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Dossier | N. 45 articoliGenova, tutto sul crollo del ponte Morandi

Il Governo contro Autostrade: perché l’iter di decadenza non esclude altre azioni

Non solo avvio di una procedura per far decadere la concessione di Autostrade per l’Italia. La lettera inviata ad Aspi l’altro ieri dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli per iniziare l’iter, il cui testo è stato reso noto ieri, è anche un avvertimento: lo Stato si riserva qualsiasi altra azione per rivalersi sulla società. Per qualsiasi tipo di danno emerga di qui in avanti a cose e persone. Questo allargamento delle azioni possibili sembrerebbe essere “compensato” dal fatto che il Governo limiti la decadenza alla sola tratta Genova-Savona.

In sostanza, la lettera è strutturata in forma tale da lasciare aperta al Governo ogni possibilità. Sia la decadenza della concessione per grave inadempimento del concessionario, seguendo l’iter previsto dalla convenzione Stato-Aspi, che però nonostante la responsabilità della società prevede l’obbligo di pagarle i circa 20 miliardi di ricavi che prevedibilmente avrebbe conseguito fino al 2042 (termine della concessione). Sia altre azioni, di risarcimento danni o anche solo per impugnare proprio la clausola che obbliga lo Stato a pagare la “buonuscita” al concessionario anche quando questi ha gravi colpe.

Si cerca poi di superare l’ostacolo causato dal fatto che prima del crollo nemmeno il ministero avesse contestato ad Aspi carenze sul viadotto Polcevera. Infatti, la lettera è formulata come «contestazione del gravissimo inadempimento...agli obblighi di manutenzione e custodia, in oggettiva considerazione del collasso dell’infrastruttura, delle vittime accertate e degli ingenti danni riportati riportati ai beni anche di soggetti terzi, senza considerare l’interruzione del sistema di viabilità e quindi la compromissione della funzionalità delle infrastrutture concesse».

Quindi si cerca di far valere come responsabilità il “semplice” fatto che la struttura sia crollata e la perdita di quella funzionalità, che in base alla convenzioni il gestore deve invece garantire. Alla luce di questo, non stupisce che nella lettera manchi ogni riferimento al lavoro della commissione ministeriale d’inchiesta nominata giovedì, con il mandato di fornire entro 30 giorni una «dettagliata relazione» sull’accaduto.

Dove diventa esplicito che il Governo intende agire su tutti i fronti possibili è nel passaggio in cui si afferma che, dopo aver valutato le controdeduzioni con cui Aspi dovrà rispondere alle contestazioni, «si fa riserva di esperire tutte le iniziative di tutela apprestate dall’ordinamento giuridico».

Non solo: Toninelli amplia il campo dei possibili risarcimenti da chiedere ad Aspi - o comunque delle misure da adottare nei contronti della società - riservandosi «di sottoporre alle competenti autorità di governo ogni valutazione in ordine al miglior soddisfacimento dei molteplici interessi pubblici coinvolti, che attengono al piano della vita, della salute e della sicurezza dei cittadini e degli utenti delle infrastrutture». Una formulazione talmente ampia da far pensare che tra queste misure ci potrebbero anche essere sequestri per garantire che il patrimonio di Aspi venga vincolato per i risarcimenti, nel caso non fossero appostate in bilancio riserve sufficienti.

La lettera non chiarisce esplicitamente se l’eventuale decadenza della concessione si riferisca a tutta la rete Aspi o solo alla tratta in cui si trova il viadotto Polcevera. Ma nella parte descrittiva iniziale non cita solo il nome del viadotto, che già di per sé potrebbe bastare: aggiunge che è «localizzato sull’autostrada A10 Genova-Savona», utilizzando esattamente la stessa dicitura riportata nella convenzione. Questo potrebbe significare che il ministero interpreta la convenzione come un atto unico ma a contenuto plurimo (in sostanza, come un insieme di più accordi, ciascuno riferito a una delle tratte elencate dalla convenzione stessa). Dunque, la farebbe decadere solo per l’autostrada su cui si trova il viadotto Polcevera: la A10, peraltro solo fino a Savona perché la sua prosecuzione è in concessione all’Autofiori, totalmente estranea alla vicenda.

Infine, nel testo non c’è alcun cenno né alla ricostruzione del viadotto da parte di Aspi né all’eventuale diritto della società a ottenere dal subentrante una cifra pari al valore della nuova struttura, in quanto opera non ammortizzata, come accade normalmente quando una concessione passa di mano.

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