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Più di 150 casi di polmonite nel Bresciano, si esclude la legionella…

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SOSPETTI SULLA RETE IDRICA

Più di 150 casi di polmonite nel Bresciano, si esclude la legionella per due decessi

Sono più di 150 i casi di polmonite accertati in questi giorni nella zona della Bassa bresciana orientale, tra Montichiari e Calvisano, con due casi di morte sospetti. Un allarme che l'agenzia di tutela della salute ha raccolto e sul quale sta indagando per capire le cause di questa epidemia. Non è escluso che i casi di polmonite siano dovuti ad un batterio presente nell'acqua. I casi riportano alla mente l'emergenza legionella scoppiata a luglio nell’hinterland milanese, dove si sono registrati 52 casi e cinque decessi. A quanto riferisce l’Agenzia di tutela della salute di Brescia, i due decessi avvenuti nei comuni di Carpenedolo e Calvisani (un uomo din 84 anni e una donna di 69 anni) non possono essere ricondotte alla stessa infezione.

Oltre 121 accessi al Pronto soccorso
Solo gli accessi al Pronto soccorso degli ospedali della zona sono stati 121, ma i casi di polmonite superano i 150. Ats di Brescia sta effettuando le analisi degli acquedotti perché si ipotizza che l'epidemia sia dovuta ad un batterio presente proprio nell'acqua. Nel pomeriggio di ieri si è tenuto a Brescia un vertice tra Ats, l'agenzia di tutela della salute, e i responsabili degli acquedotti della Bassa bresciana per valutare il possibile collegamento tra i casi di polmonite e la presenza di un batterio nell'acqua.

«Il personale di vigilanza del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria e del Laboratorio di Sanità Pubblica di ATS Brescia - ha spiegato Gallera - è impegnato nella verifica della rete idrica dei comuni interessati. In particolare i tecnici dell'Igiene stanno realizzando campionamenti delle acque potabili mentre il Laboratorio ha in corso analisi specifiche i cui esiti saranno disponibili nei prossimi giorni». Nel frattempo da Ats è stata inviata una nota ai sindaci dei comuni bresciani interessati, con alcune norme da seguire in questa fase anche se è stato assicurato che «non esiste alcun tipo di rischio per l'utilizzo dell'acqua alimentare e non sussiste alcuna restrizione al normale svolgimento dell'attività nelle varie comunità, tra scuole e luoghi di lavoro», sottolinea la Regione Lombardia.

La popolazione: sostituite i filtri
Tra le richieste fatte alla popolazione ci sono quelle di sostituire i filtri dei rubinetti o di lavarli con anticalcare, di lasciar scorrere l'acqua calda e poi la fredda prima di utilizzarla, allontanandosi dal punto di emissione dopo l'apertura dei rubinetti ed aprendo le finestre. Viene anche suggerito di portare la temperatura dell'acqua calda a 70-80°C per tre giorni consecutivi assicurando il suo deflusso da tutti i punti di erogazione per almeno 30 minuti al giorno.

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