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Confindustria: class action squilibrata su diritti e adesioni

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l’audizione alla camera

Confindustria: class action squilibrata su diritti e adesioni

Bagarre sulla class action. Perchè adesso il Movimento 5 Stelle scommette forte sulla riforma, mentre da Confindustria emerge un’elevatissima preoccupazione.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro (ma gli fa eco anche la presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Sarti che sottolinea la necessità di un potenziamento a fronte di solo 2 azioni accolte su 58 proposte tra 2010 e 2016) inneggia all’arrivo in Aula alla Camera della proposta di legge che nella passata legislatura venne firmata da Alfonso Bonafede (oggi ministro della Giustizia) e, dopo il sì di Montecitorio, si arenò alla Camera.

«Il Governo del cambiamento - afferma Fraccaro in un post - è alla parte dei cittadini e delle imprese, per noi è di vitale importanza dotare il Paese di una seria disciplina per le azioni legali collettive che consenta di tutelare il tessuto sociale e produttivo».

Non proprio l’interpretazione di Confindustria che ieri, in audizione alla Camera (oggi il termine per gli emendamenti), ha messo in evidenza una serie di criticità. A partire dall’estensione dell’ambito soggettivo, non più i soli consumatori, previsto dal disegno di legge, accompagnato dall’allargamento oggettivo, a tutte le ipotesi di responsabilità da fatto illecito. Un aspetto che consentirebbe di utilizzare l’azione di classe per tutelare qualsiasi diritto individuale (per esempio diritto alla salute, diritto alla riservatezza) e, quindi, il risarcimento di qualsiasi danno ingiusto (è il caso del danno all’integrità fisica o di quello alla libertà individuale).

Tra l’altro, la doppia estensione, farebbe rientrare nel perimetro dell’azione di classe, oggi circoscritto alle utilities e alle imprese produttrici di beni di largo consumo, anche le piccole,e medie aziende. Da Confindustria arriva così l’indicazione di limitare l’ambito oggettivo alla sola responsabilità contrattuale.

Altro punto dolente è poi quello del meccanismo di adesione che ammette un ingresso nella classe anche successivo al verdetto di merito. In questo modo, contesta Confindustria, si introduce «una perdurante incertezza sulle dimensioni della classe e, quindi, sull’impatto che il giudizio può avere sull'impresa, con l'impossibilità di approntare le cautele di ordine contabile necessarie a far fronte a un'eventuale soccombenza. Inoltre, la richiamata incertezza sulle dimensioni della classe limita, di fatto, la possibilità di definire in via transattiva la controversia ». Inoltre in questo modo si azzera di fatto il rischio di soccombenza di chi sceglierà di aderire solo dopo la pronuncia (favorevole).

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