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Boccia: in Italia industria forte ma non per capitalismo di relazione

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le proposte per il rilancio del paese

Boccia: in Italia industria forte ma non per capitalismo di relazione

«L'industria italiana è molto potente, non è affatto vero che esiste un capitalismo di relazione altrimenti non saremmo il secondo paese manifatturiero d'Europa, nonostante gli handicap che abbiamo». Vincenzo Boccia parla davanti alla platea di imprenditori, economisti e banchieri al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Tema del dibattito le ricette per il rilancio del paese. Il presidente di Confindustria ha insistito che bisogna avere chiara l'idea dei tre fondamentali dell'economia: debito, da ridurre, deficit, da tenere a bada, e la crescita, «perché senza sviluppo possiamo parlare di solidarietà, ma è teoria».

Piano a medio termine per il rilancio
Occorre un «piano a medio termine» ha detto Boccia che ha lanciato una serie di proposte «complementari e non antitetiche» al programma di governo: piano di inclusione giovani con la detassazione dei primi due anni di lavoro; detassazione e decontribuzione dei premi di produttività; incremento del Fondo di garanzia a 5 milioni, crediti della Pa, questione temporale. Ed ha ipotizzato, di fronte alle ipotesi di condono fiscale circolate ultimamente, una «rateizzazione lunga per le imprese in difficoltà ma non marginali, quel 60% in transizione che vanno aiutate a fare il salto di qualità».

“È cambiata la classe dirigente politica nel paese ma non sono cambiate le criticità che abbiamo da sempre, la sfida è trasformarle in soluzioni”

Vincenzo Boccia, presidente Confindustria 

Gli handicap dell’industria italiana
E se ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva richiamato le imprese alla propria responsabilità, parlando di capitalismo di relazione, il presidente di Confindustria ha replicato sottolineato gli handicap con cui il mondo industriale italiano deve fare i conti: 20% di total tax rate in più rispetto alla Germania, il 30% in più di costo dell'energia, il 30% in meno di produttività. Se siamo secondi con questi svantaggi, rimuovendoli potremmo essere i primi al mondo, è il pensiero di Boccia. Ed è compito della politica creare le condizioni per cui le aziende possano crescere e creare lavoro. «È cambiata la classe dirigente politica nel paese ma non sono cambiate le criticità che abbiamo da sempre, la sfida è trasformarle in soluzioni», ha detto Boccia, sollecitando «pragmatismo, realismo e buon senso, anche legati alle dichiarazioni di ieri del presidente del Consiglio che invitava ad analizzare i fatti e non le dichiarazioni».

Sostenibilità e responsabilità
La sfida per Boccia è «capire quale paese immaginiamo per il futuro, possiamo essere una delle più grandi manifatture del mondo, riducendo i divari, con le persone al centro della società e l'impresa al centro dell'economia». Abbiamo apprezzato molto negli ultimi giorni, ha proseguito, «sentir parlare di un piano a medio termine per arrivare ai fini del contratto di governo, perché significa sostenibilità e responsabilità. Abbiamo apprezzato il fatto di non toccare l'impianto di Industria 4.0, una politica dei fattori su cui occorre spingere per evitare scambi con la politica. Quegli strumenti hanno portato ad un 30% in più di investimenti privati rispetto al 2017 e +7% di export». E poi «l'attenzione al cuneo fiscale», ha continuato il presidente di Confindustria.

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Misure complementari al “contratto di governo”
E in una intervista a Rainews 24, alla domanda sull'ipotesi di scendere in piazza, Boccia ha aggiunto: «L'ipotesi per oggi è calmierata, con il cambio di tattica nel medio termine da parte dell'esecutivo c'è un calmieramento dei rapporti, è emerso un senso di responsabilità, i toni non sono di conflitto verso il nostro mondo». Temi ripresi in un’intervista al Tg3: con il governo «è scoppiata una tregua», vediamo responsabilità «da parte dei ministri e vice premier Salvini e Di Maio», ha continuato Boccia, apprezzando le dichiarazioni che vanno nella direzione di «calmierare il deficit».

Boccia auspica il confronto ed ha indicato una serie di misure che possono essere «complementari e non antitetiche» rispetto al contratto di governo, a costo zero o che necessitano di poche risorse, che possono avere un grande impatto sull'occupazione e sull'economia reale, individuando prima gli effetti che si vogliono raggiungere, poi le risorse e infine intervenendo sui saldi di bilancio. Occorre in piano di inclusione giovani azzerando per due anni la contribuzione «un modo per parlare di equità generazionale e non solo di pensioni»; la detassazione e decontribuzione totale dei premi di produttività, per avere salari più alti ed essere competitivi, seguendo l'esempio della Germania; occorre incrementare la dote del il Fondo di garanzia «che ha funzionato molto bene» fino a 5 milioni per aiutare quel 60% di imprese che è ancora in una fase di transizione; i crediti della Pa verso le imprese.

Le riforme e il nodo dei tempi
Inoltre Boccia ha posto in evidenza la questione temporale, cioè in quanto tempo si realizzano le cose che dobbiamo fare: il riferimento è stato al ponte di Genova «che va realizzato in tempi certi e brevi», alla giustizia «non solo sentenze veloci, ma un nuovo modello organizzativo, il Tribunale di Torino insegna, può permettere di smaltire gli arretrati con più velocità. E' una dimensione etica importante per il paese». Altro punto le infrastrutture «che per noi collegano il centro alle periferie, in un'idea di società che include, e l'Italia al mondo». Rifiutiamo l'idea, ha chiarito il presidente di Confindustria, di un'Italia periferia d'Europa. Ed ha rilanciato l'idea già proposta alle Assise di Verona di un grande piano infrastrutturale europeo, da finanziare con una dotazione di 500 miliardi di euro. «Per un'Europa del lavoro, dei giovani e della competitività delle imprese, a partire dall'industria».

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