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Sanità: l’Italia sale al 4° posto, scivolano Usa e…

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Sanità: l’Italia sale al 4° posto, scivolano Usa e Inghilterra

Prima Hong Kong, seconda Singapore, terza la Spagna. Quarta, l’Italia, che rimonta di ben due posti la classifica. L'anno scorso eravamo sesti. L'agenzia di rating internazionale Bloomberg continua a “premiare” il nostro servizio sanitario, aggiornando il suo Global Health Index – l'ultima versione integrale risale al 2014 - in un articolo fresco di pubblicazione in cui fa le pulci, intanto, al caso Stati Uniti, dove a fronte di cure costose e di un'alta spesa pro capite, l’aspettativa di vita si aggira sui 79 anni. In classifica, gli Usa – che perdono 4 posizioni rispetto a un anno fa - scendono dunque nel sottoscala, al 54° posto con l’Azerbaijan e tra la Russia e la Bulgaria.

Stessa grama sorte per la Gran Bretagna, il cui National Health Sistem è una gloria nazionale, anche se un po' arrugginita dai tagli che la crisi economica ha imposto alla spesa sanitaria nell'ultimo decennio. Ma tant'è: la dura legge dei numeri punisce pure l’Uk, che perdono 14 punti piazzandosi al 35° posto della classifica.

Che cosa è cambiato
La domanda a questo punto è inevitabile: nell'ultimo anno, noi che in Italia viviamo, ci siamo persi qualcosa? Così distratti da non accorgerci che malgrado i tagli lineari alla spesa, le liste d'attesa, il gap di cure e assistenza tra Nord e Sud, il federalismo fiscale e l'emergenza anziani, tutto sommato siamo tra i migliori al mondo? Se è vero che il nostro Servizio sanitario universale che quest'anno compie 40 anni è tra i più stimati al mondo, grazie all'universalismo delle cure che ci rende unici, è anche vero che non tutte le classifiche internazionali – e sono tante - ci premiano quanto quella di Bloomberg. E la risposta, come quasi sempre accade, sta nel metodo scelto, che nel caso del Global Health Index mette in correlazione l'aspettativa di vita con la spesa pro capite.

Il metodo di calcolo
Ciò fa sì che il nostro Paese, il secondo più longevo al mondo (82,5 anni l'aspettativa di vita) e tra le economie occidentali con la spesa sanitaria pubblica per persona più bassa (2.700 dollari pro capite), conquisti un inaspettato quarto posto. Non immeritato, per carità, ma forse da “meditare”. Ne è convinto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che ha appena stilato un confronto tra i ranking internazionali sulla salute. «La classifica Bloomberg misura esclusivamente l'efficienza dei sistemi sanitari – afferma - mettendo in relazione l’aspettativa di vita con la spesa pro-capite, sovrastimando la qualità del nostro Ssn, sia perché la longevità dipende soprattutto da altre determinanti della salute, sia perché la riduzione della spesa sanitaria ci ha permesso di scalare la classifica».

Il caso Italia
E allora, qual è la ricetta per misurare quale posto occupa realmente l'Italia? Per Cartabellotta «bisogna guardare al modello di analisi messo in piedi dall'Ocse, che non elabora classifica ma identifica punti di forza e di debolezza per consentire ai singoli Paesi di impostare azioni di miglioramento». Che nel caso dell’Italia significano politiche del personale adeguate, ampia diffusione dei farmaci equivalenti, riduzione del gap nell'accesso alle cure tra Nord e Sud del Paese, azioni di prevenzione e medicina d'iniziativa per far sì che la longevità sia accompagnata anche da un'alta qualità della vita. Un dato cruciale, quest'ultimo, se si considera che l'Ocse ci colloca al 20° posto per aspettativa di vita in buona salute a 65 anni.

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