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Dallo stop a Savona al Mef al caso Diciotti, le distanze tra Mattarella e…

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GOVERNO CONTE

Dallo stop a Savona al Mef al caso Diciotti, le distanze tra Mattarella e Salvini

Il monito lanciato da Sergio Mattarella all’indomani del braccio di ferro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e i magistrati che lo hanno iscritto nel registro degli indagati per il caso della nave Diciotti, con il capo dello Stato a sottolineare che «nessun cittadino è al di sopra della legge» e il vicepremier ad annunciare l’intenzione di andare avanti nella chiusura dei porti ai migranti «nel rispetto della legge», mette in evidenza una distanza tra il Quirinale e il responsabile del Viminale.

Una distanza che si è manifestata in maniera altrettanto evidente a giugno, quando nelle ore caratterizzate da una frenetica trattativa tra M5s e Lega per definire la squadra del nuovo esecutivo, il Presidente della Repubblica ha fermato il loro piano di portare l’economista Paolo Savona, l’ex ministro dell’esecutivo Ciampi che aveva espresso posizioni contrarie all’euro, al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Alla fine, dopo giorni caratterizzati da tensioni con il Quirinale, l’economista, molto sostenuto da Salvini, è andato a ricoprire l’incarico di ministro per gli Affari Ue. Dopo 88 giorni di una crisi che ha lasciato il segno nel Paese, fiaccato l’economia e preoccupato gli altri partner europei, è così nato quel governo che al Quirinale è sempre sembrato l’unico possibile.

Un esecutivo che Mattarella ha accompagnato con caparbietà per quasi tre mesi, concedendo il tempo che serviva fino a raggiungere il record della crisi più lunga. Il presidente è stato criticato dai leader delle due parti politiche che poi diventeranno gli azionisti del nuovo governo Conte, Salvini e Di Maio. Il picco di queste tensioni è stato registrato in occasione della richiesta di impeachment avanzata da Di Maio in una diretta Facebook (il leader politico di M5s farà poi marcia indietro). Superato l’impasse, le posizioni, soprattutto quella di Cinque Stelle e Lega, non sembrano cambiate nella sostanza: stando ad alcune fonti, i due vicepremier ascoltano più i “consigli” del ministro Savona che quelli del responsabile dell’Economia Giovanni Tria, che gode del sostegno del Colle. Il leader pentastellato ha comunque smentito che da parte Cinque Stelle sia giunto un ultimatum sul reddito di cittadinanza.

Da allora le distanze sono rimaste, come ha dimostrato il caso Diciotti. «Non retrocedo di un millimetro», chiariva il ministro Salvini nelle ore più delicate, quelle in cui da giorni la nave della Guardia Costiera, alla fonda davanti al porto di Catania, attendeva il via libera per far sbarcare i 144 migranti rimasti a bordo, in attesa della ripartizione tra i Paesi dell'Unione europea. Nelle stesse ore Luigi Di Maio gli dava manforte minacciando l’Unione europea di non pagare più il contributo italiano di 20 miliardi, se i Paesi membri non avessero accettato concretamente la ridistribuzione dei migranti, a partire da quelli della Diciotti.

Da una parte, dunque, il governo si compattava sul caso della nave, ma la crisi a livello istituzionale registrava un picco. Il ministro dell’Interno tornava a criticare il presidente della Camera M5S Roberto Fico e diceva di non temere il Quirinale. Un intervento del Colle? «Non temo assolutamente nulla. Ho la coscienza più che a posto», rispondeva Salvini a chi gli ricordava la “moral suasion” di Sergio Mattarella a luglio, per un analogo stallo sempre sulla Diciotti. «Rispondo al mandato che mi hanno dato gli italiani il 4 marzo - contoinuava il ministro -. Mi chiedono più sicurezza». E a Fico rispondeva: «Con Luigi Di Maio lavoro molto bene, così come con il premier Conte. Qualcun altro ha tanto tempo per parlare, penso al presidente della Camera, che ogni tanto dice e fa l’esatto contratto di altri esponenti M5s: è un problema che si risolveranno loro». Alla fine la crisi è rientrata e Salvini, dopo cinque giorni di stallo, ha dato il via libera allo sbarco.

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