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Concorrenza, una cultura da sempre minoritaria

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una legge accidentata

Concorrenza, una cultura da sempre minoritaria

Imagoeconomica
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Una legge nata sotto una cattiva stella e destinata forse a cadere in desuetudine. Può essere questa l’immagine della legge annuale per il mercato e la concorrenza approvata nell’agosto 2017 (n. 124/2017) che ha avuto un percorso parlamentare accidentato, ha perso pezzi strada facendo e sta subendo ritardi e ripensamenti nella fase attuativa. Anzitutto il modello di una legge annuale per aprire i mercati a una maggior concorrenza risale a quasi un decennio fa. Fu introdotto infatti nel 2009 come uno strumento di adeguamento permanente della legislazione nazionale promosso da un disegno di legge del Governo elaborato anche sulla base di proposte inviate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (art. 47 della legge n. 99/2009).

L’idea di fondo è che la legislazione va monitorata e corretta a ritmo costante e all’interno di una strategia unitaria.

E ciò sia per rimuovere normative antiquate, magari con incrostazioni corporative e stataliste, sia per aggiornare regole che frenano lo sviluppo di nuovi mercati promosso dall’evoluzione tecnologica. Si pensi per esempio alle piattaforme digitali che hanno rivoluzionato i trasporti urbani (Uber) e le locazioni brevi (Airbnb).

Una prima osservazione è dunque che una legge pensata come annuale sta diventando decennale. Infatti, quella emanata lo scorso anno è il primo caso di applicazione del modello introdotto nel 2009. Vero è peraltro che un’ondata di norme proconcorrenziali venne varata, specie all’epoca del governo Monti, con decreti legge che hanno avuto corsie privilegiate di conversione.

In secondo luogo, lo stesso iter della legge n.124/2017 è stato lungo visto che ha preso le mosse da una segnalazione dell’Autorità antitrust inviata al Governo nel luglio 2015. Il disegno di legge governativo presentato alle Camere nel febbraio 2015 peraltro non ha raccolto tutti i suggerimenti di quest’ultima. Ciò è fisiologico perché le indicazioni di un organo tecnico indipendente devono comunque essere filtrate in sede politica. Dall’altro lato, il disegno di legge ha perso via via pezzi importanti attenuandone così la portata innovativa. Il testo si è anche appesantito di norme che hanno poco a che fare con la concorrenza, come per esempio quelle relative alla circolazione all’estero dei beni culturali o agli obblighi di pubblicità con finalità di anticorruzione previsti per i contributi pubblici ricevuti da associazioni e fondazioni.

In terzo luogo, la legge n. 124/2017 ha visto la luce in un contesto generale non favorevole. La relazione annuale dell’Autorità garante della concorrenza presentata prima dell’estate sottolinea come l’avvio negli ultimi anni di importanti processi di liberalizzazioni e di riforme pro-concorrenziali “abbia subito nel 2017 un brusco arresto”.

La stessa legge n. 124/2017 rinvia nel tempo l’entrata in vigore e l’attuazione di misure relative a settori importanti come quello energetico, dei carburanti e dei trasporti locali.

La tendenza negativa è proseguita anche nell'ultimo anno ad opera del Decreto Fiscale (n. 172/2017), della legge di bilancio (n. 2015/2017) e della cosiddetta legge Lorenzin (n.3/2018) che, per esempio, hanno ampliato il perimetro delle attività riservate a Poste Italiane, reintrodotto minimi tariffari per i professionisti (il cosiddetto equo compenso), istituito nuovi ordini professionali nel settore sanitario.

Anche perché la fase di attuazione della legge n. 124/2017 sta accumulando ritardi visto che sono stati emanati solo cinque dei ventotto provvedimenti attuativi. Inoltre, il recentissimo decreto legge Mille proroghe (n. 91/2018), nella versione approvata dal Senato in sede di conversione, sposta di un anno la scadenza prevista dalla legge n. 124/2017 per un’attuazione integrale del mercato libero dell’energia elettrica.

Da ultimo, le proposte di questi giorni sulla “nazionalizzazione” delle concessioni autostradali, cioè sul ritorno alla gestione in mano pubblica, potrebbero segnare una svolta nei rapporti tra Stato e mercato nella direzione di una mano più pesante del primo. La stessa riforma dei servizi pubblici locali, tante volte rinviata, ove riprendesse corso, potrebbe valorizzare ancor più le gestioni in-house, in alternativa alle gare per la scelta di un gestore privato.

In realtà, le liberalizzazioni attuate in Italia sono state in gran parte imposte dal diritto europeo perché la cultura della concorrenza continua a essere da noi minoritaria. E ciò spiega anche la falsa partenza e la possibile rottamazione della legge annuale della concorrenza.

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