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Ponte Genova, incidente probatorio: i quesiti della procura

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l’inchiesta

Ponte Genova, incidente probatorio: i quesiti della procura

«Descrizioni dello stato attuale dei luoghi; descrizioni e accertamento delle condizioni di conservazione e manutenzione dei manufatti non crollati e delle parti del viadotto precipitate e non ancora rimosse; campionamento e conservazione delle parti utili ai fini della prova». Sono i quesiti generali con cui la Procura della Repubblica di Genova chiede al giudice per le indagini preliminari di «procedere nelle forme dell’incidente probatorio» al fine di ricostruire, in contraddittorio tra le parti, gli eventi che hanno portato al crollo del viadotto Polcevera di Genova, che il 14 agosto scorso ha provocato 43 vittime.

GUARDA VIDEO - Crollo ponte Morandi, 20 persone indagate

L’udienza
Bisognerà, dunque, chiarire se i vertici di Autostrade spa e i dirigenti del ministero delle Infrastrutture fossero nelle condizioni di prevedere «l’evento crollo» del viadotto. Per questo le operazioni di rimozione dei detriti si stanno svolgendo «sotto la vigilanza e le direttive dei consulenti tecnici della Procura, gli ingegneri Renato Buratti e il professor Giorgio Malerba, in modo da conservare e campionare, nel miglior modo possibile, le parti di manufatto potenzialmente utili ai fini della prova dei fatti per cui si procede e delle relative responsabilità».

Gli indagati
Nel registro degli indagati figurano 20 persone, tra le quali spiccano l’amministratore delegato di Autostrade spa Giovanni Castellucci, il responsabile delle opere di manutenzione Paolo Berti e il responsabile del procedimento retrofitting Paolo Strazzullo. Con loro anche il direttore generale della vigilanza delle Infrastrutture Vincenzo Cinelli e il predecessore Mauro Coletta, i dirigenti Bruno Santoro e Giovanni Proietti, l'ex direttore della manutenzione Mario Bergamo e il responsabile del tronco autostradale di Genova Stefano Marigliani. Del provveditorato, infine, Roberto Ferrazza e Salvatore Bonaccorso. L'accusa del procuratore capo Francesco Cozzi, dell’aggiunto Paolo D'Ovidio e dei sostituti Massimo Terrile e Walter Cotugno allo stato è preliminare: i pm ipotizzano i reati di disastro colposo, omicidio stradale colposo plurimo e omicidio stradale colposo aggravato dalla violazione della normativa antinfortunistica.

Le verifiche della Guardia di Finanza
Gli accertamenti del primo gruppo della Guardia di finanza, al comando del colonnello Ivan Bixio, hanno già dato un ordine alla vasta mole di studi, documenti e progetti messi a punto sul ponte Morandi, dal nome del suo progettista, Riccardo Morandi. Tra questi documenti c'è anche il resoconto di una riunione del Consiglio di amministrazione di Autostrade spa, in cui fu previsto lo stanziamento di 20 milioni di euro per il “retrofitting”, ossia la ristrutturazione dei tiranti il cui cedimento potrebbe essere all'origine del crollo e, dunque, della strage. Gli stessi top manager, nel corso di quel consiglio, definirono una “priorità” l'intervento sui tiranti. Un dato che potrebbe suffragare l’ipotesi che il rischio crollo fosse prevedibile per la società controllata dal gruppo Atlantia, il cui maggior azionista è Benetton.

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