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Migranti, al vertice di Salisburgo ancora un nulla di fatto sulla riforma…

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STALLO NELLA TRATTATIVA

Migranti, al vertice di Salisburgo ancora un nulla di fatto sulla riforma di Dublino

Ancora una volta, semplicemente “non pervenuta”. La riforma del regolamento di Dublino sul diritto d’asilo, che per mesi è stata al centro del braccio di ferro tra i paesi Ue sulle modifiche da apportare al sistema di gestione dei migranti, sempre regolarmente rimandata, è passata sotto banco anche all’ultimo vertice di Saliburgo.

A Salisburgo l’ennesimo stallo sulla riforma del diritto d’asilo Ue
Nonostante il presidente francese Macron abbia spiegato che la Francia punta a portarla a casa prima del voto europeo, ovvero prima delle elezioni in agenda per maggio 2019, la realtà è che i 27, e in particolare il blocco Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) non avvertono l’esigenza di forzare le tappe per trovare un accordo entro fine anno e anche prima delle elezioni. Nessun partito al potere in nessuno Stato vuole rischiare di essere bersagliato dagli elettori per una soluzione europea non gradita, specialmente in questo momento in cui il braccio di ferro tra sovranisti e europeisti è sempre più evidente.

Le regole attuali penalizzano Italia, Grecia e Spagna
Le regole attuali penalizzano gli stati di primo approdo - Italia, Grecia e Spagna -, sulle cui spalle grava la responsabilità di gestire le richieste di asilo. Mentre prima Roma e Atene giocavano praticamente da sole la partita per adottare nuove regole a livello europeo, adesso a premere sono in tre: il premier spagnolo Pedro Sanchez, in occasione di un recente incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha chiesto che il sistema d’accoglienza europeo venga rivisto. Le ultime riulevazioni mettono in evidenza un calo degli sbarchi sulla rotta del Mediterraneo centrale, e una crescita di quelli dal Marocco. A luglio, tanto per rendere l’idea della nuova tendenza, gli arrivi dei migranti sulle coste spagnole sono quadruplicati.

A giugno l’Italia e altri dieci paesi rigettano la proposta di riforma bulgara
Ai primi di giugno, in occasione della riunione dei ministri dell’Interno dei 28 che si è tenuta in Lussemburgo, è saltata l’intesa sulla riforma delle regole di Dublino. L’Italia e altri dieci paesi hanno detto no al compromesso proposto dalla presidenza bulgara di turno dell’Unione. Oltre all’Italia, anche se per ragioni diverse, hanno bloccato il testo Spagna, Germania, Austria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica ceca. La proposta bulgara prevedeva un sistema di quote, ma solo nel caso in cui un certo paese ricevesse un flusso di richiedenti asilo superiore del 160 per cento rispetto all’anno precedente. Le quote sarebbero divenute obbligatorie solo per flussi superiori del 180 per cento.

La posizione sostenuta a Bruxelles: chi sbarca in Italia, sbarca in Europa
In occasione del vertice Ue che si è tenuto a Bruxelles pochi giorni dopo, a fine giugno, l’Italia ha rilanciato presentando un testo, sul quale avviare il dibattito. Uno dei punti del documento proponeva di superare il criterio del Paese di primo arrivo. Chi sbarca in Italia, è la posizione sostenuta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte in quell’occasione, sbarca in Europa. Un’altra proposta italiana sancisce il principio della responsabilità comune tra gli Stati membri sui naufraghi in mare. Proposte che alla fine sono rimaste sulla carta. Stallo sulla riforma anche al vertice Nato di metà luglio. A Salisburgo l’ennesima battuta d’arresto. Più si avvicina l’appuntamento con le elezioni europee, più il percorso per l’adozione di nuove regole sul diritto d’asilo si complica. E la presidenza attuale dell’Unione, l’Austria, non ha interesse a spingere su pedale dell’acceleratore.

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