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Visco: il rapporto debito-Pil rischia l’insostenibilità

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il Governatore di Bankitalia

Visco: il rapporto debito-Pil rischia l’insostenibilità

«Il rapporto tra debito pubblico e prodotto potrebbe rapidamente portarsi su una traiettoria insostenibile». Così il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco al 64/o Convegno della Corte di Conti a Varenna (Lecco). Secondo Visco «vanno tenuti in considerazione i vincoli che derivano dall'elevato livello del debito» in quanto «un aumento improduttivo del disavanzo finirebbe col peggiorare le prospettive delle finanze pubbliche, alimentando i dubbi degli investitori e spingendo più in alto il premio per il rischio sui titoli di Stato». Se l'espansione di bilancio dovesse essere accompagnata da un deterioramento della fiducia degli investitori come quello che, per ragioni diverse, si è verificato tra il 2011 e il 2012, l'impatto sui tassi di interesse potrebbe essere, come allora, particolarmente elevato. «Non si possono applicare a situazioni di questo genere le stime basate sui valori registrati nelle economie avanzate in condizioni finanziarie normali» e «bisogna comunque ricordare che ogni anno lo Stato deve collocare sul mercato circa 400 miliardi di debito pubblico» .

«Nelle attuali condizioni della finanza pubblica e con un basso grado di efficienza nell'amministrazione, il ricorso al disavanzo va utilizzato con cautela» secondo Visco per il quale bisogna «assicurare un impiego delle risorse effettivamente rivolto al sostegno dell'attività economica, nel breve e nel più lungo termine». Il governatore di Bankitalia chiede la definizione di una strategia «credibile negli obiettivi di bilancio e nelle linee di riforma, tale da determinare una riduzione del premio per il rischio sui titoli di Stato italiani», con l’ulteriore avvertenza che non basta, da sola, un'efficace politica di investimenti («accrescere la spesa per investimenti finanziandola in disavanzo, senza incidere sul potenziale di crescita, fornirebbe benefici solo temporanei»). Per questo, ad avviso del Governatore, occorre un disegno organico «che punti a una ricomposizione del bilancio pubblico verso gli impieghi più produttivi, ad accrescere l'efficienza dell'amministrazione, soprattutto nei programmi di spesa destinati all'accumulazione di capitale pubblico, materiale e immateriale, a sostenere l'attività d'impresa e l'innovazione». È però «essenziale» che gli obiettivi di bilancio «siano e appaiano fortemente e credibilmente orientati alla stabilità finanziaria e che le linee di riforma siano efficacemente indirizzate a una crescita sostenuta, e inclusiva, dell'economia».

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Una qualche eco dei moniti del vertice di Via Nazionale si riflette nelle parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. «Non possiamo trascurare i vincoli e gli impegni che ci vengono dall'Europa per non esporre la finanza pubblica ad altri rischi», di qui la necessità di «utilizzare al meglio tutte le risorse già disponibili». In questo senso selezionare le opere pubbliche di effettiva centralità potrebbe rappresentare una leva appropriata. Secondo Visco «in Italia la dotazione di infrastrutture è inadeguata, o rischia di diventarlo, per carenza di manutenzione ma, allo stesso tempo, appare evidente che i necessari interventi vanno affiancati da incisivi miglioramenti nella selezione, programmazione e realizzazione delle opere pubbliche». Il ritardo infrastrutturale del nostro Paese «rispetto alle altre principali economie non deriva esclusivamente dall'insufficienza delle risorse finanziarie». L'Italia infatti, «deve utilizzare al meglio le risorse, solo così l'aumento della spesa può essere coerente con la sostenibilità del debito» , in quanto «il ricorso al disavanzo va utilizzato con cautela».

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