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Su manovra e Dl Salvini doppio fronte con Colle e Mef

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politica 2.0

Su manovra e Dl Salvini doppio fronte con Colle e Mef

Raccontano che nella mattina di ieri, poco prima del nuovo vertice a Palazzo Chigi sulla manovra, ci sia stato un “patto” tra la Lega e i 5 Stelle: un sostegno dei grillini su Dl sicurezza e immigrazione (che fino a qualche giorno fa veniva negato) in cambio di un asse unito contro Tria per spuntare più risorse e andare oltre il 2% di deficit. Un numeretto che per Di Maio vuol dire l'avvio del reddito di cittadinanza e che gli serve come l’ossigeno perchè sa che il popolo grillino non gli farà sconti. Dunque pur di incassare il risultato ha assicurato a Salvini la sponda dei 5 Stelle sui provvedimenti (scritti ora in un solo testo) che sono invece il pane della propaganda leghista. Una sponda che non è solo politica ma deve reggere l'eventuale braccio di ferro con il Quirinale che non firmerebbe un decreto con palesi violazioni costituzionali.

E qui si alza il sipario sulla prima scena: quella in cui sono coinvolti il Viminale e il Colle. Nei giorni scorsi c'è stato un intenso scambio sulla bozza arrivata agli uffici quirinalizi con suggerimenti e obiezioni su più punti dei due testi. Ecco, sembra che queste correzioni siano state parzialmente accolte dallo staff di Salvini che però ci sta ancora lavorando. Non è chiaro come finirà la partita. Se, cioè, le «limature» di cui parlava una nota del ministero corrispondano alle richieste del Quirinale, sta di fatto che Salvini non avrebbe intenzione di fare marcia indietro sulla parte che riguarda la normativa sul diritto d'asilo, finita sotto la lente per dubbia costituzionalità. Ecco, se restasse integra, Mattarella non firmerebbe. Il punto di domanda è se il vicepremier leghista è pronto o no ad andare allo scontro con il capo dello Stato seguendo una strategia adottata anche in altri casi: quella di indicare il “nemico” che gli impedisce di gestire a modo suo le materie che gli competono.

La nuova bozza ieri non era ancora arrivata sulla scrivania dei consiglieri del Presidente, si attende lunedì per sapere se ci sarà o no un “lieto fine”. Intanto diventa sempre più rovente l'altro fronte, quello sulla manovra. Nel vertice di ieri a Palazzo Chigi sia Lega che 5 Stelle hanno confermato le loro misure – dalle pensioni al reddito di cittadinanza alla flat tax – ma quello che più ha preoccupato è stata una nota diramata da “fonti 5 Stelle” in cui si dice che i cittadini «non sono virgole» e che «non c'è alcun tabù intorno al 2%» da parte di nessuno. E qui si alza il sipario sulla seconda scena e sul secondo fronte: quello che riguarda i vicepremier con Tria e con il Colle. Per il momento non c’è un allarme visto che nella riunione di ieri non c’erano ancora le cifre né è stato presentato un testo grillino su come declinare il reddito di cittadinanza. I lavori, quindi, sono ancora in corso sia sulle misure - pure sul capitolo investimenti - sia sui numeri e le virgole. La linea del Piave del Mef è quantificare il deficit per assicurare una traiettoria discendente del debito, punto irrinunciabile perchè ci mette al riparo da una procedura d’infrazione Ue e da turbolenze sui mercati. E al momento questo numero non valica il 2%, ma la trattativa è serrata.

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