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Riforme, il M5S punta su 4 distinti Ddl per evitare il no al referendum…

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Riforme, il M5S punta su 4 distinti Ddl per evitare il no al referendum che bloccò Renzi

È una grande riforma costituzionale ma non verrà presentata in un unico organico mega-Ddl costituzionale. Il Movimento Cinque stelle opta per un’altra soluzione: quella di depositare quattro distinti Ddl. Perché quattro? Perché - spiegano gli addetti ai lavori - su Ddl distinti, che affrontano singole questioni, è più facile ottenere una maggioranza in Parlamento e forse anche il voto di due terzi dell’Aula ma, soprattutto, è più facile evitare una sonora bocciatura da parte degli elettori, come capitò a Renzi nel 2016.

Riduzione parlamentari
Il primo Ddl è stato depoisitato ieri e, come già nella riforma Renzi-Boschi, riduce i parlamentari che passano da 945 a 600: 400 alla Camera e 200 al Senato. Una riforma che difficilmente potrà essere osteggiata, ad esempio, dal Pd.

Referendum
Il secondo Ddl propone l’abolizione del quorum per i referendum abrogativi che, dunque, saranno validi anche se non otterranno il 50% +1 dei voti. E ancora: un terzo disegno di legge costituzionale avrà l’obiettivo di introdurre il referendum propositivo. Insomma l’obiettivo è quello di rendere il popolo il più partecipe possibile all’attività legislativa. Nella stessa direzione va la decisione di impegnarsi per riformare i regolamenti parlamentari per rendere obbligatorio l’esame delle proposte di legge di iniziativa popolare.

Lo stop al Cnel
Il quarto ed ultimo Ddl punta a chiudere il Cnel (il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro). Anche questa misura era contenuta nella riforma renziana e dunque, anche in questo caso, sarà difficile per i Dem opporre un no secco al provvedimento. Non è ancora chiaro se i quattro Ddl saranno firmati solo dai Cinque stelle o anche dalla Lega. I pentastellati fanno notare che i quattro punti rientrano nel contratto di governo e dunque non ci sono divisioni nella maggioranza ma non è ancora certo che la Lega ci metterà sopra la sua firma. Di certo però saranno Ddl di iniziativa parlamentare e non del governo, per ribadire la centralità dell’organo legislativo sull’esecutivo

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