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Il Papa ai cattolici del mondo: vergogna e pentimento per i preti pedofili

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sabato la visita in irlanda

Il Papa ai cattolici del mondo: vergogna e pentimento per i preti pedofili

Un lettera al “popolo di Dio” in cui il Papa affronta in profondità, come mai aveva fatto, il “crimine” degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa. Non era mai accaduto che un pontefice arrivasse a tanto, ma i fatti degli ultimi tempi sono eccezionali, e anche il contesto temporale è determinante: sabato e domenica prossimi Francesco sarà in Irlanda per la Giornata Mondiale delle Famiglie, in quell'Irlanda cattolica (e sempre più secolarizzata) colpita al cuore dagli abusi forse più di ogni altra comunità al mondo. Il Papa non solo chiede perdono ma invita tutti i cattolici - certamente quelli che ancora si sentono tali - alla preghiera e al digiuno: insomma a ornare alle origini, perché leggi e regolamenti, pur importanti (e che effetti li stanno producendo, va detto), non bastano più. La Chiesa di oggi con «vergogna e pentimento», ammette «che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite», «abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli», e che il lamento delle vittime «per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere».

L'orrore della nuova inchiesta in Pennsylvania su mille abusi
L'iniziativa del Papa arriva quindi alle vigilia del pellegrinaggio in Irlanda (che vide la rimozione di vescovi e la quasi rottura delle relazioni diplomatiche con Dublino durate il pontificato di Ratzinger, per fatti vecchi naturalmente) e a valle dell'enorme scandalo in Cile, che ha visto il dimissionamento in massa dei vescovi, chiamati ad una correità collettiva sulle coperture ai pedofili. Ma l'orrore emerge di nuovo dall'inchiesta in Pennsylvania, che ha portato alla rinuncia al viaggio in Irlanda dei cardinale di Washington, Donald Wuerl (tra i grandi elettori di Bergoglio, ma oggi sotto i riflettori) e di Boston, Sean O'Malley, che guida la commissione contro la pedofilia, organismo spesso sotto attacco per gli scarsi risultati e le resistenze che incontra e che non riesce ad abbattere. Il rapporto del Gran Giurì dello stato Usa parla di 301 preti che, dal 1947 fino a tempi recenti, avrebbero abusato oltre mille giovani, in modi irriferibili: violenze su bambini e bambine ai limiti del rito satanico, in ben sei diocesi. Nessuno ha visto o sentito? Perché non si è intervenuti ma solo al massimo si è traferito l'orco che poi iniziava di nuovo in un terreno da esplorare? Oggi forse le cose sono cambiate (anche in Europa), resta l'orrore e la Chiesa è di nuovo nella bufera, specie in quegli Stati Uniti a maggioranza cattolici che avevano riposto in Francesco grande fiducia. Ma i casi sono molti con quello dell'ormai ex cardinale McCarrick (caso unico di una porpora ritirata) accusato di abusi su un minore quand'era prete ma anche di aver molestato sessualmente per molti anni seminaristi e giovani sacerdoti.

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«Mai più altri abusi né coperture»
Bergoglio è netto: «Ancora una volta la sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate. Un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell'intera comunità, siano credenti o non credenti. Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità». I casi svelati negli Usa, cui Francesco fa riferimento esplicito, sono i molti casi di oltre 70 anni fa, ma queste ferite «non vanno mai prescritte». Il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l'anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravità cadendo nella complicità».

«Vergogna e pentimento» della comunità ecclesiale
«Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite» E ancora: «La dimensione e la grandezza degli avvenimenti esige di farsi carico di questo fatto in maniera globale e comunitaria», prosegue il Pontefice argentino. «Benché sia importante e necessario in ogni cammino di conversione prendere conoscenza dell'accaduto, questo da sé non basta. Oggi siamo interpellati come Popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito. Se in passato l'omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura, in un ambito dove i conflitti, le tensioni e specialmente le vittime di ogni tipo di abuso possano trovare una mano tesa che le protegga e le riscatti dal loro dolore». Una solidarietà che «reclama la lotta contro ogni tipo di corruzione, specialmente quella spirituale».

Appoggiare le inchieste giudiziarie sui casi di abusi
È «imprescindibile», in questo senso, «che come Chiesa possiamo riconoscere e condannare con dolore e vergogna le atrocità commesse da persone consacrate, chierici, e anche da tutti coloro che avevano la missione di vigilare e proteggere i più vulnerabili. Chiediamo perdono per i peccati propri e altrui. La coscienza del peccato ci aiuta a riconoscere gli errori, i delitti e le ferite procurate nel passato e ci permette di aprirci e impegnarci maggiormente nel presente in un cammino di rinnovata conversione». La penitenza e la preghiera, inoltre, «ci aiuteranno a sensibilizzare i nostri occhi e il nostro cuore dinanzi alla sofferenza degli altri e a vincere la bramosia di dominio e di possesso che tante volte diventa radice di questi mali», scrive Francesco, auspicando che il digiuno «ci procuri fame e sete di giustizia e ci spinga a camminare nella verità appoggiando tutte le mediazioni giudiziarie che siano necessarie» e digiuno «che ci scuota e ci porti a impegnarci nella verità e nella carità con tutti gli uomini di buona volontà e con la società in generale per lottare contro qualsiasi tipo di abuso sessuale, di potere e di coscienza». Da ricordare che in Italia le linee guida della Cei varate gli scorsi anni non sanciscono l'obbligatorietà per i vescovi di denunciare all'autorità giudiziaria i fatti di cui verrebbero a conoscenza. Nella lunga lettera - oltre tre cartelle - un passaggio importante è la nuova ferma condanna del clericalismo, la forma di potere legalitario imperante nella Chiesa pre-concilio ma ancora ben radicata: in riferimento è a «un modo anomalo di intendere l'autorità nella Chiesa - molto comune in numerose comunità nelle quali si sono verificati comportamenti di abuso sessuale, di potere e di coscienza - quale è il clericalismo», quell'atteggiamento che «non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente».

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