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Risposta condivisa e ragioni del realismo

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L’appello di Boccia

Risposta condivisa e ragioni del realismo

Sulle polemiche seguite alla tragedia di Genova è intervenuto con molta chiarezza il presidente di Confindustria. La sua è una presa di posizione importante perché interviene proprio nel momento in cui sta riprendendo fiato una questione mal posta, cioè se sia meglio tornare ad una concezione che affida la gestione dei servizi e delle grandi imprese di interesse strategico direttamente allo Stato.

Si era già avuto sentore di questo in certe prese di posizione sulle vicende Alitalia e Ilva, ma con il disastro del viadotto Morandi si è aggiunto il tema di una supposta assenza dello Stato.

Consapevole della delicatezza del momento, il presidente Boccia, dopo avere premesso un doveroso e commosso pensiero al dramma delle tante vittime, ha richiamato al dovere di tutti di «lavorare per le soluzioni» piuttosto che «cavalcare rabbia e rancore» affrettandosi a «rincorrere colpevoli sostituendosi alla giustizia». Certo ha ribadito che a colpevoli e responsabili, una volta che siano stati individuati nei modi propri previsti in uno stato di diritto, va presentato il conto di quanto accaduto, ma ciò non significa fare confusione fra compiti del governo e compiti della giustizia.

Bisogna dunque intervenire per risolvere i diversi problemi in campo, dalla ricostruzione di una viabilità che è struttura essenziale per la tenuta economica del contesto locale e anche più in generale per il paese, alla soluzione del problema urgente di una sistemazione degna per gli incolpevoli sfollati delle case situate sotto il viadotto crollato.

Inutile perdere tempo in una diatriba teorica sulla preferibilità o meno di affidarsi alla mano pubblica o fare perno sulla capacità di iniziativa privata. Si ragioni con realismo, sapendo che comunque i due aspetti si mischieranno, perché lo stato per agire dovrà affidarsi per forza, se non soprattutto a imprese private e perché i privati dovranno comunque, anche se per ipotesi fosse interamente affidato a loro il compito di ricostruire, fare i conti con le leggi, le regolamentazioni e i poteri di indirizzo dello stato e delle sue varie articolazioni.

Ciò che è importante è che non si dimentichi quale è il complicato contesto in cui tutto è avvenuto e continuerà ad avvenire. C’è un quadro legislativo e di distribuzione dei poteri di intervento piuttosto caotico: sovrapposizioni di organi, normative poco chiare, protagonismi fra le varie sedi del potere. Sappiamo tutti quanto sia difficile navigare in questo mare e quanto esso offra occasioni per bloccare ogni iniziativa ad opera delle più varie e a volte incedibili micro corporazioni.

La politica, specie in tempi di alta mobilità delle scelte elettorali e di diffusa sfiducia pregiudiziale nella affidabilità e correttezza della sfera pubblica, ha molte tentazioni di sfruttare questo palcoscenico più per dire che per fare, come ha giustamente rilevato nella sua lettera il presidente Boccia. Ci manca solo che su quest’onda si possa pensare di tornare alla soluzione dei “carrozzoni” pubblici che, specie in tempi non lontani, non hanno dato davvero buona prova di sé, anche per la loro strutturale difficoltà a resistere alle domande di “aggiustamento” ai fini del consenso immediato che provengono dalle forze politiche. La politica dimostri invece di essere capace di fare il suo vero mestiere, che è regolamentare in maniera ragionevole e far davvero rispettare quel quadro. Ne profitteranno tutti, cittadini e imprese, private o pubbliche che siano.

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