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Fi verso il sì a Foa in nome dell’unità del centrodestra

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la rai e la partita delle regionali

Fi verso il sì a Foa in nome dell’unità del centrodestra

Dopo il voto a sopresa, assieme alla Lega e in dissonanza dal Partito popolare europeo, contro le sanzioni all’Ungheria di Victor Orban, Forza Italia si appresta a fare un altro passo verso l’alleato-avversario Matteo Salvini con il via libera al candidato del Carroccio Vittorio Foa alla presidenza della Rai. La trattativa è di queste ore, e un incontro tra Salvini e Silvio Berlusconi ci sarà entro la fine della settimana. Come si ricorderà Foa, considerato troppo sovranista e anti-euro, era stato bocciato in Vigilanza prima della pausa estiva da tutte le opposizioni, Forza Italia compresa. E la legge prevede che il voto sul presidente Rai debba essere a maggioranza qualificata dei due terzi, quindi gli azzurri restano determinanti per il via libera della commissione di controllo sulla tv pubblica.

Ma perché Berlusconi ha cambiato idea su Foa? In realtà la bocciatura del 1 agosto scorso era stata decisa soprattutto per dare un segnale a Salvini: «Il punto non è tanto l’adeguatezza o meno di Foa, dal momento che con l’ultima legge sulla Rai il presidente conta quasi nulla e decide tutto l’amministratore delegato - spiega il senatore azzurro Maurizio Gasparri -. Il punto è il metodo usato da Salvini: nessun tavolo con Fi, e noi non possiamo avallare ciecamente le sue scelte, non stando neanche al governo assieme». E il tavolo evocato da Gasparri è apparecchiato soprattutto con la questione delle alleanze per le prossime scadenze elettorali amministrative: entro fine anno si vota in Trentino Alto Adige, in Basilicata e in Abruzzo; poi sarà la volta della Sardegna, del Piemonte e della Calabria; poi toccherà ada alcuni grandi Comuni come Bari...

Insomma è chiara la strategia del Cavaliere: rinunciato, anche per l’evidenza dei numeri, a costruire un polo moderato alternativo al “populismo”, Berlusconi vuole mantenere l’alleanza di centrodestra unita sotto la leadership di Salvini in vista delle prossime elezioni elezioni politiche, quando saranno, in modo da puntare al governo senza l’alleanza con il M5S.

Il punto è che sul caso Foa - la commissione di Vigilanza voterà la prossima settimana una prima mozione per permettere una seconda votazione sul suo nome dopo la bocciatura del 1 agosto - il Pd ha già prepatato ben quattro ricorsi: Tar, Tribunale civile, Tribunale penale e anche Tribunale delle imprese. Forte di due pareri giuridici pervenuti in commissione, i democratici sostengono che dopo la prima bocciatura il nome di Foa non può essere riproposto. E fare le spese di questo braccio di ferro politico che sta per divenire giuridico saranno i consiglieri Rai, che notoriamente hanno uno stipendio non milionario (non superano i 3mila euro netti mensili): Michele Anzaldi, del Pd, ha già calcolato che dovranno tirare fuori sui 30mila euro a testa per difendersi nelle varie aule di tribunale, e in caso di sconfitta la spesa salirebbe a 1, 2 o anche 3 milioni di euro. Insomma: cui prodest?

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