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Di Battista contro Salvini sulla giustizia (e non solo)

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POLITICA 2.0

Di Battista contro Salvini sulla giustizia (e non solo)

Alessandro Di Battista (Ansa)
Alessandro Di Battista (Ansa)

Il ritorno di ieri di Alessandro Di Battista ha soprattutto un significato: l’ansia dei 5 Stelle di tornare primi, la voglia di un sorpasso dopo essere stati sorpassati e l’inizio di una competizione tutta personale con Salvini. E lui “Dibba”, nell’intervista a Otto e Mezzo, ha potuto essere l’interprete di questa volontà per la sua distanza da ruoli istituzionali che gli consente un margine di libertà che nessuno può avere più di lui. Non Di Maio, che ieri è stato scavalcato, e tantomeno Conte che ha spesso assecondato Salvini. È vero, ci ha provato il presidente Fico che si è messo di traverso sulla questione dei migranti ma ieri l’offensiva di Alessandro Di Battista è stata più efficace per due ragioni. La prima è quella già detta di poter andare senza freni non avendo ruoli, la seconda è che non ha preso di mira gli sbarchi – dove Salvini è vincente nei consensi - ma la giustizia.

In questo momento per il vicepremier leghista non c’è nervo più fragile e scoperto che il rapporto con i giudici. E la mira di Di Battista è stata piuttosto precisa perché non si è concentrata sugli avvisi di garanzia al ministro dell’Interno per la vicenda della nave Diciotti ma ha parlato soprattutto della condanna alla Lega di restituire 49 milioni fino al sequestro di tutti i beni. «Devono ridare fino all’ultimo centesimo i soldi presi agli italiani: ma quale processo politico?».

Insomma, il colpo è arrivato dove fa più male, su quelle casse vuote del Carroccio che mettono spalle al muro Salvini e i suoi. Non solo. Oltre indicare al ministro dell’Interno l’unica via, quella di ripagare gli italiani, Di Battista ha offerto una sponda politica ai giudici diventati uno dei bersagli del leader leghista. Ancora ieri Salvini ha detto che alcuni Pm fanno politica per poi liquidare le uscite di D Battista «come una roba interna ai 5 Stelle». In realtà sta offrendo ai grillini l’argomento che cercano: quell’urlo “onestà onestà” che li ha portati - alle elezioni di marzo - ad avere quasi il doppio dei consensi della Lega.

Ma ora che il “ribaltone” si è compiuto e che Salvini cresce e li supera, nei 5 Stelle aumenta la necessità di ritrovare la loro bandiera identitaria ed evitare di rivedere, alle europee del 2019, il film già visto a quelle del 2014 dove furono surclassati da Renzi. Lo spettro è che il sorpasso della Lega si certifichi con le urne di primavera. Per questo ieri è tornato in campo Di Battista e tornerà ancora. Tra l’altro aggiungendo dettagli velenosi sulla Lega. Per esempio, ha preso di mira Giancarlo Giorgetti, la “mente” della Lega a Palazzo Chigi, che ha catalogato come «rappresentante dell’ala maroniana», quello che frena sia sulla nazionalizzazione di Autostrade che del Ddl anti-corruzione. In realtà già Salvini aveva voluto marcare la sua contrarierà con l’assenza al Consiglio dei ministri quando il testo è stato varato. Dunque anche quello è un fronte ma se ne prepara un altro dove però la competizione tra alleati sarà “sorvegliata”. I due vicepremier, infatti, sono attesi a una mediazione politica sulla manovra e le pressioni interne dei 5 Stelle non aiutano.

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