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tavola rotonda a salerno

Editori e giornali del Sud in allarme. Boccia: «Carta stampata presidio di democrazia»

Editori e giornalisti del Sud lanciano un accorato allarme: problemi storici della stampa regionale e provinciale del Mezzogiorno e i paventati tagli dei contributi e della pubblicità legale, oltre al dilagare di rassegne stampa pirata, mettono in ginocchio il settore che, peraltro, presenta carattere di vivacità e professionalità. Allarme anche dal mondo della distribuzione per la continua chiusura delle edicole. Sono i temi emersi dal convegno intitolato “Il rilancio dell’editoria dal Sud. Scommessa tra le righe”, promosso dalla Provincia di Salerno e dal quotidiano locale «La Città».

Boccia: libertà di informazione anima della democrazia
Per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenuto all’incontro salernitano, «un Paese in cui, se un giornale critica, subisce un’invettiva, non rispetta la libertà di stampa». Eppure per il presidente degli industriali la carta stampata va tutelata poichè ha una «funzione pedagogica sopratutto per i giovani. I giornali servono a costruire la coscienza civile di un popolo, a permettere una riflessione profonda a chi legge rispetto ai new media. L’equilibrio va realizzato sia in chiave legislativa sia in chiave di contenuto». E ancora: «Non si può risolvere ogni questione con un tweet - dice Boccia con verve polemica - questi comportamenti sono propri di una società divisiva e di pochi contenuti. Al contrario, vanno rispettati il confronto serio, la discussione, ma ciò richiede cultura».

Riposizionamento obbligato per l’editoria
In sintesi, per Boccia, non si tratta di «difendere una categoria», ma di «costruire un tipo di società, in cui la politica proponga soluzioni e punti all’istruzione, come leva necessaria per una crescita sociale ed economica». «L’editoria - precisa - deve riposizionarsi usando al meglio tutti gli strumenti, ma riportando attenzione sui contenuti, diventando un pò più sexy anche per le giovani generazioni». Il leader degli industriali parla anche di spread che, se aumenta, fa aumentare anche i mutui delle famiglie; di chiusure domenicali («meglio detassare il lavoro della domenica -dice - permettendo anche ai piccoli esercizi di rimanere aperti»); e di legge di bilancio che «sarà il banco di prova». Poi si sofferma sull’esito della vertenza Ilva e sull’avvio in Campania delle Zes: «Ci auguriamo - spiega - che possa essere l’inizio di un intervento organico di politica economica ».

Fieg compatta, a giorni l’incontro con il sottosegretario Crimi
Andrea Riffeser Monti, presidente della Federazione degli editori (Fieg) non fa sconti a un governo che ha annunciato tagli ai contributi all’editoria e lo stop alla pubblicità legale. «Finalmente gli editori si sono mossi tutti insieme per difendere le ragioni dei giornali, il lavoro dei giornalisti con la nuova legge sul copyright - ha detto - intendiamo difendere in primo luogo i 60mila posti di lavoro del settore. La transizione dalla carta stampata al digitale deve essere accompagnata dal Governo con una legge che sia ampiamente condivisa». Per Andrea Riffeser Monti «anche l’editoria deve fare autocritica poichè arriva in ritardo a gestire la svolta».

Giornalisti ed editori meridionali in allarme
«I piccoli quotidiani locali - dice Pino Carriero, dg di Edizioni Salernitane - sono quelli più colpiti dalla crisi. Per questi la pubblicità legale è il 50% del fatturato: un taglio sarebbe per la piccola editoria un colpo mortale». «Ma la crisi può essere anche un’opportunità - invita all’ottimismo il direttore de“La Città”, Antonio Manzo - solo un recupero di autorevolezza può rilanciare i giornali». Per Manzo il compito dei giornali è «intervenire nella quarta ora della notizia: per darne una rilettura, non solo una riproposizione».

Schettino: giornali riconquistino il loro ruolo
«Il ruolo dei piccoli giornali - aggiunge Raffaele Schettino, direttore di Metropolis - è stare vicino alla gente e alle sue battaglie. Questo ruolo va difeso e riconquistato, senza divisioni interne alla categia, nè con gli editori». Illuminante poi l’esperienza del «Quotidiano del Sud», diffuso tra Calabria e Basilicata e da qualche tempo in Irpinia. «Le aree - precisa Antonella Dodaro, Ad di Publifast che ne è la editrice - ultime nelle gradutorie sull’acquisto di libri, ultime nelle classifiche sul Pil». E precisa: «Per i piccoli quotidiani non ci sono più margini per tagliare i costi. L’annuncio sul credito d’imposta sulla pubblicità ci ha danneggiato, così le numerose rassegne stampa che dilagano sul web».

Forte calo delle edicole
È Vito Di Canto, del network Diffusione Media, che accende i fari sul mondo delle edicole. «Nel 2007 se ne sono aperte 7mila in Italia, nel 2008 se ne sono chiuse 17mila. Le chiusure continuano: numerosi piccoli centri restano del tutto sguarniti». Di Canto propone: «Se le edicole potessero vendere anche i tabacchi - dice - forse riuscirebbero a sostenersi, nonostante il calo delle vendite dei giornali».

Tommasetti (Università di Salerno): investire in istruzione
«Il rilancio dell’editoria al Sud?», si domanda il rettore dell’Università di Salerno, Aurelio Tommasetti. «Possibile - dice - ma il Sud legge ancora poco, gli editori sono per il 56% concentrati al Nord e solo il 16% è presente al Sud, i test Invalsi rivelano una minore preparazione dei giovani meridionali, Banca d’Italia segnala la forte emigrazione di laureati dalla provincia di Benevento». Un duro elenco quello di Tommasetti per dire che c’è un filo che parte dalla scuola, passa per l’università, i giornali, l’economia.

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