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Il ciclismo ormai parla solo inglese: Simon Yates conquista la Vuelta

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la corsa a tappe spagnola

Il ciclismo ormai parla solo inglese: Simon Yates conquista la Vuelta

Simon Yates, al centro (Epa)
Simon Yates, al centro (Epa)

È ormai un dato di fatto. Ma è meglio farsene una ragione. Già da tempo la lingua ufficiale del ciclismo è l’inglese e non più il francese, come voleva la tradizione fin dal tempo dei pionieri.

Adesso poi, con il successo di Simon Yates alla Vuelta di Spagna, la questione non si pone più. La Perfida Albione, come direbbe quel tale, domina incontrastata nello sport delle due ruote, almeno nelle grandi corse a tappe. Una supremazia imbarazzante, quasi un impero, come dimostrano gli ultimi risultati.

I corridori di sua maestà britannica hanno conquistato gli ultimi 5 grandi Giri. Tre li ha vinti Chris Froome, (Tour e Vuelta nel 2017, Giro d'Italia nel 2108). Uno Geraint Thomas, l'ultimo Tour finito a luglio. E questa domenica, infine, il 26enne Simon Yates ha chiuso a Madrid la pratica della Vuelta davanti allo spagnolo Eric Mas (considerato l'erede di Contador) e Miguel Angel Lopez. Il, tutto completato dal terzo centro (allo sprint) di Elia Viviani. La sua 18esima vittoria in una stagione per lui memorabile.

Tornando ai successi britannici, va detto che non sono casuali. Vuol dire che dietro c'è una scuola, investimenti, una programmazione mirata che ha dato buoni risultati.

Lo stesso Yates, non è una scoperta di questi giorni. Il britannico aveva già fatto fuoco e fiamme all'ultimo Giro d'Italia portando la maglia rosa per 13 giorni e conquistando tre tappe.

Una superiorità esagerata che ha poi pagato sul Colle delle Finestre, quando Froome ribaltò il Giro. Un peccato di ingenuità, quello di Yates, che gli è servito due mesi dopo in Spagna. Parti piano che vai lontano. Partito con l’acceleratore frenato, Simon l’ha poi “aperto” negli ultimi giorni, per chiudere in bellezza. La novità che Yates, residente ad Andorra dal 2015, non appartiene alla Grande Armata di Sky, come invece i suoi fratelli maggiori (Wiggins, Froome, Thomas). Simon è il leader di una squadra australiana, la Michelton-Scot, una società finanziata da una importanze azienda vinicola e alberghiera.

Anche fisicamente Yates, pur provenendo dalla scuola della pista, è diverso dai suoi colleghi inglesi. Simon, che è nato a Manchester, è leggero come un fantino. Non ha le leve lunghe di Froome, anzi è piccolino, come una volta erano gli antichi grimpeur, parola francese che per il momento, ma ormai per poco, è ancora tollerata nel ciclismo.

Con la fine dei Grandi Giri si va verso la fine dell’estate. E con la fine dell’estate la carovana dei professionisti si sposta verso Innsbruck dove il 30 settembre si corre il mondiale su strada da tre anni dominato dallo slovacco Peter Sagan, re quasi incontrastato nelle corse di un giorno.

Un fenomeno che aspira naturalmente a fare il poker, impresa mai riuscita a nessuno. Ma non sarà facile. Lo slovacco porta ancora i segni di una devastante caduta al Tour. Finì in un bosco riuscendo, non si sa come, a ritornare in sella e a finire la tappa. Roba da fachiri. Ora sta meglio, ma insomma… .

Una volta, quando ci si avvicinava al Mondiale, l’Italia era sempre considerata il faro della corsa. La squadra da battere. Una specie di Real Madrid a due ruote. Il problema dei vari cittì dell'epoca (da Martini a Ballerini) era chi lasciare fuori. Troppi campioni, troppi galli nel pollaio. Ora è il contrario. Non vinciamo da 10 anni (Ballan a Varese nel 2008) e ogni volta è sempre peggio. Il problema è che manca la materia prima: i campioni. Siamo ancora forti (con Nibalii e Aru) nelle corse a tappe, ma nelle classiche andiamo sistematicamente in bianco. Nibali ha fatto un miracolo all'ultima Sanremo, ma appunto parliamo di Nibali, un fuoriclasse.

Le grandi squadre sono tutte straniere, e i nostri migliori vanno a fare i gregari di lusso all’estero. Chiaro che per il ct Davide Cassani il problema si complica. A Innsbruck il percorso è molto duro, con una salita cattiva (2,8 km all'11%) a 8 chilometri dal traguardo. Nibali e Aru, acciaccati per infortuni e cadute, non si presenteranno al massimo. Certo, Nibali, non si discute, ma solo nel finale della Vuelta ha cominciato a dare segni di ripresa. Del resto, due mesi fa era a terra, con una vertebra rotta sull'asfalto dell'Alpe d'Huez.

Anche Fabio Aru, caduto in discesa alla Vuelta, non sta molto meglio.
Con Nibali a scartamento ridotto, cui probabilmente verrà dato il ruolo di jolly, Cassani deve fare i conti con quello che passa il convento. E cioè con le seconde linee: una è Gianni Moscon, in grande forma, trionfatore alla Coppa Agostoni dopo l'espulsione per scorrettezze al Tour. Da mesi Moscon si prepara al Mondiale. Il trentino ha forza e talento. Fare il leader però è un'altra cosa. Poi ci sono Caruso e De Marchi, anche loro in discreta forma. Sicuri anche Pellizotti (nel ruolo di regista) e Pozzovivo, quest'anno sempre protagonista. Sette sono sicuri, l'ottavo si troverà. Speriamo che si trovi anche una medaglia.

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