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Reddito di cittadinanza: il M5S vuole 830 milioni di risparmi dall’Ue

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gli emendamenti al voto a strasburgo

Reddito di cittadinanza: il M5S vuole 830 milioni di risparmi dall’Ue

Una spending review da 830 milioni per l’Europa, che consenta di rimpinguare il Fondo sociale europeo e recuperare risorse anche per il reddito di cittadinanza italiano. A invocarla sono gli europarlamentari del M5S, in un pacchetto di emendamenti alla proposta di bilancio 2019 depositati in commissione Budget che andranno al voto la prossima settimana.

Certosino il lavoro dei pentastellati europei, in stretto raccordo con Roma: per ognuna delle dieci sezioni di cui si compone il bilancio, sfornato dalla Commissione lo scorso maggio e atteso al varco del Parlamento Ue in plenaria il 23 ottobre, sono stati individuati i possibili tagli.

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La sforbiciata più pesante riguarda l’Europarlamento: la convinzione è che si potrebbero risparmiare 333 milioniusando l’accetta sulle “allowances” degli eurodeputati (stipendi, spese di viaggio, indennità transitorie e così via), ricalcolando le pensioni pre e post Statuto, annullando i fondi per partiti e fondazioni (vecchio pallino) e riducendo le spese delle missioni per spingere alla sede unica rispetto alle tre attuali (Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo), che da sempre i pentastellati chiedono di unificare. «Ogni anno – spiegano - produce un costo che oscilla dai 156 milioni ai 204 milioni, circa il 10% del bilancio totale del Parlamento».

Ma gli emendamenti vanno oltre: prevedono tagli alle indennità transitorie e agli stipendi dei commissari, nonché a quello del presidente del Consiglio europeo. Chiedono di rinegoziare gli affitti dei “palazzi” europei. Propongono la scure sulle spese per mobilio, parco auto e missioni in generale, incentivando il ricorso ai viaggi in classe economica.

La revisione di spesa possibile è stimata appunto in circa 830 milioni. I Cinque Stelle suggeriscono di impiegarne circa 630 per i programmi che possono contribuire a garantire il reddito di cittadinanza.

Si tratta di 23 milioni da destinare all'Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile e di 606,9 milioni per aumentare il Fondo sociale europeo (in bilancio previsto a quota 13,7 miliardi): 449,7 milioni per l’obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione» nelle Regioni meno sviluppate, 26,3 milioni per quelle in transizione e 130,9 milioni per le più sviluppate. Risorse preziose da cui i Cinque Stelle di governo sperano di poter attingere per contribuire a realizzare nel 2019, con la manovra d’autunno, l’oneroso cavallo di battaglia del reddito di cittadinanza su cui si sta consumando lo scontro con il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Era stato il vicepremier Luigi Di Maio, al suo debutto al Consiglio Ue lo scorso 21 giugno, ad aver indicato il Fse come cruciale per migliorare benessere e coesione sociale nell’Ue. Il tema era stato già posto sul tavolo durante l’incontro con la commissaria Marianne Thyssen, da cui aveva ottenuto una parziale apertura sul possibile ricorso al Fse non per finanziare il reddito di cittadinanza nel suo complesso, ma la riforma dei centri per l’impiego, premessa indispensabile per avviare la misura. «I nostri emendamenti – afferma l’eurodeputato Marco Valli – sono un piccolo passo verso un’Ue meno distante dai cittadini e più equa, che dia l’esempio senza atteggiamenti ipocriti, limando gli sprechi e i privilegi che spesso deplora nelle raccomandazioni ai singoli Paesi».

La mossa dei pentastellati sul bilancio 2019 punta a coagulare il consenso di altri gruppi, socialisti compresi, intorno a un’idea di Europa più attenta a benessere e crescita. Riprende la filosofia della risoluzione approvata il 24 ottobre 2017 dal Parlamento Ue (proposta dalla M5S Laura Agea) secondo cui la Commissione dovrebbe attivarsi affinché il 20% del Fse sia destinato alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale ed esaminare, nella revisione del regolamento dei Fondi strutturali, «le possibilità di finanziamento per aiutare ciascuno Stato membro a istituire un regime di reddito minimo, ove inesistente, o a migliorare il funzionamento e l’efficacia dei sistemi esistenti». Infine, arriva quando ancora risuona l’eco dello scontro con Bruxelles sul caso Diciotti e della minaccia del governo gialloverde di porre il veto sul bilancio pluriennale 2021-2027.

Sullo sfondo, le elezioni europee di maggio 2019. Con il M5S in cerca di una terza via tra i gruppi tradizionali e le prove di alleanza sovranista capitanata da Salvini e Orbán. Non è un caso che in casa pentastellata sia stato molto apprezzato il piano anti-povertà lanciato da Macron in Francia, centrato proprio sul reddito universale di attivazione (Rua). Una misura che riequilibra a sinistra la strategia del presidente francese, cui i Cinque Stelle - nonostante le frizioni - non fanno mistero di guardare per alleanze future sui banchi di Strasburgo.

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