Lifestyle

Juve contro Napoli, il romanzo popolare del calcio italiano

  • Abbonati
  • Accedi
la sfida al vertice del campionato

Juve contro Napoli, il romanzo popolare del calcio italiano

Ancora loro, ancora Juventus contro Napoli. L’unica contesa possibile, l’unico sussulto credibile nel silenzio assordante di Roma assente e Milano claudicante. Nulla di nuovo sotto il cielo d’Italy, ancora quello, ancora calcisticamente bipolare. Nel sabato del villaggio pallonaro ecco la sfida al vertice, tutta quella vagonata di ricordi al seguito con tanto di contrasto sportivo (e non) di due mondi paralleli, antitetici, che il buon vecchio football, con le sue poesie mischiate a battiti furenti, riesce ancora a distinguere nell'elogio della differenza.

Non c'è Maradona, c'è Cristiano Ronaldo. Ci sono, accomodati sulle panche, l'aziendalista Allegri e il trasformista Ancelotti. E soprattutto c'è la voglia (esigenza?) di non dimenticare la rappresentazione collettiva di queste due squadre, il loro esistere per i tifosi, per tutti noi. Un aiuto a ricordare, a comprendere, è arrivato dagli scrittori Darwin Pastorin e Vincenzo Imperatore con “Juve- Napoli. Romanzo popolare” (editore Aliberti), bellissimo libro- racconto del “sentire” privato e condiviso, vero caposaldo di chi segue, ama il calcio nel suo percorso più autentico e priomordiale: quello immaginifico e dell’irrazionale. Napoli-Juventus (o Juventus-Napoli) non è solo una sfida calcistica. È stata (e forse è ancora) Borboni contro Savoia, lo scontro
tra due ex capitali. Il Sud che resta contro il Sud che emigra. Assistenzialismo pubblico contro assistenzialismo finanziario. La cultura dell’alibi contro la cultura della responsabilità. La squadra che riflette il “transfert” emotivo delle masse emarginate dalla società industriale e l’evoluzione della borghesia locale contro la squadra nata borghese e poi sostenuta dal proletariato industriale. L’incapacità dei napoletani di organizzarsi per affermare i propri diritti contro la consapevolezza dei soprusi che realmente sono stati patiti dal Sud per parte dei monopoli del Nord in 150 anni di vita unitaria del Paese. Napoli e Juve: la storia, a quanto pare, siete ancora voi.

Il testo è chiaramente un inno alla passione azzurra di Imperatore e a quella bianconera di Pastorin. Ma soprattutto vuole essere l'analisi logica di una concorrenza spietata che si incontra nella memoria, nel rito solenne dell'immortalità del tifo. «I tifosi sono da sempre la faccia più inflazionata e chiacchierata del pallone, quella più sporca e insana. Ma la parte vera, quella pura e nobile, è intramontabile. E in una società frenetica in cui tutto si consuma velocemente, il ricordo deve riacquistare un valore fondamentale». Torino e Napoli. Perimetri di colline, profumo di lungomare. Chi ha accompagnato nell’epica questi due club non poteva che avere facce, tonalità diverse. Sudamericaneggianti e scanzonate quelle dei napoletani, pragmatiche, da bon ton nordico quelle bianconere. Careca, Maradona, Vinicio da una parte. Platini, Bettega e Scirea dall'altra.

Più di tutti indimenticabile, tra gli juventini, quella di Gaetano. Scirea era il volto della Signora trapattoniana pluridecorata che si trasferì in blocco in Nazionale e vinse il mondiale di Spagna nel 1982. Pastorin, che seppe della notizia della sua morte (3 settembre 1989) mentre si trovava proprio a Napoli, lo ricorda nel libro. «Non è mai stato espulso ed è stato ammonito una sola volta, perché la barriera si era mossa e lui si prese il cartellino giallo. Bellissimo in campo, nella vita privata. Dopo ogni intervista, e poteva essere un giovane cronista di un giornalino di quartiere, diceva sempre grazie».

I due autori del libro si scambiano amabilmente il gagliardetto della reciproca stima e dei ricordi, ma ognuno resta fedele al proprio “per sempre”. Pastorin non scambierebbe mai Pietro “Pietruzzu” Anastasi (bomber bianconero anni 70) con Maradona, il Pibe argentino per Imperatore resta invece l’ineguagliabile in una stagione che per Napoli non aveva eguali. In quei giorni degli anni ’80 della “Napule è mille colori” di Pino Daniele, delle risate malinconico-blues di Massimo Troisi, della Napoli al centro dell’Italia e forse oltre. Ma c'era soprattutto Lui. LUI è Maradona, Armando Diego. «Già il solo fatto che a noi basta dire LUI per identificarlo rende l'idea della venerazione. Quel LUI che utilizziamo solo quando puntando un dito e lo sguardo al cielo ci rivolgiamo a Nostro Signore. Da 35 anni nel nostro immaginario blasfemo è anche Maradona. Quel LUI il cui piede sinistro è stato definito da Erri De Luca “…il più sofisticato strumento di precisione della geometria e giocoleria del calcio”». La sirena Partenope, ‘o munaciello, il sangue di San Gennaro, ‘a bella mbriana e Maradona. «Figure fantastiche, segreti e storie insolite accompagnano da sempre la vita di noi napoletani. Racconti antichi che trovano una collocazione reale e meravigliosa in una accozzaglia variegata e fantasiosa di narrazioni, che appagano l'immaginazione e supportano l'orgoglio di appartenenza a un popolo». Come nella Torino descritta da Italo Calvino: «È una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia». Juve contro Napoli. Buona poesia a tutti.

© Riproduzione riservata