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Francesco: «C’è chi strumentalizza l’insicurezza,…

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il pontefice in lituania

Francesco: «C’è chi strumentalizza l’insicurezza, ospitare le differenze»

“Ospitare le differenze”. Nel primo discorso del viaggio di quattro giorni nei Paesi baltici Papa Francesco batte subito sul tema dell'accoglienza, specie in questo scorcio di mondo a cavallo tra centro ed est Europa, crocevia di popoli e culture, ma anche di enormi sofferenze per discriminazioni e persecuzioni. A Vilnius, capitale della Lituania, cuore cattolico del Baltico, Bergoglio va dritto al punto: «Guardando allo scenario mondiale in cui viviamo, dove crescono le voci che seminano divisione e contrapposizione – strumentalizzando molte volte l'insicurezza e i conflitti – o che proclamano che l’unico modo possibile di garantire la sicurezza e la sussistenza di una cultura sta nel cercare di eliminare, cancellare o espellere le altre, voi lituani avete una parola originale vostra da apportare: ospitare le differenze».

I “ponti” tra l’oriente e l’occidente europeo
Il discorso del Papa inevitabilmente fa correre il riferimento al dibattito duro dentro la Ue sui migranti: «Per mezzo del dialogo, dell'apertura e della comprensione esse (le differenze, ndr) possono trasformarsi in ponte di unione tra l'oriente e l'occidente europeo. Questo può essere il frutto di una storia matura, che come popolo voi offrite alla comunità internazionale e in particolare all'Unione Europea. Voi avete patito sulla vostra pelle i tentativi di imporre un modello unico, che annullasse il diverso con la pretesa di credere che i privilegi di pochi stiano al di sopra della dignità degli altri o del bene comune». Per il Papa «tutti i conflitti che si presentano trovano soluzioni durature a condizione che esse si radichino nell'attenzione concreta alle persone, specialmente alle più deboli, e nel sentirsi chiamati ad allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti».

Trarre forza dalla propria storia, fatta di “ospitalità”
Apertura, quindi, ma anche attenzione alla proprio storia: «Trarre forza dal passato significa prestare speciale attenzione ai più giovani, che sono non solo il futuro, ma il presente di questa Nazione, se rimangono uniti alle radici del popolo. Un popolo in cui i giovani trovano spazio per crescere e lavorare, li aiuterà a sentirsi protagonisti della costruzione del tessuto sociale e comunitario. Questo renderà possibile a tutti di alzare lo sguardo con speranza verso il domani». Una storia di ospitalità, «ospitalità verso lo straniero, ospitalità verso i giovani, verso gli anziani, verso i poveri, in definitiva, ospitalità al futuro». Nel corso della sua storia, la Lituania ha saputo «ospitare, accogliere, ricevere popoli di diverse etnie e religioni. Tutti hanno trovato in queste terre un posto per vivere: lituani, tartari, polacchi, russi, bielorussi, ucraini, armeni, tedeschi...; cattolici, ortodossi, protestanti, vetero-cattolici, musulmani, ebrei...; sono vissuti insieme e in pace fino all'arrivo delle ideologie totalitarie che spezzarono la capacità di ospitare e armonizzare le differenze seminando violenza e diffidenza. Trarre forza dal passato significa recuperare la radice e mantenere sempre vivo quanto di più autentico e originale vive in voi e che vi ha permesso di crescere e di non soccombere come Nazione: la tolleranza, l'ospitalità, il rispetto e la solidarietà».

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