Italia

I rischi di politiche esasperate

  • Abbonati
  • Accedi
scelte e consensi

I rischi di politiche esasperate

Da sinistra, Luigi Di Maio , Giuseppe Conte e Matteo Salvini (Reuters)
Da sinistra, Luigi Di Maio , Giuseppe Conte e Matteo Salvini (Reuters)

Acosa mira l’inasprimento della polemica politica? Ridurre tutto agli entusiasmi incompetenti di qualche ministro o alle pulsioni al bullismo politico di altri è credibile fino a un certo punto.

Oggettivamente l’attuale alleanza di governo ha un consenso apparentemente così solido (siamo sempre ai dati di sondaggi) da non spiegare la necessità di continue provocazioni e intemerate. Anzi, la situazione dovrebbe consigliare di trarne profitto per allargare ancor più la propria legittimazione verso quei ceti dirigenti che, senza essere pregiudizialmente ostili, hanno qualche perplessità sulle attitudini della nuova classe a governare. Continuare nella strategia di eccitare l’opinione pubblica offrendole in pasto capri espiatori non si sa quanto sia opportuno. Eppure ogni problema è presentato come dovuto alla presenza di oscuri poteri (che grazie alle denunce dei nuovi governanti oscuri non lo sono più), i quali hanno tramato per mandare a fondo il paese. Europa e passati governi l’hanno travolto scaricandogli addosso il dramma dell’immigrazione; il capitalismo rapace, sempre con la complicità dei passati poteri, ha evitato di manutenere il viadotto Morandi causando più di quaranta vittime; sempre il passato governo ha dato l’Ilva in pasto ad Arcelor-Mittal con una gara manipolata, ma in modo tale da renderla difficilmente annullabile. In aggiunta a queste rappresentazioni i due vicepremier fanno a gara a mostrarsi gli unici garanti della tenuta di una linea ferma: Salvini su Facebook sfidando insieme magistratura, presidente della Repubblica e lo stesso premier del suo governo; Di Maio facendo sapere che non solo a Ilva penserà lui, ma che proporrà di bloccare il pagamento all’Unione europea della quota italiana (una mossa senza fondamento legale).

Chiedersi dove vogliano andare a parare è doveroso. La tecnica dell’evocare capri espiatori fa parte, riconosciamolo, delle risorse a cui ricorrono più o meno tutti in politica. Ci si scarica di responsabilità attribuendo la colpa a qualche “diavolo” e al tempo stesso ci si propone di conquistare consenso facendo sapere che adesso c’è qualcuno che ha visto e che provvederà a mettere le cose a posto. Naturalmente questa tecnica non desta più preoccupazioni di tanto finché rimane entro dei limiti. Quando viene esasperata diventa pericolosa, perché incita alla formazione nel paese di fazioni l’un contro l’altra armate e mette a rischio la tenuta del sistema. Non è che intorno non si veda quanto sta accadendo e se ne è avuto già sentore con una prima fuga di investitori esteri dalla sottoscrizione del nostro debito pubblico. L’esasperare lo scontro con i partner europei può produrre un loro coalizzarsi contro di noi, senza che si abbiano efficaci armi di difesa.

Dunque, perché correre questi rischi? Le ipotesi che si possono fare sono due. La prima è che l’alleanza di governo pensi di blindare il suo consenso attuale radicalizzandone i sentimenti. In fondo si tratterebbe di offrire alla maggioranza l’immagine dell’arrivo, finalmente, degli “uomini forti” tanto invocati nel recente passato. La seconda è che ci si stia preparando una via d’uscita per l’autunno, quando si vedrà che le promesse elettorali vanno ridimensionate e anche che le attuali intemerate hanno prodotto ben poco. Allora farà molto comodo dire all’opinione pubblica: i cattivi ci stanno facendo pagare il conto del nostro coraggio nel difendervi. Due prospettive che possono anche convivere. Il che non è affatto incoraggiante.

© Riproduzione riservata