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Assegni sociali e invalidità a 70mila cittadini stranieri, Inps spende…

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osservatori statistici

Assegni sociali e invalidità a 70mila cittadini stranieri, Inps spende 426 milioni

Nella miriade di dati offerti dagli Osservatori statistici dell’Inps capita talvolta di incappare in variazioni che sembrano frutto di un errore ma che invece registrano numeri assolutamente veri. Nel 2016 ben 70.648 cittadini stranieri (16.232 provenienti da paesi neo comunitari dell'Est Europa e 54.416 extracomunitari) hanno beneficiato di una prestazione assistenziale.
Si tratta di assegni sociali o invalidità civili, benefici di importo medio annuo appena superiore ai 6mila euro, per una spesa totale di 426,4 milioni, circa il 60% dell'intera spesa pensionistica (887,8 milioni) destinata cittadini extracomunitari o neo comunitari che hanno lavorato nel nostro paese fino alla maturazione di un requisito previdenziale pieno.

L'anno prima, nel 2015, gli stranieri che hanno beneficiato di un assegno assistenziale sono stati 64.698 (49,852 extra e 14.846 neo comunitari). La crescita in un solo anno è del 9,2%, Sapremo solo a novembre, con l’aggiornamento al 2017 degli Osservatori Inps su questa categoria di prestazioni, se siamo di fronte a un vero e proprio trend o, appunto, a una discontinuità isolata, magari dovuta allo smaltimento di un cumulo di domande in giacenza da tempo. Colpiscono le provenienze di questi assistiti, in maggior frequenza dalla Romania (11.611), dall'Albania (15.566) e dal Marocco (10.021). I filippini, una delle comunità di lavoratori stranieri storicamente più diffusa in Italia, sono solo 2mila, a fronte di 1.974 polacchi e 1.501 bulgari.

La materia è delicata e l’anno scorso è stata oggetto di roventi polemiche, al punto che il presidente dell'Inps, Tito Boeri, in un’audizione parlamentare, ha voluto smentire seccamente le “fake news” secondo cui a un lavoratore migrante che viene in Italia basterebbe chiedere la ricongiunzione familiare di un parente con più di 65 anni e 7 mesi perché quest'ultimo possa fruire dell'assegno sociale appena arrivato: «non è così: per potere percepire questa prestazione sono necessari almeno dieci anni continuativi di residenza nel nostro Paese» aveva affermato Boeri.

In vista della predisposizione della legge di Bilancio anche su questi numeri il governo dovrà tuttavia riflettere, se è vera l’intenzione di effettuare un’ampia ricognizione su tutte le prestazioni assistenziali attualmente assicurate dall'Inps. Nel 2016, anno cui si riferiscono gli ultimi numeri sulle prestazioni ad extracomunitari e neocomunitari, l'Istituto ha erogato una spesa pari a 37,6 miliardi per tutte le misure raccolte nella voce politiche sociali, diritti sociali e famiglia (Bilancio sociale Inps 2016 per missioni e programmi). Nello stesso anno 40 miliardi sono stati spesi in politiche per il lavoro e 255 miliardi in pensioni e altre prestazioni previdenziali.

Se Lega e Cinquestelle troveranno un intesa sulle misure concrete da adottare per le pensioni in legge di Bilancio, sul fronte della spesa assistenziale potrebbe tornare in auge la proposta caldeggiata da Alberto Brambilla (esperto della Lega e indicato da molti come futuro presidente dell'Inps) di una razionalizzazione e semplificazione dell'attuale sistema con l’adozione di un Testo unico della previdenza. Si tratterebbe di un lavoro ambizioso e di lungo corso, da implementare nell’arco di una legislatura ma che potrebbe determinare una riallocazione di risorse importante, capace anche di finanziare parte delle future “pensioni di cittadinanza” (bandiera M5S, costo 4,2 miliardi annui) ovvero la garanzia di un assegno minimo di 780 euro con prova dei mezzi Isee a tutti coloro che oggi vivono sotto quella soglia: sempre nel 2016 erano 3,4 milioni, di cui 2,5 milioni di donne, perlopiù concentrati nelle otto regioni del Mezzogiorno.

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