni corruttivi prevede che tutta la filiera degli appalti, concessioni, forniture e servizi, sia sottoposta a misure di controllo ulteriori, garantendo la completa trasparenza delle procedure. Abbiamo aderito alle convenzioni nazionali Consip per le stazioni aggreganti. Siamo blindatissimi. Seguiremo con scrupolo e rigore tutti gli adempimenti».
Ora, prima di qualsiasi ulteriore azione si attende la ricognizione dei Nas.

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