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Ritorna il taglio dei parlamentari, ma in 40 anni hanno fallito già 7…

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la proposta fraccaro

Ritorna il taglio dei parlamentari, ma in 40 anni hanno fallito già 7 tentativi

Torna in campo il taglio del numero dei parlamentari, oggi 630 deputati e 315 senatori (esclusi i senatori a vita). Il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro (M5S), ha depositato una serie di disegni di legge costituzionali (che hanno il consenso anche della Lega), tra cui uno che prevede la riduzione dei parlamentari a 400 deputati e 200 senatori. Il taglio degli eletti ha un consenso quasi unanime, eppure dal 1983 ad oggi si sono succeduti già 7 tentativi (quello di Fraccaro sarebbe l’ottavo). Tutti miseramente falliti.

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Primo tentativo Commissione Bozzi (1983-1985)
Nel 1983, Camera e Senato approvarono una Commissione bicamerale per formulare proposte di riforme costituzionali. Presieduta dal liberale Aldo Bozzi, presentò nella relazione conclusiva (nel 1985) due ipotesi di composizione del nuovo Parlamento: 514 deputati e 282 senatori, la prima; 500-480 deputati e 250-240 senatori la seconda. Previsto un ampliamento dei senatori a vita: da 5 a 8 quelli di nomina presidenziale, a cui andavano aggiunti non solo gli ex capi dello Stato ma anche ex Presidenti delle Camere per almeno una legislatura e gli ex Presidenti della Corte costituzionale per almeno un mandato presidenziale. Furono presentate diverse proposte di legge ispirate a questa relazione, ma non iniziarono neanche la discussione in commissione.

I TENTATIVI DEL PASSATO

Progetti di riforma costituzionale che hanno previsto il taglio dei parlamentari

Bicamerale De Mita-Iotti
Il tentativo fu ripetuto nella XI legislatura con la bicamerale De Mita-Iotti (1993-1994). Nella relazione conclusiva si parlava di un «accordo vicino» sulla riduzione dei deputati a 400 e dei senatori a 200. In questo caso la fine anticipata della legislatura ha bloccato ogni progetto di revisione costituzionale.

La Commissione D’Alema
Nella XIII legislatura (1997), all’inizio della Seconda Repubblica, ci si riprovò con la Commissione D’Alema. Il progetto elaborato prevedeva un numero di deputati tra 400 e 500, più un Senato di 200 membri, ma da integrare con altri 200 rappresentati di regioni ed enti locali nelle votazioni rilevanti per le autonomie. Prevista anche l’abolizione dei senatori a vita, tranne che per gli ex capi dello Stato. Il progetto di revisione si arenò per lo scontro tra centrodestra e centrosinistra che si rimpallarono la responsabilità del fallimento della commissione.

Il fallimento della devolution del centrodestra
Il primo tentativo andato quasi in porto è stato quello contenuto all’interno della cosiddetta “devolution”, la riforma costituzionale varata dal centrodestra nella XIV legislatura. La proposta conteneva anche una riduzione dei deputati a 518 (500 più 18 nella circoscrizione estero), più tre “deputati a vita”, che andavano a sostituire gli attuali senatori a vita di nomina presidenziale, e gli ex presidenti della repubblica. I senatori, invece, scendevano a 252. Il taglio naufragò con tutta la riforma, bocciata dagli italiani nel referendum costituzionale del 25-26 giugno 2006.

Le iniziative parlamentari: la bozza Violante
Il fallimento della devolution ha spinto i partiti a riprendere la via parlamentare per le riforme costituzionali: nasce da qui la “bozza Violante”, un testo approvato in commissione Affari costituzionali della Camera nel lontano 2007 con il sì del neonato Pd guidato da Walter Veltroni e di Silvio Berlusconi. Prevista anche una Camera con 512 deputati (12 eletti all’estero) e un Senato di 186 membri (6 all’estero), restando immutata la norma sui senatori a vita. La fine anticipata della legislatura ha bloccato l’iter alla Camera (l’aula era arrivata a discutere solo i primi due articoli).

Il disegno di legge parlamentare del 2012
Una passo più in là lo ha compiuto nel 2012 il disegno di legge parlamentare di riforma costituzionale, nato nel 2009 da mozioni di maggioranza e opposizione sia alla Camera che al Senato. Il testo venuto fuori da queste mozioni prevedeva 508 deputati e 250 senatori (restando immutata la norma sui senatori a vita). La proposta fu approvata dal Senato, ma si è arenata alla Camera, con la commissione Affari costituzionali che non ha fatto in tempo a concludere l’esame.

Bocciata anche la riforma di Renzi
Falliti i tentativi parlamentari, la palla è ritornata in mano al governo con l’esecutivo Renzi. Cardine del testo era la riforma del Senato, trasformato in Senato dei 100: 74 scelti dai consiglieri regionali, 21 tra i sindaci e 5 di nomina presidenziale per sette anni. La proposta è stata bocciata nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, portando alla caduta di Matteo Renzi.

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