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La libertà di stampa e gli altri «avvisi» di Mattarella

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La libertà di stampa e gli altri «avvisi» di Mattarella

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella  difende la stampa libera (Ansa)
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella difende la stampa libera (Ansa)

Qualche giorno fa aveva ricordato al ministro Salvini – dopo la sua polemica con i magistrati - che «nessuno è al di sopra della legge»; venerdì scorso il richiamo forte sull'Europa e sul pericolo di mercanteggiamenti sul bilancio Ue; ieri l’ “avviso” sulla libertà di stampa che è «elemento portante della democrazia» e «non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo». Messi in fila, questi warning cominciano a dare l’idea di come il “silente” Mattarella in realtà non sia affatto silente ma stia lavorando per definire e marcare bene i confini costituzionali a cui devono attenersi i due azionisti del Governo.

Su vicende attuali e su quelle che verranno: dalla partita più grossa della legge di stabilità, alle nomine – a cominciare da Consob – ai decreti su Genova e sicurezza. Lo fa senza intervenire a caldo sulle polemiche, misurando le parole, soprattutto per non dare l’impressione che ci siano due “sorvegliati speciali”. Non è infatti questo il punto. Il suo punto è presidiare i confini costituzionali entro i quali possono agire le forze politiche.

E sulla libertà di stampa c’è da dire che non è la prima volta che il capo dello Stato ne ricorda le tutele della Carta. Era successo in altre circostante ma è chiaro che ora si pianta dentro un animato dibattito che vede i 5 Stelle decisi a rivedere le regole dell’editoria. Per esempio Luigi Di Maio ha anticipato la preparazione «di una lettera alle società partecipate dallo Stato per chiedere di smetterla di pagare i giornali (con investimenti spropositati e dal dubbio ritorno economico) per evitare che si faccia informazione sui loro affari e per pilotare le notizie in base ai loro comodi».

E il sottosegretario Vito Crimi annuncia che sta lavorando a un testo per favorire gli editori puri e ridurre il tetto di pubblicità alle Tv a vantaggio dei giornali ai quali verranno tolti fondi pubblici. Ecco, tutto questo naturalmente è noto al capo dello Stato ma il suo “avviso” è ben distante dalla dialettica politica. Tra l’altro apre un fronte tra 5 Stelle e la Lega. Stasera Salvini incontrerà Silvio Berlusconi e sul tavolo ci sarà la questione Mediaset e l’offensiva dei grillini contro cui il Cavaliere chiederà rassicurazioni.

Un motivo in più per lasciare che la definizione dei provvedimenti resti materia delle dinamiche tra partiti. Tra l’altro la sua sensibilità sul settore dell’editoria non nasce ieri ma, anzi, è un passaggio tra i più ricordati della sua storia: le dimissioni da ministro nel ’90 date in occasione della fiducia posta sulla legge Mammì. Insomma, un tema a cui è affezionato e su cui non ammetterà forzature.

L’occasione in cui ha pronunciato il suo “avviso” è stato il messaggio all’ad Pasquale Morgante per il rilancio della Editrice Sud Spa. «Una stampa credibile, sgombra da condizionamenti di poteri pubblici e privati, società editrici capaci di sostenere lo sforzo dell’innovazione attraverso i nuovi mezzi, sono strumenti a tutela della democrazia. Questa consapevolezza deve guidare l’azione delle istituzioni». Le parole di Mattarella hanno incassato il plauso di Andrea Riffeser, presidente Fieg: «La libertà di ciascuno di noi dipende dalla libertà di stampa».

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