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Dossier Cartelle e liti, la pace fiscale punta ai debiti fino a 500mila euro

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Dossier | N. 21 articoliDOSSIER / Manovra 2019

Cartelle e liti, la pace fiscale punta ai debiti fino a 500mila euro

Una pace fiscale con tetto a 500mila euro. A fornire la soglia aggiornata della sanatoria per i debiti e le liti in corso con il Fisco è stato il viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia (Lega), durante la trasmissione Agorà di RaiTre. Una soglia, dunque, più alta rispetto ai 100mila indicati nelle prime bozze di nota di aggiornamento al Def circolate nella giornata di giovedì 27 settembre.

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Bozze che indicavano la pace fiscale come un provvedimento da inquadrare nell'ambito di una riforma strutturale del fisco e che coinvolgerà i contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado. La cifra dei 500mila euro sembra, quindi, un punto di caduta nel dibattito interno alla maggioranza. Negli ultimi giorni soprattutto il fronte leghista aveva spinto per arrivare fino a un milione di euro. Un importo, però, criticato dal Movimento 5 Stelle. «Si tratta di spiegare, e con Di Maio ci siamo capiti, ci siamo intesi» ha sottolineato Garavaglia ricordando comunque che «personalmente penso che un milione ci sta tutto perché un’aziendina ci mette poco ad accumulare, ma anche con 500mila non muore nessuno».

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Il 55% dei contribuenti ha cartelle fino a mille euro

Tanto per capire quanto possa essere di impatto generalizzato la pace fiscale, basti pensare che sono circa 20 milioni i contribuenti italiani che alla fine dello scorso anno avevano un “carico pendente” con agenzia delle Entrate-Riscossione. Tra l’altro il 55,1% dei diretti interessati ha debiti che non superano i mille euro. Addirittura fino a 500mila euro c’è il 99,1% dei contribuenti con somme iscritte a ruolo. Naturalmente la prospettiva è ribaltata se si guarda al peso dei debiti sul totale da riscuotere: le cartelle non pagate oltre i 500mila euro valgono, infatti, il 66,5% del complessivo valore residuo, secondo quanto riportato dall’allora direttore delle Entrate Ernesto Maria Ruffini in audizione presso la commissione Finanze della Camera lo scorso 4 luglio.

Gli incroci con la rottamazione

La questione di fondo è, però, che la prossima pace fiscale si incrocia con le sanatorie già in corso, ossia la prima e la seconda rottamazione delle cartelle che - a differenza dell’istituto in arrivo destinato anche ad abbattere l’imposta - consentono di evitare soltanto il pagamento di sanzioni e interessi. E lunedì 1° ottobre è un giorno chiave perché il 1° ottobre si concentrano, infatti, tre scadenze: quella della quinta e ultima rata della prima definizione agevolata; la seconda rata della rottamazione-bis per i carichi affidati alla riscossione da gennaio a settembre 2017; quella entro cui agenzia delle Entrate-Riscossione dovrà comunicare ai “rispescati” della prima rottamazione e ai nuovi rottamatori (i contribuenti che hanno presentato la domanda entro il 15 maggio) per i carichi 2000-2016 quale sarà l’importo da pagare nelle rate in scadenza il 31 ottobre, 30 novembre e poi il 28 febbraio 2019.

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Proprio per evitare che ci sia una fuga dai versamenti si sta ipotizzando un meccanismo da legare alla pace fiscale che faciliti i pagamenti successivi di chi è in regola. In pratica si sta studiando di consentire di dilazionare in un numero di rate maggiori a chi è in regola con il versamento delle rate già scadute. Un esempio concreto? Prendiamo il caso di un contribuente che ha aderito alla rottamazione di carichi affidati da gennaio a settembre 2017 e ha scelto di pagare in 5 soluzioni. Come appena anticipato, entro il 1° ottobre dovrà versare la seconda rata (il 20% di tutto il dovuto), oltre ad essere già in regola con il primo appuntamento scaduto lo scorso 31 luglio, e potrebbe vedersi un nuovo piano di ammortamento per saldare il debito residuo dal provvedimento sulla pace fiscale.

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