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Gole del Raganello, il giorno dopo: voci dal luogo della tragedia

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Resi noti i nomi delle vittime

Gole del Raganello, il giorno dopo: voci dal luogo della tragedia

Qui dove comincia la Calabria ed è appena finita la Basilicata oggi si respira l’aria della tragedia. A Civita, borgo arbëreshë di mille abitanti, nel Parco del Pollino, sono ovattati i suoni, solo accennati i profili delle case, offuscata la montagna calcarea che sovrasta il paese. La piazza è gremita ma non ci sono rumori. Tutto come sospeso, nonostante la presenza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, del procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, del prefetto Paola Galeone e di una comunità intera sconvolta ma presente, attiva e operosa.

Le dieci vittime
Si piangono le vittime delle Gole del Raganello: 10 persone morte, 6 donne e 4 uomini. Tre pugliesi, 2 romani, 2 campani, 1 lombardo e 2 calabresi. Si tratta di Antonio de Rasis, 32 anni, residente a Reggio Calabria, Gianfranco Fumarola, 42 anni, residente a Cisternino, Antonio Santopaolo, napoletano di 44 anni, sua moglie Carmela Tammaro, 41enne, Maria Immacolata Marrazzo di Ercolano, 43 anni, la coppia romana composta da Carlo Maurici, 35enne, e Valentina Venditti, 34enne, Paola Romagnoli, bergamasca di 55 anni, Miriam Mezzolla, 27 anni di Torricelle, nonché Claudia Giampietro, 31, di Conversano. Undici gli escursionisti ricoverati negli ospedali di Cosenza, Castrovillari, Rossano e Roma. Ventitrè in tutto le persone messe in salvo. Molti sono ancora in stato di choc. Mercoledì la Calabria è in lutto, si stringe ai familiari delle vittime. E cala le bandiere a mezz’asta, come deciso dal governatore Mario Oliverio.

Gole del Raganello, ricognizione nei luoghi della tragedia

«Avevano firmato la “liberatoria”, visionato il filmato dell’escursione, indossato muta e casco», racconta Antonluca De Salvo, vicepresidente della proloco di Civita, volontario del Soccorso alpino. «È la prassi. Sapevano che in alcuni punti l’acqua avrebbe potuto salire dalle caviglie fino al bacino». In molti però accedono alle gole liberamente. «Del resto si tratta di un'escursione turistica», aggiunge De Salvo.

A pochi metri dal Ponte del Diavolo
Nessuno si aspettava che una pioggia così furiosa ingrossasse il torrente e lo spingesse tutto giù fino a riempire il canyon. A pochi metri dal Ponte del Diavolo. Nemmeno Antonio De Rasis, 32 anni, anche lui nel Soccorso alpino, di Cerchiara, un paesino a pochi chilometri da Civita, guida esperta e accorta. «Da quella massa d'acqua non ne sarebbe venuto fuori nessuno – spiega Emanuele Pisarra, guida ufficiale del Parco del Pollino – neanche il più grande degli alpinisti, neanche Messner. Il fatto che lo zaino di Antonio sia stato ritrovato a cinque chilometri di distanza dal corpo significa che è stata la furia dell’acqua a strapparglielo. Conoscendolo, so che lui si sarebbe potuto salvare, gli sarebbe bastato arrampicarsi per qualche metro, ma invece avrà tentato di aiutare il gruppo ed è stato travolto».

Il ministro Costa: «Cerchiamo le responsabilità»
Il ministro Costa ha fatto la voce grossa: «Cerchiamo le responsabilità. Ci siamo stancati di piangere morti. Vogliamo sapere se questo comune è dotato del piano di Protezione civile, se è stato aggiornato e come è declinato, se c’era un’adeguata tabellazione. Capire se c’è stata negligenza, sciatteria, improfessionalità», ha detto nel corso della riunione del Comitato per l’ordine pubblico che si è svolta nel municipio di Civita. E sul caso la Procura della Repubblica di Castrovillari ha aperto un fascicolo contro ignoti, ipotizzando i reati di omicidio colposo, lesioni colpose, inondazione e omissione d’atti d'ufficio.

L’allerta gialla
Il capo della protezione civile Carlo Tansi è provato: «L’impeto delle acque è stato tale da trascinare i corpi per circa cinque chilometri. La soluzione affinché cose del genere non si ripetano più è puntare sulla prevenzione». Ieri c’era allerta gialla.
Stefania Emmanuele, promotrice turistica e culturale originaria di Civita, dà voce alla sua comunità: «Questo è un duro colpo, l’accoglienza è la nostra vocazione, tanto che rappresenta l’economia del nostro territorio. Nel paese in questi ultimi anni sono nate molte strutture ricettive che ora sono a disposizione di tutti per questa tragica emergenza. È arrivato il momento di prendersi seriamente cura del nostro meraviglioso patrimonio naturalistico, stabilendo nuove regole». La discussione ora verte sulla formazione delle guide: quelle torrentistiche che abbiano esperienze di forra si contano sulla punta delle dita. Pisarra ha proposto al sindaco Alessandro Tocci nuovi corsi avanzati. Per il presidente del Parco Domenico Pappaterra «questa disgrazia deve indurre tutti i soggetti coinvolti a garantire maggiori condizioni di sicurezza».

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