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Quando nel ’46 Parigi voleva Cannes in agosto per oscurare la Mostra…

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Quando nel ’46 Parigi voleva Cannes in agosto per oscurare la Mostra di Venezia

Le macerie della guerra ingombravano ancora le calli di Venezia, il sangue dei sette antifascisti passati per le armi dai nazisti, proprio davanti ai Giardini della Biennale due anni prima (nell’agosto del ‘44), era ancora un ricordo vivo, i cinema della città erano requisiti dagli Alleati e i grandi alberghi del Lido erano chiusi da mesi. Eppure, nonostante tutte le avversità esterne, la macchina inarrestabile della Mostra del Cinema era pronta a ripartire per merito di alcuni uomini eccezionali che amavano il cinema e la sua libertà.

A ricordare quei mesi ci ha pensato Flavia Paulon, la storica segretaria della Mostra che ha travasato segreti e retroscena in un libro apparso nel ‘71, La Dogaressa contestata. La Paulon ricostruiva il lavoro dei mesi che seguirono la Liberazione. Francesco Pasinetti, critico, docente del Centro sperimentale e regista era stato chiamato dal direttore della Mostra, il conte Elio Zorzi, come suo più stretto collaboratore. Pasinetti si dedicò, scrive la Paulon, alla ricerca delle pellicole e «fece di tutto perché nessun film prodotto nel mondo di cui aveva notizia e che fosse dal punto di vista culturale o contenutistico importante, dovesse mancare a Venezia; per questo inviava quasi quotidianamente lunghi elenchi al conte Zorzi segnalando registi e film».

Il risultato, ricostruiva la Paulon, fu un importante complesso di opere che attirò una gran folla di spettatori, di giornalisti italiani e stranieri. «Era la prima volta dopo la guerra - scriveva la Paulon - che si sarebbero potuti vedere film di Paesi dai quali la guerra stessa ci aveva separato. D’altro canto la produzione italiana era vibrante per il nuovo corso che il neorealismo doveva dare a tutto il cinema». Ma era appena iniziata l’organizzazione della prima Mostra dopo la guerra che «sorse il problema Cannes». La Francia già dal 1937 aveva lanciato l’idea di organizzare a Cannes un proprio Festival Internazionale «che avrebbe dovuto essere più libero, senza influenze politiche, progetto sospeso per la guerra». Non appena i francesi seppero che a Venezia si riprendeva la Mostra, scriveva sempre la Paulon, «decisero di riprendere l’idea e, diabolicamente, stabilirono di fare il loro Festival proprio in coincidenza con quello veneziano, con il rischio naturalmente di danneggiare entrambi le manifestazioni. I francesi minacciarono anche di non partecipare a Venezia».

Fu allora che il conte Zorzi chiamò accanto a sé Ottavio Croze, che era stato il direttore di tutte le Mostre prima della guerra, ed ebbe lunghi colloqui con il commissario straordinario della Biennale che era anche il sindaco della Liberazione di Venezia, Giovanni Ponti. Questi si recò a Roma per porre il problema dei francesi con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Cappa, e chiedere assistenza ufficiale per un incontro con i promotori del festival di Cannes. Elio Zorzi e Ottavio Croze si recarono a Parigi e, dopo molte trattative, raggiunsero un accordo con la delegazione francese per cui il Festival di Cannes si sarebbe svolto in primavera e quello di Venezia tra agosto e settembre.

Ma, ricostruiva la Paulon, per quella prima edizione dopo la guerra «le difficoltà non erano finite». Il Palazzo del Cinema era ancora requisito dagli Alleati, al Lido appena finita la guerra gli alberghi erano chiusi e mancavano le attrezzature. Si decise allora di organizzare le proiezioni al cinema San Marco che però era requisito dagli inglesi e «si dovette ottenere la temporanea derequisizione dal Comando alleato che lo concesse solo per i quindici giorni della manifestazione». Finalmente, il 31 agosto del ‘46 si inaugurò la prima Mostra del dopoguerra alla quale parteciparono nove nazioni con 35 film e 32 cortometraggi. Alla fine la Francia riconobbe la superiorità artistica di Venezia sia pure di un Paese “nemico” e inviò per la nuova Mostra una selezione eccezionale di opere. Una per tutte : Les enfants du Paradis (in italiano Amanti perduti) di Marcel Carné.

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