Italia

Italia e Germania: sui migranti secondari accordo necessario più a…

  • Abbonati
  • Accedi
LA TRATTATIVA

Italia e Germania: sui migranti secondari accordo necessario più a Roma che a Berlino

Al di là degli atteggiamenti muscolari che piacciono tanto ai suoi fedelissimi in Italia, Matteo Salvini si sta impegnando anche in una parallela, silenziosa ma efficace “exit strategy” per uscire da quel pericoloso isolamento cui sembra inevitabilmente condannato in Europa a causa delle posizioni. Un doppio binario che si è mostrato in tutta evidenza nell’ultima vicenda dell’accordo con la Germania sui migranti “secondari”.

Così, quando tutto era già stato concordato e messo nero su bianco fino all’ultima virgola nelle tre cartelle del protocollo di intesa tra forze di polizia italiana e tedesca per le gestione dei migranti “secondari”, il responsabile del Viminale ha rovesciato il tavolo. Salvini è salito questa mattina sull’aereo per Vienna per partecipare alla conferenza su sicurezza e migrazione insieme agli altri colleghi europei, facendosi precedere da una dichiarazione di rottura: «Non firmerò alcun accordo che preveda anche un solo migrante in più in Italia».

Salvini a Vienna ha avuto un colloquio con il suo omologo tunisino annunciando per la settimana prossima un incontro a Roma per rafforzare l’accordo di riammissione già esistente. Sempre a Vienna il ministro dell’Interno incontrerà anche il ministro dell’Interno francese Collomb (per la questione della frontiera di Ventimiglia) e il Commissario europeo Avramopoulos (per gli accordi europei di riammissione e lo status della nuova polizia europea di frontiera). Salvini si recherà poi in visita al vice cancelliere austriaco Strache.

Non è prevista invece la presenza del ministro dell’Interno tedesco Horst Seerhofer ma con il suo vice Salvini potrebbe approfondire la questione dei migranti “secondari”, ossia quelli (in tutto circa 60 mila) che negli anni passati sono approdati sulle coste italiane ma si sono poi diretti in Germania senza fare richiesta di asilo nel nostro Paese come prevede il regolamento di Dublino. Con la Germania la porta resta dunque aperta.

Salvini ha tenuto però a ricordare che l’accordo con la Germania non deve riguardare il passato ma solo il futuro. Come a dire: se, come sembra, ancora oggi vi è un costante flusso di “secondari” che arrivano in Germania dall’Italia, circa 40 migranti al mese, il nostro Paese potrà riprendersi questi soggetti ma solo se Berlino accetterà di accogliere lo stesso numero di richiedenti asilo salvati dalle nostre navi nel Canale di Sicilia.

Non è detto però che questo basti a Seerhofer per placare la Csu bavarese, ansiosa di trovare una soluzione definitiva allo smaltimento dei migranti “secondari”. E in effetti il testo dell’accordo negoziato tra i tecnici italiani e tedeschi regolava anche la riammissione in Italia dei vecchi “secondari”. Salvini si trova costretto ora a tenere fede a un suo impegno preciso («l’operazione deve essere a saldo zero»). Ma, come avvenuto anche nella vicenda della Diciotti («gli italiani non dovranno pagare un solo centesimo per gli immigrati salvati») la gran parte degli eritrei sbarcati sono rimasti in Italia a spese delle Caritas e della Cei che, almeno in parte, per l’accoglienza ai migranti sono finanziate dallo Stato italiano.

Da bravo comunicatore anche questa volta per l’accordo con la Germania Salvini saprà trovare le parole giuste per “vendere” in Italia un accordo che, per sua stessa definizione, non può essere “a saldo zero”. Ma c’è da dire che, in ultima analisi, l’interesse dell’Italia ad avere un alleato come la Germania nel dossier migranti è quasi superiore alle necessità elettorali di Serhofer. Solo la Germania, per il suo peso politico esercitato nella Commissione Ue e nelle altre istituzioni europee può aiutare il nostro Paese a rendere concreto il principio della solidarietà condivisa, svolgere una funzione di mediazione con i Paesi di Visegrad per le “relocation” e avviare la riforma del regolamento di Dublino.

Senza contare che anche nel Cops (Comitato politico e di sicurezza Ue) la Germania può aiutare il nostro Paese a modificare il piano operativo della missione Eunavfor- Med, Sophia per voltare pagina rispetto alle vecchi regole sugli sbarchi dei migranti soccorsi (Sophia dal 2015 a oggi ha salvato il 9% di tutti i migranti soccorsi) che prevedevano di sbarcarli solo in porti italiani.

Senza contare che l’Italia ha anche in vista un contenzioso tutt’altro che agevole da gestire con l’Unhcr, l’Alto commissariato per i rifugiati guidato dall’italiano Filippo Grandi che promette “vigilanza” e annuncia «osservazioni tecniche» sul testo del nuovo decreto sicurezza di Salvini che dovrà passare comunque anche al vaglio del ministro della Giustizia Bonafede e, in ultima istanza, dello stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

© Riproduzione riservata