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Formigoni: in appello la condanna sale a 7 anni e 6 mesi

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In primo grado 6 anni

Formigoni: in appello la condanna sale a 7 anni e 6 mesi

L'ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni è stato condannato in secondo grado a 7 anni e 6 mesi di reclusione dalla Corte d'appello di Milano per corruzione nel procedimento legato al crac del San Raffaele e al dissesto finanziario della Fondazione Maugeri di Pavia.

GUARDA IL VIDEO / La sentenza di primo grado: Formigoni condannato a 6 anni, confiscati 6,6 milioni di euro

Le due strutture ospedaliere lombarde avrebbero ricevuto, favorite da Formigoni, versamenti non dovuti dalla Regione Lombardia e parte di quei fondi, attraverso alcuni intermediari, sarebbe servita per pagare benefit e utilità all'ex numero uno del Pirellone.

In primo grado 6 anni
In primo grado, il 22 dicembre 2016, Formigoni era stato condannato a 6 anni di reclusione e la procura generale aveva chiesto in appello di confermare la condanna aumentando la pena a 7 anni e 6 mesi.

Le accuse
Secondo l’accusa Formigoni avrebbe ottenuto una serie di utilità, tra cui l'uso di yacht, vacanze e cene, per favorire i due enti con delibere di giunta per circa 200 milioni di rimborsi pubblici.

La requisitoria della procura
La procura generale nel corso della requisitoria nei mesi scorsi ha chiesto per l'ex governatore della Lombardia “il massimo della pena”, ritenendo i fatti “gravissimi” e non meritevoli di alcuna attenuante. Formigoni è stato anche condannato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici (in primo grado l'interdizione era temporanea), al pagamento delle spese processuali e al pagamento delle spese processuali della parte civile Regione Lombardia.

Le altre condanne
Confermate le condanne anche per i co-imputati Costantino Passerino, ex direttore amministrativo della Maugeri, la cui pena è stata alzata da 7 anni a 7 anni e 6 mesi, con la procura generale che aveva chiesto una condanna a 7 anni e 7 mesi; e per l'imprenditore Claudio Farina, accusato di riciclaggio, a 3 anni e 4 mesi come in primo grado.

La ricostruzione dei fatti
Secondo i magistrati milanesi nel corso di un decennio, tra il 2001 e il 2011, sono stati versati «70 milioni dalla Fondazione Maugeri e circa 8-9 milioni dal San Raffaele» a fronte di versamenti derivanti da misure della Regione Lombardia come la legge non profit per «oltre 100 milioni». A fare da intermediario, per l'accusa, ci pensava l'imprenditore Pierangelo Daccò, considerato un fedelissimo di Formigoni, che nel corso del processo d'appello ha patteggiato una condanna a 2 anni e 7 mesi di reclusione che, in continuazione con i 9 anni definitivi per il crac del San Raffaele hanno portato ad una totale di 11 anni e 7 mesi. Anche l'ex assessore alla Sanità lombardo Antonio Simone ha patteggiato in appello una condanna a 4 anni e 8 mesi. Per l'accusa, Formigoni avrebbe ricevuto dalla fondazione di Pavia benefit per “6,6 milioni di euro per compiere atti contrari al suo ufficio”, attraverso l'intermediazione di Daccò e Simone e quei soldi sarebbero stati parte dei fondi versati alla Maugeri dalla Regione Lombardia per rimborsi non dovuti. Con la sentenza di oggi i giudici hanno anche confermato le confische nei confronti degli imputati raggiunti da provvedimenti di sequestro e hanno disposto la restituzione alla Fondazione Maugeri di alcune somme sotto sequestro su conti all'estero per oltre 4 milioni di euro.

La Cassazione
Se la pena di 7 anni e mezzo di reclusione a Roberto Formigoni dovesse essere confermata anche in Cassazione, l'ex Governatore lombardo ed ex senatore potrebbe chiedere di scontarla in detenzione domiciliare e non in carcere, come prevede la legge per le persone che hanno compiuto i 70 anni di età. Formigoni ne ha 71. La corruzione, infatti, non è uno dei reati che impedisce agli ultrasettantenni di richiedere di scontare la pena definitiva, se superiore a 4 anni (altrimenti si può richiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali), in “detenzione domiciliare ordinaria”. Tra l'altro, prima che il processo arrivi in Cassazione (30 giorni per le motivazioni e altri 30 giorni per il ricorso scontato della difesa) si dovrebbe prescrivere l'imputazione “minore” che riguarda il capitolo San Raffaele (a fine 2018). Per il capitolo principale “Maugeri”, invece, i termini di prescrizione arriverebbero fino a oltre metà del 2019.

Confisca da 6,6 milioni per Formigoni
Formigoni, dopo aver subito un mese fa la convalida di un sequestro da 5 milioni di euro dalla Corte dei Conti, compresi vitalizi e pensione per le cariche ricoperte, si è visto anche confermare una confisca da 6,6 milioni, tra porzioni di immobili (compresa metà di una villa ad Arzachena), depositi su conti, auto e quadri. Una cifra che corrisponde al presunto prezzo della corruzione, perché, come già stabilito dal Tribunale, Formigoni sarebbe stato retribuito con oltre 6 milioni (circa 61 milioni uscirono dalle casse della Maugeri), “capitali investiti”, tra il 2006 e il 2011, dalle società estere del faccendiere Pierangelo Daccò e dell'ex assessore Antonio Simone (hanno patteggiato), per garantirgli «vacanze in località esclusive, disponibilità di imbarcazioni di lusso, uso di dimore di pregio, un altissimo tenore di vita, cene di rappresentanza e viaggi su aerei privati».

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