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Inps, un milione di visite fiscali. Spesa per 4,8 miliardi

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Inps, un milione di visite fiscali. Spesa per 4,8 miliardi

Diciotto milioni di certificati per malattia presentati ogni anno, per una spesa di 4,8 miliardi di euro. E “appena” il 5% di visite di controllo, in valore assoluto un milione. A snocciolare questi numeri è stato il presidente dell’Inps Tito Boeri, nel corso di un’audizione alla Commissione lavoro della Camera che ha sottolineato come sia particolarmente importante «scegliere con cura dove e quando eseguire le visite».

Le regole in materia di verifiche della malattia sono cambiate nell'ultimo anno che da un lato ha visto il debutto del Polo unico per le visite fiscali e dall’altro la riscrittura della disciplina per i dipendenti pubblici.
Il Polo unico è attivo da poco più di un anno (dal 1° settembre 2017) e attribuisce all'Inps la competenza esclusiva a effettuare visite mediche di controllo sia su richiesta dei datori (pubblici e privati) sia d’ufficio.
Nel primo trimestre del 2018 - ultimi dati disponibili - sono state portate a termine 224mila visite a domicilio, rispetto a quasi 6,6 milioni di certificati medici presentati.

I tassi di idoneità al lavoro ogni cento visite sono stati del 40,1% (su 75.214 richieste d’ufficio) e 32% (su 48.018 richieste datoriali) nel privato, e rispettivamente del 10,3% (su 7.452 visite richieste d’ufficio) e 37,1% (su 93.776 visite su richiesta datoriale) nel settore pubblico. Se consideriamo gli stock più consistenti - oltre 75mila controlli d’ufficio nel privato e quasi 84mila su richiesta nel pubblico - emerge che in circa 6 casi su 10 sono stati accertati casi come la conferma o riduzione della prognosi senza idoneità, l’assenza giustificata o l’assenza non giustificata. Il tasso di riduzione della prognosi ogni cento visite è del 6,3 (visite d’ufficio nel privato) e del 3,1 (visite d’ufficio nel pubblico.

Numeri che però si riferiscono in larga parte al periodo precedente l’intervento del garante della privacy, che nel marzo scorso ha portato l’Inps a sospendere la «programmazione intelligente delle visite» per procedere a un'estrazione causale dei malati da sottoporre a controllo. Ciò ha portato, ha detto Boeri, a una riduzione del 39,5% delle visite che prevedono una riduzione della prognosi.


È evidente, ha sottolineato Boeri, «che una selezione intelligente dei certificati medici per i quali disporre le visite mediche di controllo sia essenziale per l’Inps. Data la numerosità dei controlli, un milione, è, inoltre, inevitabile che la selezione sia, almeno in parte, automatizzata, non essendo certo gestibile a mano». L’Inps, ha osservato ancora Boeri, «ha circa 400 medici di ruolo, che dovrebbero esaminare manualmente 30mila certificati pro capite, cui andrebbero aggiunti i 15mila pro capite dei lavoratori pubblici del Polo Unico. Il fondamento della selezione su riscontri obiettivi e procedure informatiche è importante anche per garantire una uniformità di trattamenti su tutto il territorio nazionale e scoraggiare potenziali comportamenti collusivi che ci potrebbero essere a livello locale tra medici fiscali e lavoratori assenti per malattia».

Le regole sui controlli
Tra dipendenti privati e pubblici - nonostante il percorso di avvicinamento introdotto dal decreto 206/2017 - resta una differenza fondamentale che riguarda le fasce orarie di reperibilità che sono 9-13 e 15-18 nella Pubblica amministrazione e 10-12, 17-19 nel settore privato.

Tutti i lavoratori, in ogni caso, possono essere sottoposti più volte alla visita fiscale, durante il periodo di prognosi indicato dal certificato medico.
Inoltre per evitare le assenze “strategiche” dal lavoro, a ridosso di vacanze o ponti, i lavoratori possono essere sottoposti a visite fiscali «anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale».

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