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Laura Castelli, l'altra spina nel fianco grillina del ministro Tria

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NON SOLO CASALINO

Laura Castelli, l'altra spina nel fianco grillina del ministro Tria

Laura Castelli, Sottosegretario M5s al Mef ha criticato l’intenzione del ministro Giovanni Tria di mantenereil deficit all’1,6%(foto Ansa)
Laura Castelli, Sottosegretario M5s al Mef ha criticato l’intenzione del ministro Giovanni Tria di mantenereil deficit all’1,6%(foto Ansa)

È un altro volto del pressing M5s sul ministro dell’Economia Tria e sui tecnici di Via XX Settembre affinché trovino i dieci miliardi per inserire il reddito di cittadinanza tra le misure previste nella prossima legge di Bilancio. È il volto di Laura Castelli. Sottosegretario all’Economia, in questa delicata partita, per dirla con un’immagine tratta dal mondo della pallanuoto, la trentaduenne torinese ricopre un ruolo da “centroboa”, la giocatrice più vicina alla porta avversaria. Che, in questo caso, si trova proprio nel suo stesso ministero. I tempi per definire i contenuti della legge di Bilancio 2019 sono stretti. La Nota di aggiornamento al Def è attesa entro giovedì 27 settembre.

Se la “marcatura stretta” su Tria e i tecnici di via XX Settembre è, sul piano della comunicazione, sotto la regia di Rocco Casalino, il portavoce del premier Conte finito in queste ore al centro della polemica politica per un audio in cui annuncia una «megavendetta» contro i dirigenti del Mef accusati di fare ostruzionismo alle proposte pentastellate sulle misure da inserire in manovra, sul piano più “istituzionale” i Cinque Stelle guardano a Castelli: è un’altra spina nel fianco del ministro Tria. Oltre, naturalmente, al “capitano”, il leader politico Luigi Di Maio. «Tria sia ministro serio, pretendo che trovi le risorse, gli italiani non possono più aspettare», ha avvertito il vicepremier, uno dei due azionisti di maggioranza dell’esecutivo Conte (l’altro è il segretario federale della Lega Matteo Salvini).

Nonostante in passato sia scivolata in qualche “gaffe”, come quando a febbraio davanti a una platea di commercialista ha confidato di non essere una loro collega ma di aver lavorato in uno studio, con conseguente brusio e “contestazione” in sala, chi conosce Laura Castelli racconta di una persona dal carattere deciso. Non ha esitato a mettere in discussione la linea di Tria , e la necessità, considerarata prioritaria dal ministro, di salvaguardare l’equilibrio dei conti pubblici. L’ultimo caso, mercoledì 19 settembre: la pentastellata è intervenuta ai microfoni di Circo Massimo, su Radio Capital. E ha criticato l’intenzione del ministro dell’Economia di mantenere il rapporto deficit/Pil all’1,6%: «Vorrebbe dire non fare quasi niente - ha osservato -, a meno che non si facciano solo tagli».

Quando Di Maio era in missione in Cina, Castelli ha partecipato al vertice sulla manovra che si è tenuto a Palazzo Chigi. Allo stesso tavolo, tra gli altri, Tria, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, il responsabile delle Politiche comunitarie Paolo Savona. Al suo fianco, il ministro dei rapporti con il Parlamento, il grillino Riccardo Fraccaro.

In queste ore caratterizzate da una trattativa serrata sulla manovra, che vede Tria da una parte, e Lega e Cinque Stelle dall’altra, un ulteriore elemento di frizione nel rapporto tra la pentastellata e Tria è dato dal fatto che continua a essere posticipata la nomina ufficiale dei sottosegretari (l’altro, oltre a Castelli, è il leghista Massimo Garavaglia) a viceministri dell’Economia.

Senza contare poi che il responsabile del Tesoro non ha ancora assegnato le deleghe, a quattro mesi dalla nascita del governo giallo verde. «Si vede che avranno avuto molto da fare al Mef per tagliare le spese inutili», ha commentato nei giorni scorsi il vicepremier Luigi Di Maio, in un’intervista a Radio 24. «Castelli e Garavaglia stanno lavorando dal primo giorno su un sacco di dossier, quindi sono operativi», ha aggiunto. «No, non sono arrabbiata - ha confidato la diretta interessata -, abbiamo usato questo tempo per lavorare, visto che al ministero ci sono tante cose in sospeso, ci siamo occupati di altro e non è così semplice». Parole alla fine distese. In attesa del forcing finale sulle misure da inserire in manovra: i toni potrebbero tornare ad accendersi.

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