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Stop Onu al voto in Libia: per il governo M5s-Lega un punto su Macron…

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LA DECISIONE DELLE NAZIONI UNITE

Stop Onu al voto in Libia: per il governo M5s-Lega un punto su Macron (grazie agli Usa)

La Francia insiste: le elezioni in Libia vanno tenute entro l’anno. Ma lo stop del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha esteso il mandato della missione in Libia (Unsmil) per un anno, fino al 15 settembre 2019, ma non ha approvato la data per le elezioni del 10 dicembre, è nella sostanza una battuta d’arresto per il presidente francese Emmanuel Macron, che su quella data aveva particolarmente puntato. La decisione Onu è allo stesso tempo un successo per l’Italia, e per il governo giallo verde che, almeno nelle dichiarazioni dei due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, vede la Francia come un concorrente.

Sullo stop ha pesato la posizione degli Usa
Alla fine l’opposizione degli Usa e di altri paesi Ue, tra cui l’Italia, ha fatto la differenza. La settimana scorsa l’ambasciatore Jonathan Cohen, vice rappresentante permanente americano all’Onu, aveva avvertito durante una riunione del Consiglio di Sicurezza (di cui gli Usa sono presidenti di turno) che «l’imposizione di scadenze false si ritorcerà contro» e porterà a divisioni peggiori all’interno della Libia. Per il governo M5s-Lega, perplesso sull’opportunità di andare alle urne in tempi così stretti, e soprattutto in una situazione di instabilità complessiva del paese - come gli ultimi scontri tra milizie di Tripoli dimostrano -, la decisione dell’Onu è un punto ottenuto sui rivali francesi, sempre più interessati al paese del Nord Africa (e alle sue ingenti risorse di petrolio e di gas). Gli Usa hanno dimostrato che l’investitura di Trump a Conte in occasione dell’ultima visita del premier italiano a Washington è reale.

Ora l’Italia punta a una conferenza sulla Libia
A questo punto l’Italia ha più opportunità di portare a casa un progetto a cui la Farnesina sta lavorando da tempo, ed è quello di una conferenza sulla Libia che dovrebbe tenersi a novembre, probabilmente in Sicilia. All’incontro dovrebbero partecipare, nei piani del governo italiano, tutti i principali attori coinvolti nel processo di stabilizzazione del paese: dai grandi attori geopolitici (Usa, Russia, Egitto) ai rappresentanti delle diverse forze che operano nel paese. Oltre a Sarraj, a capo del Governo di accordo nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite, dovrebbe partecipare anche l’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, che gode dell’appoggio della Francia, oltre a quello di Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti. E che è a favore di elezioni in tempi stretti.

Trenta riceve Maiteeg: forze di Misurata ago della bilancia
Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha incontrato oggi a Roma il vice primo ministro della Libia Ahmed Maiteeg, l’uomo forte di Misurata. Da questa città provengono le milizie che hanno sconfitto l’Isis a Sirte e che, più di recente, hanno evitato la caduta di Serraj a Tripoli. Dopo il punto ottenuto sulla Francia, l’Italia sta lavorando per raddoppiare quanto prima il punteggio. Ma mentre il ministro degli Affari esteri Moavero e la responsabile della Difesa aprono a un dialogo con la Francia, i due vicepremier Luigi Di Maio e soprattutto Matteo Salvini continuano a considerare Serraj unico interlocutore.

La partita degli aiuti alla popolazione
L’impegno italiano è anche sul fronte degli aiuti alla popolazione della Libia. È stato firmato oggi a Bruxelles un accordo tra l’agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e la Commissione europea che mette a disposizione di 24 municipalità libiche 50 milioni euro per rispondere ai bisogni primari della popolazione civile, come sanità, educazione, acqua, energia e piccole infrastrutture. Lo ha annunciato il Vice Ministro agli Affari esteri e alla Cooperazione, Emanuela Del Re, dopo aver siglato l’accordo a margine del Consiglio informale sviluppo a Bruxelles. «Dei 50 milioni che saranno destinati alle 24 municipalità libiche per far fronte ad esigenze di base, 22 milioni verranno gestiti direttamente dalla cooperazione italiana», ha spiegato il vice ministro, sottolineando che «l’Italia ha la fiducia dell’Ue per gestire fondi molto importanti». Un altro tassello nel percorso, non facile e spesso in salita, della stabilizzazione del paese.

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