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Dossier | N. 45 articoliGenova, tutto sul crollo del ponte Morandi

Crollo del ponte di Genova, a Sampierdarena persi 2.500 container in un mese

A un mese dal crollo del viadotto Morandi, gli effetti del collasso della struttura cominciano a farsi sentire sul porto di Genova, anche se, per ora, in misura relativamente contenuta. Lo testimoniano gli operatori dello scalo e il presidente dell’Autorità di sistema portuale, Paolo Signorini. La parte dello scalo in maggiore difficoltà è il bacino di Sampierdarena, non solo per il crollo del ponte, che lo collegava con il Ponente ligure, ma soprattutto per il fermo della linea ferroviaria per le merci in container della Valpolcevera, ancora bloccata dalle macerie nella zona rossa, che impedisce il trasporto intermodale. «Dal 14 agosto - dice Giulio Schenone, alla guida del terminal Sech - abbiamo perso 2.500 container».

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E se la ferrovia non verrà ripristinata entro la prima settimana di ottobre, rischiamo di perdere ancora di più». Ignazio Messina, ad del gruppo omonimo, spiega invece che l’azienda «avendo garantito ai clienti lo stesso traffico intermodale, fatto coi camion anzichè coi treni, non ha avuto cali di merci. Patiamo però un aumento dei costi, che ci accolliamo noi, superiore al 50%. Inoltre l’allungamento dell’orario di apertura del varco portuale, dalle 6 alle 21 , ci porta costi aggiuntivi per straordinari pari a 500mila euro in più su base annuale».

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Da parte sua, Signorini rileva che «nei primi sette mesi del 2018 il porto di Genova aveva registrato un aumento delle tasse portuali (su merci sbarcate e imbarcate, ndr) compreso tra il 3% e il 4% rispetto al 2017. Dai dati di agosto di quest’anno ricaviamo come questa crescita sia già esaurita. Il che significa che agosto ci ha reso di meno di quello che aveva reso l’anno scorso, tanto da aver eroso la percentuale di vantaggio accumulata nei primi mesi del 2018. Non è detto che ci sia correlazione diretta tra merce e volumi, perché puoi avere determinati volumi con meno merce oppure diversi tipi di merci. Si tratta, quindi, di un dato da verificare, però dà una misura della situazione».

E la percentuale sottratta, computa Signorini, è pari a circa «-2 milioni di euro di tasse portuali» incassate. Signorini registra anche «un tempo di congestione, e quindi di attesa, ulteriore dei camion in arrivo a Genova (rispetto alla situazione precedente al crollo, ndr) pari a 30-40 minuti; ma anche dei picchi, non sempre prevedibili durante la giornata, in cui il congestionamento può arrivare a un paio d’ore». Sui tempi e i costi del trasporto è allarmato anche Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto, l’associazione degli spedizionieri genovesi. «I trasportatori - sottolinea – hanno annunciato un calo della produzione compreso tra -30 e -35%, dovuto al fatto che il crollo del Morandi ha provocato un aumento dei tempi medi di percorrenza e un allungamento delle tratte. I corrieri, da parte loro, parlano di una crescita del 25% del costo della produzione, legata a spese per personale e straordinari, usura dei mezzi, consumi del carburante e così via».

Botta spiega anche che « se si dovrà ricorrere al lavoro notturno per decongestionare il traffico su Genova, avremo un maggior costo della produzione del 25%». Finora, però, conclude, gli spedizionieri genovesi non hanno alzato i prezzi.

Alberto Banchero, presidente di Assagenti (agenti marittimi di Genova) punta il dito sul fermo della ferrovia in Valpolcevera. «Il 50% del traffico container del porto di Sampierdarena partiva via treno. Se non si sblocca la situazione dei binari coinvolti nel crollo quel traffico si riverserà su gomma». E se non si ripristina al più presto la viabilità genovese, nuovo ponte compreso, dice Banchero, «avremo una diminuzione del lavoro dovuta al fatto che l’aumento dei costi che la merce subirà per arrivare a Genova la porterà verso altri lidi».

Molto meno allarmato appare Gilberto Danesi, alla guida del Vte, il terminal container (gestito da Psa – Port of Singapore Authority) del porto di Pra'-Voltri. «Non siamo preoccupati – afferma Danesi - perché i camion qui arrivano e partono utilizzando la A26 e i treni la via di Ovada. Non abbiamo problemi e lo abbiamo dimostrato confermando l’investimento da 40 milioni per 21 nuove gru elettriche da piazzale che arriveranno la prossima settimana. Avremmo potuto deviarle in altri terminal del gruppo, nel mondo. Invece sono confermate qui».

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