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F1: Hamilton vince facile a Singapore, Vettel terzo (e adesso si fa dura)

F1, Hamilton festeggia davanti a Vettel la vittoria a Singapore che ipoteca il Mondiale (Epa)
F1, Hamilton festeggia davanti a Vettel la vittoria a Singapore che ipoteca il Mondiale (Epa)

E sono quattro: 2009, 2014, 2017 e 2018. Un poker, quello di Hamilton a Singapore, che probabilmente ucciderà la stagione di Vettel e anche il suo morale, visto che le quattro vittorie su questa pista erano sinora una sua prerogativa. La gara della particolare città-stato del Sud est asiatico è un evento in continua crescita, con un incremento medio dei biglietti venduti pari al 19% ogni anno. La competizione ha stupito il mondo sin da subito quando, nel 2008, ha mandato in scena la prima «notturna». Una bolletta elevata per la Repubblica, ma la voglia di investire laggiù non manca.
Sulla spinta dei capaci manager di Liberty Media, ancora di più. Tant’è che questo gran premio si continua a disputare nonostante un’evidente mancanza di «mordente» sul lato sportivo, visto che si tratta di un circuito cittadino, fra i più ostili in quanto a possibilità di sorpasso di tutto il mondiale. Tuttavia la capacità di creare davvero un bell’evento in un tracciato che non esisteva, ricavato dalle strade della seconda città stato più densamente popolata al mondo dopo Montecarlo, nel 2009 anche luogo con la massima concentrazione di milionari, è anche merito dell’impianto di illuminazione di Valerio Maioli, un italiano che ha concretizzato un sogno un po’ estremo e in parte contro natura per questo sport. Utile però a questa longitudine, visto che grazie all’orario notturno riesce perfettamente a cadere nella fascia oraria migliore. A dieci anni di distanza dalla prima edizione era giusto spendere un po’ di tempo per rivedere i punti di forza di questa gara molto anomala che tuttavia, grazie al suo successo dello scorso anno, ha incassato il rinnovo fino almeno al 2021.

La partenza bisogna ammettere che sia stata favorevole a Vettel. È stato davvero bravo e «furbo», perché non ha perso un attimo e ha infilato Verstappen da vero bomber, conquistando la seconda posizione a pochi secondi dal semaforo con il quale i commissari avvisavano dell’arrivo della safety car. Una presenza costante qui, arrivata per via dell’incidente di gara innescato poco dopo la partenza da Perez ai danni del suo compagno di squadra Ocon. Tre giri ad andatura controllata e poi ripartenza.
Niente da dire fino all’inizio dei rientri ai box. Hamilton esce per primo fra i membri dei tre top team, seguito da Vettel. A meno di un terzo di gara, dopo aver lasciato Verstappen a tener duro un po’ più a lungo, il suo rientro è quello che decide l’esito del podio: si ritrova inaspettatamente davanti a Vettel. Ottima mossa per la Red Bull, meno bravi tuttavia per Ricciardo, tenuto dentro al primo stint più a lungo di tutti, ma, in fondo, solo sesto.
Orrendo quindi vedere Vettel sul traguardo a quasi 40 secondi da Hamilton e oltre 30 da Verstappen. Più distante il gruppetto degli «inseguitori»: Bottas a circa 12 da Vettel con attaccati Raikkonen e Ricciardo. A 10 dall’italo australiano e a 103 secondi dal leader l’unica bella sorpresa della giornata: risulta nella classifica finale un certo Fernando Alonso che, dopo la sfortuna di Monza, dimostra che lui c’è, nonostante una macchina ancora inadeguata alle sue capacità.

Nel bilancio comunque buono di un solo ritirato (ma dieci doppiati), quest’edizione di Singapore, terminata con tutti i 61 giri completati entro le due ore, è comunque sempre una gara tanto lunga e calda, pesante fisicamente per i piloti e provante per le gomme, tanto che anche questa volta la strategia delle gomme è stata decisiva, per fortuna senza che nessuno si facesse male visto che la «toccata» iniziale di Ocon è stata del tutto laterale.
Il riepilogo della situazione mondiale è invece molto nero agli occhi dei ferraristi: 40 punti a questo punto della stagione sembrano un distacco quasi insanabile, visto che la matematica già diceva che non era affatto semplice recuperare già ben prima di Monza. Ora non è solo tutto più difficile, è praticamente al limite dell’impossibile, considerando che Hamilton non è più molto sotto pressione e testa e auto sembrano essersi riallineati alla perfezione dell’inizio di settembre.

A meno di qualche fatto imprevedibile, si prepara probabilmente uno scenario orientato a un’altra grande delusione a Maranello. «Iron Mauri» ci mette ancora e sempre la faccia, ma a fronte della carenza di risultati e di scelte potenzialmente discutibili in quanto a piloti, bisogna osservare che la squadra quest’anno è riuscita a dare un’auto quasi sempre all’altezza della vittoria ma non sempre allineata alle «fasi lunari» dei suoi conduttori. Insomma, il cielo stellato di Singapore ha brillato a favore di quella d’argento e questa sera il quinto mondiale sembra ormai alla portata.
Quindi è lecito chiedersi: non sarebbe stato meglio vedere Vettel in Mercedes dal 2015, magari con un paio di mondiali vinti e un altro paio lasciati a un Hamilton più «carico» in Ferrari? Fantasticare non è peccato.

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